19 Aprile 2024

Venti dal Nord: Knut Hamsun

Victoria e Il coro selvaggio sono due opere scritte dal norvegese premio Nobel per la letteratura Knut Hamsun. Autore di spicco della letteratura norvegese, è diventato celebre per il suo romanzo Fame, pubblicato dalla casa editrice Adelphi. Hamsun è stato un grande innovatore della lingua norvegese ed è spesso paragonato per importanza a Henrik Ibsen, Maksim Gorkij o Charles Dickens.

In questo articolo scopriremo insieme due delle sue opere meno conosciute: Victoria e Il coro selvaggio.

Chi era

Knut Hamsun

Hamsun nasce il 4 agosto del 1859 a Lom, un piccolo villaggio di provincia, da famiglia contadina. Per questo sviluppa subito un viscerale amore per la terra e la campagna.

Durante la sua giovinezza svolge varie attività lavorative, finché, come molti scandinavi, non decide di emigrare negli Stati Uniti nel 1886, alla ricerca di nuove possibilità. Presto Hamsun è deluso dalla società statunitense, basata su valori completamente opposti ai suoi: capitalismo e sviluppo urbano e decide perciò di tornare in patria. Hamsun infatti si considerava avverso a tutte queste manifestazioni della modernità industriale.

Tra un lavoro e un altro, a partire dal 1877, l’autore comincia a dedicarsi anche alla scrittura e finalmente raggiunge il successo con Fame, nel 1890, un romanzo autobiografico in cui emerge la sua fascinazione per l’attività dell’inconscio, del sogno e del mistero.

Subito dopo, nel 1894, pubblica il suo capolavoro, il romanzo Pan, anch’esso pubblicato da Adelphi. Per il suo panteismo e il desiderio estremo di connessione con la natura e con l’eros, il romanzo potrebbe anticipare le tematiche espresse dal nostro D’Annunzio in La pioggia nel pineto.

Nel 1917, nel periodo più sanguinoso della Prima Guerra Mondiale, pubblica Il risveglio della terra, un’epica monumentale ambientata nella Norvegia rurale, il cui successo contribuisce a fargli vincere il Premio Nobel per la letteratura nel 1920.

Il coro selvaggio

Il coro selvaggio è l’unica raccolta poetica realizzata dall’autore. Compare per la prima volta nel 1904 e viene ripubblicata varie volte con alcune modifiche, fino alla definitiva edizione del 1934.

Knut Hamsun lavora a questi testi per gran parte della sua vita, perfezionandoli sempre di più.

In Italia, la raccolta è stata pubblicata per la prima volta da Lindau nel 2022.

Luca Taglianetti, che traduce le poesie e ne cura l’edizione italiana, spiega nella sua introduzione che Hamsun ha cominciato a scrivere poesie sin da ragazzo. Era il tipo di poeta-scrittore che teneva costantemente carta e penna accanto al letto, così da non lasciarsi sfuggire nemmeno la più piccola idea.

Scriveva appunti su fogli, anche al buio o appena sveglio, dopo aver dormito un paio d’ore o magari anche mentre era in giro per i suoi boschi, immerso totalmente nella natura.

Tematiche

In questa raccolta poetica compaiono le tematiche ricorrenti anche nei suoi romanzi: la natura aspra, selvaggia, forte. La tanto cara campagna, da lui così intimamente conosciuta, rappresenta con i suoi cicli agricoli una sorta di luogo sicuro in cui mettersi al riparo dalla modernità, dalla violenza della modernità in particolare. Il bosco è luogo di rinascita; l’amore è invece visto come una forza ingestibile, violenta e capace di mandare in crisi la mente.

La natura è per Hamsun fonte di vita, niente lo anima come la vista del mare o il cinguettio degli uccelli. L’alternarsi delle stagioni riflette come uno specchio i suoi stati d’animo. L’inverno e la neve invece gli provocano angoscia, poiché tutto sembra morto. La primavera con i suoi fiori e l’estate gli danno un senso di speranza luminoso.

