Wuhan. Diari da una città chiusa di Fang Fang. La quotidianità al tempo del COVID-19

Recensione e approfondimento di “Wuhan. Diari da una città chiusa” di Fang Fang

Pubblicato a Giugno 2020, Wuhan. Diari da una città chiusa, edito Rizzoli e scritto da Fang Fang è una raccolta dei post pubblicati dall’autrice su diverse piattaforme social cinesi. Racconta la sua quotidianità durante il periodo di lockdown nella città di Wuhan, dal 25 Febbraio fino al 24 Marzo 2020.

Qualche parola sull’autrice

Fang Fang (in cinese: 方方), pseudonimo di Wang Fang ((汪芳), classe 1955, è un’autrice cinese originaria della Provincia del Jiangsu.

Prima di frequentare l’Università di Wuhan, ha trascorso quattro anni a lavorare come scaricatore di porto per sostenere la sua famiglia, periodo che ricorda nelle interviste come gli anni formativi che l’hanno plasmata e fornito materiale per i primi lavori come Feng Jing (风景) “The View” (1987).

Nel 1975 inizia a scrivere poesie e nel 1982 pubblica la sua prima opera Da Peng Che Shang (大篷车上). Nel 1987 viene pubblicato quella che viene considerata la sua opera migliore, Feng Jing (风景), vincendo il premio nazionale per “Outstanding medium-length novel 1987-1988”.

La città di Wuhan è l’ambientazione per la maggior parte dei suoi lavori. Il Chinese Media Award in Letteratura ha nominato Fang Fang Autrice dell’anno per il 2011. Inoltre è stata anche vincitrice del Premio letterario Lu Xun nel 2010.

Trama

Sessanta giorni raccontati attraverso sessanta post pubblicati tra Weibo, piattaforma social cinese molto simile a Facebook, e Wechat, social di instant messaging. L’autrice ci racconta la vita durante la prima quarantena mondiale, quando noi occidentali guardavamo ancora a Wuhan come ad un caso eccezionale e lontano.

Gli stralci di vita quotidiana di Fang Fang portano luce su una realtà che abbiamo vissuto anche noi sulla nostra pelle: rimanere chiusi in casa, la gioia della luce calda del sole che entra dalla finestra, la sorpresa nel ricevere un cesto pieno di cibo dai vicini. Descrive lo scorrere delle giornate e dei cambiamenti che avvengono giornalmente: i volontari che portano la spesa nei vari condomini, le abbondanti scorte di cibo donate dalle altre Province che vengono divise tra gli abitanti della città, la carenza di mascherine e il conseguente aumento dei prezzi.

L’autrice utilizza il diario come un modo per combattere lo stress e l’ansia provocati da questo periodo storico: ritrovandosi da sola in casa, ha voluto cercare una scorciatoia per potersi sentire vicina ad amici e parenti.

Il racconto delle sue giornate viene accompagnato da lunghe riflessioni riguardo la società e politica cinese.

Infatti un punto focale della narrazione è proprio la ricerca di un “colpevole” per la situazione creatasi, qualcuno che si prenda le responsabilità di ciò che è accaduto a Wuhan e, poi, in numerose parti della Cina.

Dobbiamo a tutti i costi continuare a lottare, finché tutti non si saranno presi le proprie responsabilità.

Fang Fang

Fang Fang non ha paura di parlare e criticare il comportamento di politici e funzionari; le sue pagine sono piene di rammarico e disprezzo nei confronti di coloro che inizialmente hanno cercato di insabbiare le notizie riguardanti il virus. Lo scopo delle sue parole è anche quello di tenere vivo il ricordo e riuscire a far dimettere i funzionari, responsabili della tragedia dal punto di vista dell’autrice.

