19 Aprile 2024

Vita avventurosa di un’acciuga cantabrica di Lucio Di Cicco

Vita avventurosa di un’acciuga cantabrica: cosa aspettarsi da un titolo del genere? Lucio Di Cicco, scrittore e ferroviere in pensione, ci porta, nelle 180 pagine che compongono questo libro, edito da L’Orma e in uscita il 19 aprile, nella vita e nelle avventure di Giovanni, un marinaio condannato a morte

Iniziamo senza sapere nulla di Giovanni, se non che si trova su una nave, la Capitan Cerano, in attesa dell’esecuzione: a breve diventerà cibo per squali. Ed è in quegli ultimi momenti che questo strano personaggio, assurdo e picaresco allo stesso tempo, inizia a raccontare al boia (e a noi che leggiamo) la sua storia.

Vita avventurosa di un’acciuga cantabrica

La vita di Giovanni

La vita di Giovanni è, fin dall’inizio, l’esito di una serie incalcolabile di improbabili coincidenze: una vita che, se presa con una filosofia diversa, forse avrebbe potuto diventare lo specchio di Andreas, il Santo bevitore di Joesph Roth. Ma questa è una storia diversa, una vita diversa, una scelta diversa. Giovanni non è Andreas, e basa la sua esistenza sull’avventura, in un’atmosfera picaresca e scanzonata, a tratti onirica e permeata di un realismo magico quasi sudamericano.

Giovanni si divincola e sguscia tra viaggi per mare, Europa e mete più esotiche, tra pochi uomini e molte donne, terribilmente amate ma quasi sempre abbandonate, furti, inganni, matrimoni, persino figli mai conosciuti. Dal primo nascondiglio per sfuggire ai carabinieri, su una nave del porto di una città di mare, Castellammare Adriatico, al viaggio di una vita, “libero da tutti gli altri maschi, ma schiavo di tutte le femmine del mondo”.

Emerso e sommerso

Fin dall’inizio di Vita avventurosa di un’acciuga cantabrica, Giovanni si definisce emerso e sommerso: in fondo, il nostro protagonista non è un eroe, anzi, tutt’altro, è irregolare, al seguito di quelli che lui stesso definisce cattivi maestri, comportandosi nel peggior modo possibile, a tratti immorale e, almeno in origine, privo di sentimenti buoni, all’infuori che per sua madre.

Giovanni, nei suoi viaggi, incontra personaggi improbabili e incredibili, dai compagni di viaggio, alle donne che conosce, ama e poi abbandona, a uno strano prete che vede in lui un nuovo Battista, allo stesso carceriere, continuo contraltare del racconto, a santi e tiranni come don Ferdinand, dall’Adriatico, alla Malesia, al Mozambico, alla Patagonia. In una dissacrante parodia del romanzo di formazione, Giovanni non esce mai pulito, tutt’altro.

Eppure, non possiamo fare a meno di affezionarci a questo personaggio lirico e sgangherato, picaresco e profondo: un Corto Maltese improbabile e quasi patetico, ma che ci tiene stretti a sé con una scanzonata simpatia. E non si può dire che non si metta d’impegno a tenere i piedi sulla terraferma e mettere la testa a posto, per dirla con una locuzione piuttosto trita e da salotto buono: tuttavia, il mare lo chiama in maniera irresistibile, così come l’amore per le donne in senso ampio a discapito dell’amore per un’unica compagna, che sia la ragazza montenegrina che per prima risveglia in lui l’innamoramento o la giovane turca Ipek, che diventerà sua moglie, ma non solo.

In fuga sotto il mare

Il mare chiama sempre, ed è un richiamo più forte di ogni altro: Giovanni vive in fuga perché, in fondo, scegliere una cosa e rinunciare a tutte le altre possibilità non fa per lui. Forse siamo così affezionati a un personaggio del genere, che non è né esemplare né tantomeno eroico, proprio perché scegliere è sempre complicato, anche (e forse ancor di più) fuori dai libri, e in fondo c’è sempre un momento, davanti a un salto nel vuoto, in cui preferiremmo fuggire e scappare per mare.

Il destino presenta sempre un conto, anche beffardo e scanzonato, di sicuro imprevisto, e noi, come Giovanni, ci ritroviamo a fare i conti con qualcosa a cui non avevamo pensato: in questo caso, a una fuga che continua non per mare, bensì sotto ad esso, quando il nostro quasi-eroe (a questo punto ci siamo così affezionati che non possiamo non considerarlo tale) si innamora di Alice.

Alice, che è un’acciuga del mar Cantabrico, erede di una lunga stirpe di acciughe chiamate Alice: stando a quanto ci dice Giovanni, è un nome molto diffuso nella comunità acciughesca. Ma non vi svelerò di più: non ne sarei degna, e va ascoltato (pardon, letto!) dalla voce del nostro eroe.

Vita avventurosa di un’acciuga cantabrica

Saremmo portati a domandarci come tutto questo possa essere possibile: non è la domanda giusta. Abbiamo incontrato grandi amori naufragati nel loro evolversi ma non nel sentimento, morti per cui siamo rimasti sgomenti, fughe, avventure incredibili, diari di bordo da un lato e sfumature western, grandi cadute, svolte inaspettate. Il caso diventa destino e la morte, in fondo, diventa rivoluzione. Eppure, per leggere e godere pienamente di questo libro avventuroso e, a tratti, persino di una tenerezza struggente, non dobbiamo chiederci quanto di vero o di possibile ci sia.

Non sempre le storie devono essere verosimili, per essere vere. Devono soprattutto essere belle.

Al punto di poter innamorarsi di un’acciuga del mar Cantabrico.