Venti dal Nord: conversazioni su Sensitiva Amorosa

Lo scorso 29 settembre è stato pubblicato per la prima volta in Italia, dalla casa editrice Lindau, Sensitiva Amorosa un capolavoro della letteratura del Nord Europa scritto da Ola Hansson. Proprio in occasione di questa pubblicazione soprattutto per farlo conoscere anche a voi lettori, abbiamo fatto una chiacchierata per capire qual è il ruolo di Sensitiva amorosa nella letteratura nordica, con Luca Taglianetti, traduttore di questo libretto.

Intervista a Luca Taglianetti

Ciao, innanzitutto ringrazio Universo Letterario dell’interesse per le mie pubblicazioni e della possibilità di fare questa chiacchierata. Dopo la laurea in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università di Salerno ho iniziato il mio impegno di traduttore. Dal 2012 sono membro onorario dell’Asbjørnsenselskapet per cui ho svolto attività di ricerca nell’ambito delle tradizioni popolari scandinave. Ho curato la prima traduzione integrale delle Fiabe e leggende norvegesi di P. Chr. Asbjørnsen (Vocifuoriscena 2020) e delle Leggende popolari norvegesi di Andreas Faye (Aracne 2014).
Ho tradotto anche una ballata norvegese d’origine medievale Åsmund Frægdegjæva (Carocci 2016), e una scelta di Fiabe faroesi (Iperborea 2018). Ho partecipato come relatore alle ultime tre edizioni del Convegno Italiano di Studi Scandinavi (2013-2017-2023) e ho tenuto una serie di seminari sulla letteratura nordica presso le università di Roma, Milano e Napoli. Negli ultimi anni mi sto occupando di letteratura scandinava di fine Ottocento traducendo una serie di inediti in Italia, tra cui: Hans Jæger, La bohème di Kristiania (Lindau 2020); Hjalmar Söderberg, Gertrud (Cue press 2021); e il recente Ola Hansson, Sensitiva amorosa (Lindau 2023). Ho pubblicato anche una antologia poetica del premio Nobel Knut Hamsun, Il coro selvaggio (Lindau 2022). Attualmente sto curando la revisione linguistica dei drammi di Ibsen per i Meridiani di Mondadori e l’opera prima di Herman Bang.

All’inizio sono stato affascinato dalla mitologia nordica e dalle saghe medievali islandesi. In esse ritrovavo racconti di un tempo passato, in un ambiente totalmente diverso da quello in cui ero cresciuto e in cui mi ero formato, e questo aspetto mi ha catturato fin da subito. Devo dire che anche la descrizione della natura selvaggia, incontaminata, è un qualcosa che ho sentito immediatamente affine a me e ai miei gusti. Successivamente ho scoperto anche la cultura popolare, con fiabe, ballate e leggende.
Durante le letture mi colpiva il confronto tra l’individuo e le forze soprannaturali incontrollate della natura, il modo in cui generazioni avevano trasmesso oralmente dei rituali e delle tradizioni utili a ingraziarsi e a difendersi dagli abitanti nascosti di un oltre-mondo tuttavia così vicino al quotidiano. Negli ultimi anni invece ho iniziato a leggere la grande letteratura di fine secolo di maestri quali Jens P. Jacobsen, Hjalmar Söderberg, Herman Bang, Ola Hansson ecc., e ho visto che parte della loro produzione non era stata tradotta in italiano, così ho deciso, con una serie di pubblicazioni, di dare la possibilità a chi non può leggere le loro opere in lingua originale di accedere a questi capolavori. Ovviamente, anche in questo caso, ho riscontrato delle affinità d’interesse nelle tematiche affrontante da quegli autori.

Sensitiva amorosa rappresenta un tassello fondamentale all’interno della letteratura nordica: è infatti il primo romanzo scandinavo propriamente decadente, una serie di raccontini, atemporali e slegati tra di loro – tanto che si potrebbe leggere ogni storia indipendentemente dalle altre – divisi in capitoli, sulle relazioni e sugli amori narrati da diversi punti di vista e con diverse sfumature (il tutto condito da un pessimismo esasperato). Alla sua uscita, nel 1887, suscitò grande scandalo e divenne un caso negli ambienti letterari scandinavi, dividendo la critica e i lettori tra chi ne esaltava il valore rivoluzionario e il messaggio dirompente e chi invece, non comprendendolo appieno, lo condannò perché offendeva la pubblica decenza.

Ola Hansson è stato il primo in Scandinavia a usare un linguaggio pregno di nuovi significati attinti dalla letteratura continentale, rimodernando il lessico classico svedese, e fu pure il primo a introdurre la componente psicologica nel romanzo ottocentesco nordico, rompendo con la tradizione stilistica fino ad allora in voga. La difficoltà principale è stata cercare di mantenere nella traduzione questo linguaggio nuovo e, per certi versi, così barocco e descrittivo, pieno di similitudini prese dall’ambito naturalistico, psicologico e filosofico. Fortunatamente l’italiano è una lingua poetica che si presta ottimamente a una tale operazione, nonostante le specificità “germaniche” dello svedese.

