Ventre sepolto: un viaggio alla ricerca di sé

Utopia editore è una realtà editoriale che propone ai suoi lettori un’ampia scelta di titoli per conoscere la letteratura non solo europea ma anche straniera. Qui troverete altri due titoli di letteratura straniera proposti dalla CE recensiti sul nostro blog). Così offre la possibilità di conoscere nuove culture e realtà differenti dalla nostra attraverso la loro letteratura. Ventre sepolto (tradotto da Giacomo Longhi e Harir Sherkat) è il primo titolo proposto per quanto riguarda l’Iran e la letteratura persiana. Si tratta dell’inizio di un nuovo viaggio letterario intorno al mondo.

Trama

Mani Rafat è un giovane ingegnere che vaga disperato per le strade di Teheran in cerca della sorella gemella scomparsa. Tra il caos di una città che fagocita i suoi abitanti privandoli di una propria identità e le persone a lui care che sembrano indifferenti di fronte alla sua perdita, viene raccontato un viaggio interiore alla ricerca di una verità nascosta difficile da accettare.

Ventre sepolto

Tematiche attuali e importanti

Ventre sepolto è un romanzo delicato e commovente, che tratta tematiche forti, pungenti e attuali. Il libro però non è tedioso o monotono: la morte e il senso di abbandono, la disforia di genere, la dipendenze dalle sostanze e dai legami, la salute mentale, la ricerca di sé attraverso la scoperta delle proprie origini e quindi la vita di chi migra e la paura di affrontare la vita sentendosi diversi.

La morte è un tassello fondamentale ai fini della storia in quanto tematica affrontata prepotentemente e insistentemente per tutta la durata della narrazione. Estremamente insofferente alla perdita della madre avvenuta a seguito del parto e di conseguenza spinto insensatamente a provare una sorta di odio nei confronti della matrigna Malus che l’ha cresciuto come fosse suo, vede lei e il padre in parte colpevoli della dipartita della madre. La mente logorroica di Mani lo tartassa di continuo con pensieri ossessivi riguardo al fatto che mamma Malus sia la causa di ogni sua disgrazia, nonostante le sue mille attenzioni e pensieri nei suoi confronti. Un rapporto, il loro, sofferto eppure intimo e in qualche modo indissolubile.

Tu quando te ne vai, Malus? No, anzi, sei stata sacrificata tu stessa. Sei stata costretta a crescere i figli di tuo marito.

Non hai ucciso tu nostra madre, l’ha uccisa la nostra placenta.

Sai però che si può educare la placenta? Negin aveva detto:

«Tramite la placenta i bimbi nella pancia sentono perfino le emozioni della madre».

Sai cosa significa? Vuol dire che mentre tu e Aqa Jan ve la stavate spassando e tutti gli abitanti del paese vi sentivano fare all’amore, la nostra povera madre ha trasmesso le sue emozioni alla nostra placenta. Vedi cosa hai combinato, Malus? Può essere che nostra madre ti abbia perdonata ma la sua placenta no.

Ecco perché l’ha assassinata. Non voleva i figli di un traditore.

Ci ha reso difettosi e ha ucciso nostra madre. La nostra disgrazia l’hai causata tu.

Al di là della morte della madre, nel corso della narrazione vengono a mancare altre figure strettamente legate a Mani. Questo è motivo di dolore e acuisce la sensazione di essere stato abbandonato nuovamente. Una sorta di circolo vizioso per un animo così fragile e debole come quello del nostro protagonista che si trova suo malgrado a non poter fare altro che accettare tutto ciò che gli accade intorno.

Identità

Il tema della disforia di genere diventa una chiave di lettura più profonda e intrinseca per questa storia. Il protagonista vive a tutti gli effetti una doppia vita, portando il peso di un malessere interiore che si riflette nelle persone che gli stanno accanto creando più a loro che a se stesso un certo disagio, tenendo il gioco a una situazione di cui però solo Mani non è al corrente.

Ora, se tutto questo è vero, se sono una donna che sembra un uomo e un uomo che sembra una donna, c’è un problema alla radice! Che importanza ha il genere quando senti sempre quello opposto dentro di te? Sai, sorella, io ho sempre sentito la donna che c’è dentro di me. Quando compro i vestiti o mangio, quando mi viene voglia di cucinare o di farmi un bel pianto, un pianto femminile.

