Vox: la distopica Resistenza contro l’oppressione femminile

Jean è diventata una donna di poche parole. Ma non per sua scelta. Può pronunciarne solo cento al giorno, non una di più. Anche sua figlia di sei anni porta il braccialetto conta parole, e le è proibito imparare a leggere e a scrivere.
Perché, con il nuovo governo al potere, in America è cambiato tutto.
Jean è solo una dei milioni di donne che, oltre alla voce, hanno dovuto rinunciare a molto altro. Ma è l’unica che ora ha la possibilità di ribellarsi. Per se stessa, per sua figlia, per tutte le donne. Se non facciamo sentire la nostra voce, ci rimarrà solo il silenzio.
[limite di 100 parole raggiunto]

Edito da Nord nel 2018, questo libro scritto da Christina Dalcher ci racconta di un mondo distopico inquietante in cui le donne hanno dovuto rinunciare alla loro indipendenza e alla loro individualità.

La trama

Cento parole al giorno. Questo è il limite che ogni donna deve rispettare. Altrimenti verrà punita da una scossa elettrica emanata dal braccialetto che porta al polso, in grado di contare le parole dette.  

Nell’America immaginata dalla Dalcher governa il Movimento della Purezza, che predica una sorta di fanatismo religioso unito ad un forte sessismo, secondo cui l’ordine pubblico deve tornare ai “sani” valori del passato. Il movimento prevede, quindi, il culto della vita domestica, escludendo le donne dalla sfera pubblica. Il suo controllo è totale, ad ogni angolo di strada ci sono telecamere pronte a catturare qualsiasi cosa che possa essere interpretata come comunicazione non verbale per intervenire ed eliminare il “problema”.  

Le donne, oltre a non poter più parlare, non possono nemmeno lavorare, leggere, scrivere e viaggiare. L’unico compito a cui devono adempiere è essere delle buone mogli, delle buone madri e delle buone figlie. Mute in casa loro.

Ma le donne non sono le uniche vittime di questa America distopica, infatti anche gli adulteri, gli omosessuali e i cospiratori vengono braccati e spediti ai lavori forzati, lontano dalla città, o direttamente giustiziati.  

Tra le varie parti più agghiaccianti, una in particolare mi ha fatto ribollire il sangue nelle vene. Il testo che segue è il discorso che le donne sono costrette a ripetere e registrare ogni giorno davanti ad un microfono.  

“Io credo che l’uomo sia stato creato a immagine e gloria di Dio e che la donna sia gloria dell’uomo, poiché l’uomo non deriva dalla donna, bensì la donna deriva dall’uomo. Come donne, siamo chiamate al silenzio e all’obbedienza. Se dobbiamo imparare, chiediamo ai nostri mariti nell’intimità di casa, poiché è peccato che una donna metta in discussione l’autorità maschile vomita da Dio. Quando obbediamo al comando dell’uomo con umiliata e sottomissione, riconosciamo che a capo di ogni uomo sta Cristo e che a capo di ogni donna sta l’uomo. Il piano di Dio per la donna, che sia sposata o nubile, è che di adorni di sobrietà e ritrosia, che si mostri modesta e femminile senza sfoggiare orgoglio o stravaganza. Cercherò di adornare solo il mio animo e di essere pura, modesta e sottomessa. In questo modo glorificherò l’uomo e così glorificherò Dio. Onorerò la santità del matrimonio, sia il mio sia quello altrui, poiché Dio retribuirà gli adulteri con la vendetta.”  

Ti sono venuti i brividi, no?

La protagonista del romanzo è Jean McClellan, una mamma di quattro figli, tra cui Sofia di 6 anni con cui condivide l’obbligo del silenzio, e Steven, il più grande, che crede fortemente nell’ideale di purezza, tanto da compromettere il suo rapporto con la madre.

Jean è arrabbiata, insoddisfatta e cova grandi sensi di colpa per non aver agitato quando poteva. È una moglie infelice, un’amante speranzosa e una madre preoccupata. Ma è anche una linguista e ricercatrice rinomata e, proprio grazie alla sua professione, avrà l’occasione per reagire ed escogitare un piano per salvarsi, scoprendo di non essere l’unica a ribellarsi.

Infondo lo abbiamo imparato dai libri di storia che in ogni nazione dove regna l’odio e l’oppressione esiste una controparte, dapprima silenziosa e nascosta e poi sempre più grande e attiva, la Resistenza.

Quando la distopia assomiglia troppo alla realtà

Vox è un romanzo distopico che, per ossimoro, ti urla a squarciagola nelle orecchie. Ci richiama ad aprire gli occhi e a non smettere mai di far sentire la nostra voce. Di non darlo per scontato. Per certi versi mi ha ricordato Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood (se non l’avete letto ve lo consiglio vivamente), ma penso sia un’associazione fin troppo scontata dato che entrambi i testi trattano di oppressione maschilista e governi dittatoriali.

La Dalcher ci fa immergere completamente nella storia grazie ad una scrittura scorrevole e piena di colpi di scena. Leggendolo ho avuto voglia anche io di ribellarmi e combattere contro i Puri. L’unica cosa che mi è dispiaciuta è stata il finale, un po’ frettoloso. Ammetto che mi sarebbe piaciuto un epilogo un po’ più dettagliato (ma non vi spoilero niente).