Zora Neale Hurston, la scrittrice dell’Harlem Renaissance

Nata nel 1899 in Alabama, Zora Neale Hurston fu un’esponente dell’Harlem Renaissance, stagione artistica che coinvolse scrittori, musicisti e pittori alle prese con la “scoperta” del valore e della ricchezza dell’eredità africana. Crebbe a Eatonville, la prima città americana abitata interamente da afroamericani, e frequentò poi il collegio a Jacksonville dove per la prima volta si rese conto di “essere una ragazza di colore”.

Zora Neale Hurston

Educazione e carriera

Al Barnard College prima e poi alla Columbia University, studiò antropologia e fece ricerche etnografiche volte principalmente all’approfondimento del folclore afroamericano e caraibico. Nel 1927, al rientro dalla Jamaica, iniziò a scrivere e non si fermò più. I critici afroamericani, però, la accusarono di umiliare la comunità e di “rovinare” il lavoro fatto finora per l’integrazione. Questo proprio a causa dell’attenzione di Hurston per le tradizioni e gli ambienti rurali.

Dopo un primo impatto per così dire acceso, gli scritti di Hurston caddero nell’oblio. Almeno fino al 1975, quando la scrittrice Alice Walker pubblicò l’articolo In Search of Zora Neale Hurston nel numero di marzo di “Ms. magazine” e ridestò così l’attenzione del mondo letterario. In seguito, vennero trovati altri racconti inediti e un saggio (Barracoon: The Story of the Last “Black Cargo”) pubblicati rispettivamente nel 2001 e nel 2018.

I loro occhi guardavano Dio

In Italia, invece, l’interesse per Zora Neale Hurston è ancora scarso e i suoi libri non sono facili da trovare in commercio. Il suo romanzo dal titolo I loro occhi guardavano Dio si trova però ancora nelle biblioteche ed è una lettura perfetta per il Black History Month.

Janie Stark, donna di colore di quarant’anni, rievoca la storia della sua tormentata vita. Sposata a un uomo molto più grande di lei Janie fugge per finire tra le braccia di Joe, furbo e ambizioso, che ben presto diventa un potente commerciante. Condannata a subire i soprusi di Joe, rivelatosi arrogante e violento, Janie decide di fuggire di nuovo quando incontra Tea Cake, per ricominciare una nuova vita. Ma la sorte si accanisce contro di lei, e sarà proprio Janie, quando un cane rabbioso morde Tea Cake, a dover mettere fine alle sofferenze del ragazzo con un colpo di fucile. Solo dopo aver subito un processo infamante, Janie ritorna al suo paese natale, dove vivrà nel ricordo di una felicità perduta.

Pubblicata nel 1937, la storia in sé è molto semplice e, come accade spesso, parla d’amore. Hurston, però, non si è limitata a raccontare una storia romantica, per quanto tormentata. Nel suo romanzo ha colto la fatica di una donna che deve imparare cos’è l’amore in un periodo storico in cui il matrimonio era più un contratto, un’assicurazione in alcuni casi, che una scelta di due persone autonome. Così, oltre a mostrarci uno spaccato di vita “nera”, questa scrittrice ormai dimenticata si prese la briga di rappresentare la donna come essere pensante autonomo dall’uomo, capace di prendere decisioni, sbagliare e camminare ancora a testa alta, anche indossando una tuta da lavoro.

Il romanzo, almeno nella traduzione italiana, mostra il passare degli anni nell’uso di un lessico ormai datato e nella scelta di una linearità che oggi preferiamo confondere di più per coinvolgere chi legge, ma nel complesso è una lettura godibile e soprattutto ancora capace di far riflettere.

Chissà che un giorno anche Zora Neale Hurston venga riportata nelle librerie italiane, come già è successo ad altri scrittori e scrittrici di cui si erano perse le tracce. Nel frattempo, benedette siano le biblioteche!