Vita Nostra: ovvero l’anti Harry Potter metafisico

Vita Nostra, scritto dai coniugi Maryna e Serhij Djačenko e pubblicato originariamente nel 2007 in lingua russa, è arrivato in Italia edito da Fazi Editore nel 2021. Immediatamente diventato best sellers a livello internazionale, è un romanzo affascinante e, nel suo genere, rivoluzionario: è impossibile ascriverlo ad un unico genere, rappresentando egregiamente l’intrecciarsi fra i generi più disparati, dal fantasy al Bildungsroman, passando per un’interessante rielaborazione degli elementi fondamentali della metafisica occidentale.

La trama inizia durante le vacanze estive della nostra protagonista, Saška, che viene avvicinata da un uomo misterioso che la costringe a compiere una serie di azioni all’apparenza prive di senso: pena, l’incolumità fisica di coloro che la ragazza ama. Dunque, Saška non può in alcun modo rifiutare, ricevendo in cambio dei bizzarri compiti delle monete d’oro dal marchio a lei sconosciuto. I compiti peggiorano di volta in volta, così come aumentano i gettoni, fino ad arrivare alla fine dell’estate e al momento in cui Saška deve iscriversi all’università: ma invece di perseguire il suo sogno di studiare filologia, l’uomo sconosciuto la costringe ad iscriversi presso uno sconosciuto Istituto di Tecniche speciali, situato nella piccola cittadina di Torpa.

Già dal primo istante in cui Saška mette piede nell’istituto, si riesce a cogliere immediatamente un’aria differente: gli insegnanti negano qualsiasi spiegazione di sorta, gli studenti degli anni superiori versano in condizioni fisiche e psichiche precarie, e i libri di testo risultano incomprensibili come se fossero scritti in un’altra lingua.

I docenti stessi sono estremamente crudeli nei confronti degli studenti, che devono provare a fare fronte comune in una situazione della quale non riescono a comprendere nulla. Nel frattempo, Saška si lega emotivamente a Kostja, un ragazzo dotato di una spiccata sensibilità che, come lei, vuole solo uscire il prima possibile da quel mondo contorto e disturbato, evitandone le conseguenze.

Nonostante tutto, Saška inizia a sviluppare un fortissimo interesse per le lezioni, cadendo in una spirale di ossessività circa le sue nuove materie di studio, portandola a diventare la migliore del suo corso e a superare i limiti imposti dalla comune esperienza umana. Ed è proprio in questo frangente che osserviamo l’inizio di una metamorfosi: Saška inizierà a cambiare radicalmente dentro e fuori, portandola all’amara consapevolezza di essere dinnanzi ad un bivio. La conoscenza che lei va anelando, la sua rinascita in quanto parola e non essere umano non potrà mai avvenire se non abbandona la strada precedente, con tutte le persone che ha amato e che ama ancora.

Il ribaltamento del fantasy della tradizione: l’antitesi di Harry Potter

Classificare Vita Nostra come un fantasy è, come già sottolineato all’inizio, estremamente riduttivo: l’opera inverte completamente i canoni del racconto fantastico, dove il lettore si trova calato in una realtà manichea, caratterizzata da una distinzione fra bene e male molto chiara e decisa. Qui, Maryna e Serhij Djačenko hanno creato un romanzo dall’impianto radicalmente differente, che rende impossibile discernere bene e male con una sicurezza assoluta.

A questo proposito, è possibile dire che il romanzo in questione si presenti come l’antitesi di Harry Potter, saga di romanzi conosciuta in tutto il mondo e perfetta incarnazione del genere fantasy legato ad una misteriosa scuola di magia e stregoneria.

Si tratta di un topos letterario noto al grande pubblico, proprio grazie alla sopracitata saga, ed è proprio per questa ragione che il confronto con Harry Potter ci sarà d’aiuto per individuare i grandi elementi di originalità presenti in Vita Nostra.

Come è stato già accennato, in Vita Nostra è difficile ricondurre una visione manichea e Cristiana dell’esistenza: non è possibile scindere fra ciò che è bene e ciò che è male. Quest’eterna lotta non vuole neanche essere il fulcro del romanzo, che invece verte (come ogni buon Bildungsroman) sulla formazione della protagonista, in questo caso Saška, calata in un contesto che più che del fantastico ha dell’onirico. L’intera riflessione sull’identità e sui suoi mutamenti sarà, poi, oggetto di discussione nel prossimo paragrafo.

