Ventiquattro occhi: 12 bambini cresciuti in fretta, vittime della Storia

Ventiquattro occhi, pubblicato nel 1952, è il romanzo più famoso della scrittrice giapponese Tsuboi Sakae (1899-1967). Ha avuto – e ha tuttora – grande risonanza in Giappone, tanto che ne sono stati tratti due film, una fiction, una serie televisiva animata e diverse versioni teatrali.

Copertina libro Ventiquattro anni

Autrice: Tsuboi Sakae
Editore:
Atmosphere Libri
Data di uscita:
31 marzo 2023
Numero pagine:
241

1928-1931: la calma prima della tempesta

Il romanzo si apre nel 1928 (terzo anno dell’era Shōwa), in un povero villaggio rurale situato sulle rive del Mar del Giappone (forse identificabile con l’isola di Shōdoshima, luogo natio dell’autrice).

Con grande gioia e curiosità degli studenti, c’è una nuova maestra alla scuola elementare: la signorina Ōishi Hisako, giovane e alle prime armi.

La maestra Koishi, come viene scherzosamente soprannominata dai suoi alunni per la sua figura minuta (Koishi, contrariamente a Ōishi, significa “piccola pietra”), desta subito grande scalpore nel villaggio. Diventa infatti oggetto di pettegolezzi e maldicenze perché, cosa rarissima all’epoca, indossa vestiti all’occidentale e usa la bicicletta.

“Ma guarda questa…” […] “Va in bicicletta nonostante sia una donna” […] “Tsk, dev’essere una sfacciata”

Nonostante questo, si crea subito un rapporto di amicizia e complicità tra lei e i suoi alunni, i dodici bambini della prima elementare. Ben presto impara a conoscere i loro caratteri, così diversi l’un l’altro, e i vari soprannomi: Sonki, Maachan, Tanko, Mii, Kicchin…

Nel suo cuore gli occhi di quei dodici bambini di prima elementare, con cui da quel giorno sarebbe stata legata da una vita collettiva, […] avevano lasciato un’impressione profonda.

1932-1940: povertà e ascesa del militarismo

Con un balzo in avanti di quattro anni, ci troviamo nel 1932. I ragazzi e le ragazze del villaggio vanno ora in quinta elementare e la maestra Ōishi è ancora la loro insegnante.

Il clima generale, però, è decisamente più cupo. Infatti, nonostante siano solo bambini, gli scolari sentono addosso tutto il peso della povertà che le loro famiglie vivono, aggravata dalla Grande depressione del 1929. Sono consapevoli che sia necessario risparmiare il più possibile e molti di loro svolgono vari lavori, oltre a badare a fratelli e sorelle più piccoli. Inoltre, pur avendo delle aspirazioni per il futuro, molti di loro hanno già deciso che non proseguiranno gli studi oltre le elementari.

Lei […], con la sua mente da bambina e il suo piccolo corpicino, volente o nolente aveva dovuto assumere il ruolo di padrona di casa. Per quanto non le piacesse, non ci si poteva sottrarre. Perché il padre potesse uscire per andare a lavorare, la piccola Matsue doveva restare ad accendere il fuoco e fare il bucato.

Anche il contesto storico nel quale si muovono i nostri piccoli protagonisti si inasprisce sempre di più. La caccia ai comunisti è ormai entrata nel vivo, tanto che viene intimato più volte alla maestra Ōishi di fare attenzione a cosa dice. Infatti, pur non reputandosi una “rossa”, fatica a conformarsi alla censura e all’ideologia unica.

A preoccupare di più la donna, però, è l’ascesa del sentimento militarista, strettamente collegato alla venerazione dell’Imperatore. Agli studenti vengono insegnate canzoni dal chiaro significato nazionalista, nelle quali si esalta il valore e l’unità del popolo giapponese. Come risultato di questo lavaggio del cervello, vari maschi della classe aspirano a diventare militari. Fortemente contrariata e schiacciata da un sentimento di sconfitta, la maestra Ōishi decide di lasciare l’insegnamento.

Ho lavorato sin dal primo giorno per sei anni con l’intenzione di fare del mio meglio, e adesso il risultato qual è? Più di metà dei maschi vuole diventare soldato! Non ne ho più voglia.