La foresta è un luogo magico e incantato che permette di prendersi una pausa dal conformismo oppressivo della vita sociale. Il verde brillante degli alberi durante la bella stagione, evoca atmosfere fiabesche che gli infondono un senso di pace.

Il mio animo è così malinconico, non vedo una luce
in tutto il vasto spazio che si abbuia.
Mi chino e prego per un consiglio;
                ma il cielo è muto.

Guardo fisso nella sera aspra, scoraggiato
– spuntano le stelle come un messaggio inviato.
Brillando sembrano ammiccare, l’una dopo l’altra,
               come piccole risposte di Dio.

Mi chino ringraziando per la serata
e credo a un mattino limpido e grandioso.
Ma poi le stelle si sono nascoste dalla vergogna,
               oddio, come mentivano!

Sera nebbiosa

I suoi componimenti riflettono un po’ questi cambiamenti della natura, sono anch’essi vibranti, evocativi e suggestivi.
I versi così attentamente pensati permettono al lettore di immergersi in un quadro naturalistico ben preciso. Si ha quindi la sensazione di essere in quei luoghi e di conoscerli bene come l’autore stesso.
Danno davvero la sensazione di una dimensione pura, dove le ansie della società del progresso vengono per un attimo attenuate.

Victoria

Al centro di questo romanzo di Knut Hamsun c’è un amore impossibile tra Victoria, figlia di una famiglia nobile, e Johannes, figlio invece di un umile mugnaio. I due protagonisti si conoscono da bambini e s’innamorano a prima vista di un amore puro e sconfinato che durerà per anni e anni.

Tuttavia, a causa della loro differente estrazione sociale non possono stare insieme.

La famiglia di Victoria ha per lei piani differenti: la ragazza viene promessa in sposa a un altro membro della nobiltà. Johannes invece ha intenzione di partire alla volta di nuovi luoghi e diventare un poeta.

Nonostante le loro vite prendano delle pieghe diverse e inaspettate, i due giovani continuano a bruciare d’amore l’uno per l’altra, tant’è che saranno sempre tormentati dall’ombra di un amore che poteva essere ma non è mai stato.

Il romanzo esce nel 1898 con il sottotitolo Una storia d’amore, ma leggendo il libro attentamente si comprende che l’amore dei due protagonisti è solo una parte della trama. Infatti all’interno della storia c’è spazio rilevante anche per l’ambizione e i sogni di Johannes, ma anche un’analisi su diverse relazioni amorose. Hamsun si sofferma su due tipi di rapporti amorosi: una relazione vera e sincera e una relazione falsa ed effimera.

La figura di Victoria è quella di una donna fredda e sfuggente, ma anche capricciosa e scontrosa, come altri personaggi analoghi in Fame o in Pan. Nonostante questo suo carattere un po’ spigoloso, la ragazza non può che essere oggetto dell’empatia del lettore, vista la sua condizione di innamorata costretta a rinunciare all’amore per un matrimonio di convenienza, destinato a salvare la sua famiglia dal collasso economico.

Victoria è dunque una donna costretta all’infelicità e al tormento eterni, per questo i suoi modi non possono che essere duri. La donna diventa prigioniera di una vita che non si è scelta, di cui non può accettare le conseguenze. Nel romanzo, Knut Hamsun trova anche spazio anche per la riflessione sulla forza della poesia, incarnata proprio Johannes, in quanto poeta e sognatore, innamorato di Victoria, a cui dedica tutte le sue opere.

“Già che cos’era l’amore? Un vento che sussurra tra le rose, no, una gialla fosforescenza nel sangue. L’amore era una musica infernale che faceva danzare persino il cuore dei vecchi. Era come la margherita che si apre tutta al giungere della notte, era come l’anemone che si chiude a un soffio e muore solo se sfiorato. Così era l’amore.”