Un altro elemento di grande interesse in seno al confronto con Harry Potter è l’elemento della scuola: Hogwarts, archetipo di ogni scuola di magia e di stregoneria, è un luogo accogliente e pronto a soccorrere i propri studenti. L’accademia di Torpa è l’esatta antitesi: qui ogni studente, come abbiamo già visto accennando alla sinossi dell’opera, è costretto ad accettare il posto nell’istituto, pena l’incolumità fisica dei loro cari. Inoltre, l’apprendimento qui passa per la sofferenza fisica e mentale, Pathei Mathos: si tratta di un vecchissimo topos letterario, risalente all’Agamennone di Eschilo, secondo cui è il dolore ad avere un valore educativo, risiedente nella tragedia. È nella sofferenza che risiede il vero valore pedagogico.

Vita Nostra riesce ad assorbire perfettamente questo paradigma occidentale, così come molti altri che ora andremo ad osservare, rielaborandolo all’interno di un contesto culturale che è quello Russo. Qui, la sofferenza è propedeutica all’apprendimento: una sofferenza che, però, ha una radice non solo nell’animo dell’individuo ma anche nella sua fisicità.

Per tutte queste ragioni, è impossibile ridurre Vita Nostra alla mera etichetta di fantasy: esso è quanto di più lontano dai canoni del romanzo fantastico, creando quello che potremmo tranquillamente definire un anti-Harry Potter con una buona dose di metafisica a condire.

L’identità individuale e il suo sostrato

Come precedentemente accennato, Vita Nostra è un romanzo dai ricchi riferimenti culturali di ogni tipo, soprattutto interni alla classicità e alla storia della metafisica occidentale. Ma non sono estranei anche celeberrime opere letterarie, prima fra tutte la Metamorfosi di Franz Kafka. A prescindere dall’analogia di tipo linguistico, Vita Nostra è infatti il primo romanzo di un ciclo omonimo, la questione va ben oltre. Gregor, come Saška, si trova emarginato da coloro che un tempo lo amavano: la trasformazione del primo in un gigantesco scarafaggio lo condanna ad una vita di solitudine, in quanto temuto e considerato disgustoso dalla sua stessa famiglia. Gregor è ributtante alla vista di coloro che lo amano, costringendolo ad ammettere a sé stesso la sua sventurata e drammatica condizione.

È evidente, su questa base, l’analogia con Saška: per quanto vivano situazioni radicalmente diverse, anche la nostra protagonista viene lentamente relegata fuori dal suo nucleo familiare originario. Sua madre ha ormai sposato un altro uomo, con il quale avrà un altro figlio, e sarà Saška stessa a sentirsi isolata e lasciata da parte, proprio come Gregor Samsa a suo tempo. La grande distinzione risiede, però, nella tempistica e nella tipologia di metamorfosi che i due si trovano a fronteggiare: se da un lato, Gregor Samsa si sveglia una mattina completamente trasformato, talaltro senza comprenderne mai la ragione, Saška è perfettamente consapevole di cosa la sta portando a mutare. Inoltre, la sua trasformazione è lenta e graduale, portandola lentamente su una strada dalla quale non vi sarà più ritorno. Oltre ad investire la sua fisicità, elemento che desumiamo sia dalle sue descrizioni riguardo sé stessa sia da quelle che fa degli studenti più anziani, investe anche la mente: Saška è profondamente diversa da ciò che era prima di arrivare a Torpa.

Come è stato accennato in precedenza, nel caso di Saška la trasformazione è funzionale alla scoperta di una conoscenza segreta e ancestrale, che non può coesistere con la sua esistenza in quanto essere umano.

Ed è qui che approdiamo all’altro tema fondante e fondamentale del romanzo: l’identità individuale e il suo mutamento. Alla fine del romanzo, soprattutto nella più filosofica e metafisica III parte, è chiaro che abbiamo assistito alla formazione di una nuova identità, di un lento scivolare in qualcosa di altro da sé. Nell’ottica di tutta questa storia, ciò che rende un individuo tale è accidentale: la vera essenza degli studenti della scuola è quella di “essere una parola” e rinascere come tali. Ognuno è una diversa parte del discorso, ogni cosa è parte di esso, che ci permette di comprendere come siamo tutti inter-connessi e parte di questo gigantesco orizzonte metafisico.