1941-1945: la chiamata alle armi e la fine dell’innocenza

Ritroviamo Ōishi nel 1941, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale. Ora è madre di tre figli, suo marito è al fronte e, come tanti, vive una difficile situazione di forte povertà.

Mentre si trova in città, incontra per caso i suoi ex-alunni, diretti alla visita di leva. Alla vista dei suoi amati ragazzi, vittime innocenti della Storia, il suo cuore si riempie di nostalgia, tristezza e rabbia.

A che scopo Takeichi aveva studiato? Per chi Isokichi aveva lavorato per diventare negoziante? Tadashi, che da bambino apirava a diventare sottoufficiale, pensava al fatto che una nave da guerra e un cimitero sono legati strettamente l’una all’altro?

Affezionata a loro come quando li aveva conosciuti in prima elementare, non le resta altro che sperare che possano tutti tornare sani e salvi.

Ventiquattro occhi: netta opposizione al militarismo e alla guerra

Ventiquattro occhi è un romanzo potente, nel quale Tsuboi Sakae tocca e critica temi molto delicati.

Assistiamo ad alcune tra le pagine più buie della storia giapponese seguendo per quasi vent’anni le vicende della maestra Ōishi e dei suoi cari dodici alunni. Attraverso i ventiquattro occhi di questi bambini innocenti, vediamo l’estrema povertà delle zone rurali giapponesi all’inizio del Novecento.

[…] avevano abbandonato l’idea di farsi comprare le scarpe da ginnastica che erano in voga in quel periodo, consci che nessuno aveva la forza di opporsi alla crisi economica e si erano accontentati della vecchia tradizione dei sandali di paglia […]

Strettamente collegata a questo fenomeno, c’è la triste condizione delle donne, spesso rassegnate all’unico destino possibile per la loro condizione sociale: diventare madri casalinghe.

Si era completamente sottomessa a un destino di cui era convinta di non poter cambiare nemmeno una virgola. […] aveva già regalato la propria vita senza fare resistenza.

La critica più forte, però, è rivolta al militarismo e alla guerra. Attraverso le parole della maestra Ōishi, l’autrice (40enne all’epoca della Seconda Guerra Mondiale) grida tutto il suo disprezzo e la sua tristezza. In particolar modo, punta il dito contro il sacrificio di tanti giovani, mettendo in luce il dolore di chi resta.

Se ad aspettare sulla strada della vita […] non ci fosse stato altro che la guerra, allora a che scopo fare figli, amarli e farli crescere? Perché è necessaria la vita dei caduti, lacerata da un colpo di proiettile che non lascia che dolore e rimpianto? […] quante centinaia di migliaia, quanti milioni di madri giapponesi – si chiese – avevano visto il loro cuore buttato in una discarica, gettato come spazzatura, incenerito come un fiammifero.

Questi giovani ragazzi non hanno colpe, sono diventati vittime inconsapevoli del corso della Storia, plasmati e sfruttati per soddisfare i bisogni della Patria. Pieni di entusiasmo e genuinità tipici della loro età, non hanno davvero capito che cosa significhi la guerra. Ne è un chiaro esempio Daikichi, il figlio seienne della maestra, che si rattrista per la sconfitta del Giappone.

Mamma, ma tu non piangi? Anche se abbiamo perso? […] Mamma, ma ne sei contenta?!

Ventiquattro occhi: consigliato!

Lo stile narrativo di Tsuboi Sakae è molto interessante, in quanto mette in contrapposizione descrizioni poetiche del paesaggio a critiche dure e senza filtri della guerra.

Le note della curatrice Anita Luna Banchero sono molto interessanti e ricche di informazioni, soprattutto legate agli eventi storici narrati nel romanzo.

Ammetto di aver quasi versato una lacrimuccia nel corso della lettura, perché mi sono davvero affezionata ai dodici piccoli protagonisti e alle loro vite. Tuttavia, il mio punteggio si ferma a quattro stelle, in quanto nel testo sono presenti vari refusi ed errori grammaticali, inoltre alcune frasi sono un po’ contorte.

In linea generale, vi consiglio di leggere Ventiquattro occhi, soprattutto se siete amanti della storia e volete immergervi nel Giappone rurale del Novecento.