La censura attacca anche i post dell’autrice, ma gli utenti online si raccolgono attorno a lei e aiutano a ricondividere le notizie che vengono prese di mira: eliminate, ma subito ripubblicate. Un passaggio di testimone continuo per tenere viva la memoria di chi è morto. Come ad esempio Ai Feng. Medico responsabile del pronto soccorso dell’Ospedale Centrale di Wuhan, fu la prima persona che si dice abbia rivelato informazioni sull’epidemia del nuovo Coronavirus dopo aver curato alcuni pazienti, il 18 e il 27 Dicembre 2019. È stata soprannominata whistle-giver perché le sue foto e resoconti arrivarono a Li Wenliang, definito whistle-blower e il primo a dare l’allarme del COVID-19.

Accoglienza del popolo cinese

La sola condivisione sui social delle sue giornate in quarantena ha fatto in modo che Fang Fang fosse vittima di numerose feroci critiche online. Il cyber-nazionalismo è molto comune all’interno dei social media cinesi e molti cittadini sono pronti ad aizzarsi contro la prima persona che gli capita sotto gli occhi e che, secondo il loro punto di vista, sta cercando di umiliare la Cina o il popolo cinese.

Appena è circolata la notizia che “Wuhan. Diari da una città chiusa” sarebbe stato tradotto in inglese e altre lingue, l’opinione pubblica si è rivoltata contro l’autrice. Ben presto venne vista non come una portatrice di verità, ma piuttosto come una traditrice della Cina, con l’intenzione di capitalizzare su una tragedia.

I media statali cinesi hanno anche reso molto chiaro quale fosse la loro posizione su Fang Fang: una pedina utilizzata dall’Occidente per portare cattiva luce sulla Cina e il suo popolo.

Considerazioni personali

L’idea principale, raccogliere il diario della quarantena pubblicato sui social dall’autrice stessa, è interessante: dà la possibilità ad un pubblico maggiore di conoscere la vita all’interno di Wuhan, città tra le prime ad essere considerata un focolaio e a imporre il lockdown totale.

La narrazione pecca però di una visione unilaterale degli avvenimenti: i post pubblicati avevano il valore aggiunto della condivisione, andata a perdersi con la conversione in romanzo. L’autrice condivideva i pensieri giornalieri con un vasto pubblico dal quale riceveva lodi e critiche. Tali commenti non sono stati raccolti assieme ai post, tralasciando una grande parte di discussione.

Avrei apprezzato decisamente di più il romanzo se, oltre ai post dell’autrice, fossero stati aggiunti anche alcuni dei commenti più importanti o con più likes, così da creare un panorama più vasto di ciò che accadeva e avere ulteriori punti di vista.

Inoltre il punto di vista dell’autrice pecca spesso di superficialità, condividendo notizie senza fonte e di frequente introdotte dall’incipit “Un mio amico mi ha detto…”. Questo mi ha portato a leggere con un occhio di riguardo alcune delle notizie riportate in quanto non avevo delle conoscenze adeguate per sapere se ciò di cui parlasse era effettivamente accaduto, se davvero potevo credere a ciò che c’era scritto.

Dall’altro lato, ho potuto conoscere numerose sfaccettature a me sconosciute della società cinese, personaggi conosciuti nell’ambito della politica e del dibattito: ad esempio gli ultracomunisti, gruppi politici con forti opinioni nazionaliste e legami con il movimento di sinistra della Rivoluzione Culturale (1966/1976), rappresentano la fazione più conservatrice del Partito Comunista Cinese; i Paladini dell’Imperatore; Zhou Xiaoping, saggista e blogger molto popolare, noto per titoli come “La tua Cina, il tuo Partito” e “Nove inganni degli Stati Uniti nella guerra fredda contro la Cina”.

BIBLIOGRAFIA

Fang Fang, Wuhan. Diari da una città chiusa, Rizzoli, 2020

Sitografia

Wikipedia, Fang Fang

Paper Republic Chinese Literature in translation, Fang Fang

BBC News, “Fang Fang: The Wuhan writer whose virus diary angered China”, 18 Maggio 2020 pubblicato su www.bbc.com