Nonostante un Io interiore più femminile, innocente, incapace di vedere il male, a tratti più infantile ma assolutamente incapace di odiare, ricco di amore e felicità, Mani vive una vita seguendo per quanto possibile ciò che ci si aspetta da lui. Sposa Negin, pur amando Homa. Il loro matrimonio diventa presto una forzatura e una finzione, più un gioco alla coppia felice che altro. Questo fino a quando la sterilità di Mani non incrina completamente il loro legame, lacerando irrimediabilmente il matrimonio.

Ventri e dipendenze

Da qui si può notare come in Ventre sepolto in un modo o in un altro tutto gira sempre intorno, appunto, a un ventre. Da quello della madre di Mani che ha ospitato per nove mesi lui e la sorella, a quello di Negin che a causa dell’impotenza di Mani stesso non ha potuto avere figli, a quello di Homa che invece ha portato in grembo il frutto del suo matrimonio tossico, per l’infelicità di Mani, per finire con quello della sorella che come lui stesso non può avere figli.

Come ossessivo e onnipresente può sembrare il discorso dei figli, così lo è quello delle dipendenze, sia dalle sostanze che soprattutto dai legami affettivi. Tutti sono dipendenti da qualcosa: che sia una droga o un farmaco, una persona, un desiderio o un ideale di vita. Mani è dipendente da sua sorella, che percepisce come sua metà, come parte integrante del suo essere, come una figura essenziale ai fini della sua esistenza. Lui si abbandona alle sostanze che gli fanno percepire meno il peso della sua situazione, ma in fin dei conti è sua sorella stessa la sua droga.

L’importanza delle origini

Altra tematica che è fonte di sconforto per il protagonista di Ventre sepolto è quello delle sue origini. Sradicato dal suo paesino di nascita per essere impiantato a Teheran, città di cui non riesce a sentirsi parte integrante perché psicologicamente sempre proiettato a un passato che gli è stato raccontato ma che effettivamente non gli appartiene. Mani è strettamente legato a ricordi che non fanno parte della sua vita ma solo della sua ascendenza. Sicuramente è oltremodo curioso di ampliare sempre più la sua conoscenza della sua terra e delle sue origini. Vorrebbe poter visitare i luoghi di cui ha sempre sentito parlare e questa mancanza lo fa sentire prigioniero ancor di più di una vita che non sente sua, sente di non avere radici e nessuna appartenenza.

Ci si può sentire migranti anche nel proprio paese, perfino nella propria città, da nord a sud, o da sud a nord. E in questo peregrinare continuo, nel momento in cui lasci indietro le tue radici, rimani solo. Babak, come al solito, non era d’accordo:

«Le radici non si possono abbandonare, ti accompagnano

ovunque vai».

Ti sbagli, le radici hanno significato solo nel luogo delle tue origini. Quando le perdi, anche la tua identità entra in crisi. Piano piano ti senti perso e dimentichi te stesso.

Una narrazione introspettiva

La storia viene interamente raccontata da Mani stesso. Si tratta di un dialogo diretto, continuo e a senso unico tra la mente del protagonista e il lettore che inerme può solo seguire questo flusso di coscienza. Questo è un insieme di pensieri, a volte persino incompiuti, ricordi sbiaditi, emozioni, ossessioni, fantasie. Un tipo di narrazione estremamente intima e soggettiva. L’unico punto di vista che abbiamo a disposizione è quello del giovane Mani, anche se avvicinandosi alla fine si inizia a delineare un quadro sempre più intricato e complesso, ma allo stesso tempo chiaro e completo che diventa a mano a mano commovente e sofferto. Il modo in cui indirettamente ma costantemente si parla della salute mentale di Mani rende la storia sempre maggiormente d’impatto e aiuta a sensibilizzare su un argomento tanto delicato quanto importante!

Ventre sepolto è inaspettatamente dolce amaro, poco lucido ma illuminante a suo modo.

Autrice

Aliyeh Ataei è nata in Iran nel 1981 ed è cresciuta nell’area orientale del paese, al confine con l’Afghanistan. Scrive in persiano. Dopo il diploma a Birjand, si è trasferita a Teheran, dove si è specializzata in sceneggiatura. Sostenitrice dei diritti delle donne, le sue opere affrontano il tema dell’identità, della frontiera e dell’emigrazione. Ha collaborato con numerose testate giornalistiche. È autrice di narrativa e saggistica. I suoi scritti in corso di traduzione dal persiano nel catalogo di Utopia, hanno ottenuto diversi riconoscimenti e sono stati pubblicati anche in inglese e in francese, guadagnandosi il consenso della critica dei lettori.