L’importanza di un testo simile per lo studio e l’approfondimento del clima culturale di fine Ottocento, è innegabile – anche solo per averne un’idea! Vedere come le avanguardie francesi, la filosofia tedesca, influenzassero un mondo ritenuto periferico, come poteva essere a uno sguardo superficiale la Scandinavia d’allora, è fondamentale. Dopo la lettura della bozza di traduzione l’editore è stato dello stesso avviso e quindi, coraggiosamente, ha deciso di pubblicarlo. Dico con coraggio, perché il prof. Perrelli mi ha comunicato di aver proposto Sensitiva agli editori fin dagli anni Ottanta senza ottenere mai una risposta positiva.

Hansson ha avuto e tutt’oggi ha un ruolo fondamentale nel panorama della letteratura nordica. Oltre ad avere, come dicevo, instaurato un nuovo linguaggio, un nuovo tipo di romanzo e nuovi temi con Sensitiva, è stato anche un critico di prim’ordine. Grazie alla sua opera saggistica infatti ha introdotto in Scandinavia i decadenti e simbolisti francesi, la filosofia di Nietzsche e persino Edgar Allan Poe! Inoltre è famoso per le varie querelle avute con Brandes e Strindberg, quindi, chiunque si appresti a studiare o è semplicemente appassionato delle vicende che ruotarono intorno a Munch, Strindberg e alla bohème scandinava di quel periodo, non può esimersi dal leggere i suoi scritti.

Questo è un tratto che, per ovvie ragioni, non è presente nella critica internazionale su Hansson. Non è così immediato per gli studiosi avvicinare il debutto letterario di Hansson alla nostra Scapigliatura, probabilmente per una mancanza di approfondimento e preparazione all’estero sui nostri scrittori scapigliati. A me è piaciuto, invece, indagare le connessioni tra le loro opere e la nostra, riscontrando, come ho dato prova nella postfazione al libro, tante similitudini che vanno al di là del facile e, come sottolineavo, per certi versi scorretto accostare dell’opera a Huysmans e al suo romanzo A ritroso. Per ora le analogie si fermano qui, ma mi riservo di studiare ulteriormente questo fenomeno.

Fondamentalmente l’insuccesso fu dato dallo scandalo suscitato dal romanzo, il giudizio severo sul libro ne impedì una più ampia diffusione. Inoltre tutte le critiche negative al libro da parte della stampa inficiarono di molto la buona riuscita dell’opera (tanto che Hansson fu costretto a fuggire in Germania e a cambiare registro nelle produzioni successive).

Uno dei passaggi più significativi del romanzo è l’incipit del quinto capitolo, ribattezzato in una edizione danese “angoscia esistenziale”. Secondo me ritrae perfettamente lo stato d’animo, il dubbio, di quegli scrittori citati poco sopra dinanzi a una nuova fase culturale in Europa, quando ormai i sogni romantici erano stati infranti, il naturalismo e il positivismo avevano fallito nel dare una risposta ottimistica e consolatoria all’umanità, e la frantumazione dell’io dell’uomo moderno, con la relativa crisi identitaria, era alle porte.

Perché è un’opera che ci parla ancora in termini moderni. Noi sentiamo la stessa incertezza sul nostro futuro, lo stesso sconsolato dubbio sui processi mentali che avvengono nell’uomo, la stessa muta confusione sulla fine delle relazioni amorose, la stessa oscurità che permea il nostro inconscio e che a volte lascia emergere dei tratti che credevamo a noi sconosciuti, insomma: questo libro parla di noi e della nostra anima.

Il libro in breve

Sensitiva Amorosa è un libro perfetto per chi è curioso di conoscere la letteratura dei paesi nordici ma non sa da dove cominciare. E’ composto da una serie di racconti in perfetto stile decadente, per cui se si conosce bene la letteratura di questa corrente letteraria, sarà sicuramente di più facile comprensione.
Inoltre come diceva anche Luca, è un romanzo attuale e in cui è facile riconoscere anche il proprio vissuto. Questa disillusione che dilaga tra le pagine del libro è un po’ quella che si prova nel nuovo millennio, in cui spesso idealizziamo persone e situazioni e subito ci si rende conto di aver esagerato, che gli altri non sono l’idea che ci siamo costruiti nella nostra testa, bensì qualcuno di completamente diverso, qualcuno o qualcosa di deludente. E’ pregno di spunti riflessivi, un vero gioiellino.

Altri lavori di Luca Taglianetti:

Ola Hansson, Sensitiva amorosa, a cura di Luca Taglianetti, Lindau, Torino 2023.
Knut Hamsun, Il coro selvaggio, a cura di Luca Taglianetti, Lindau, Torino, 2022.
Hjalmar Söderberg, Gertrud, a cura di Luca Taglianetti, Cue Press, Bologna 2021.
Hans Jæger, La bohème di Kristiania, a cura di Luca Taglianetti, Lindau, Torino 2020.
Peter Christen Asbjørnsen, Fiabe e leggende norvegesi, cura, traduzione e note di Luca Taglianetti, Vocifuoriscena, Viterbo 2020.
Knut Hamsun, Victoria, traduzione e cura di Luca Taglianetti, Lindau, Torino 2019.
Christfrid Ganander, Mitologia finnica, traduzione e cura di Luca Taglianetti, in collaborazione con Marcello Ganassini, prefazione di Jouko Hautala, Vocifuoriscena, Viterbo 2018.
Fiabe faroesi, traduzione e postfazione di Luca Taglianetti, Iperborea, Milano 2018.
Theodor Kittelsen, Troll, traduzione, prefazione e note di Luca Taglianetti, Vocifuoriscena, Viterbo 2017.
Åsmund Frægdegjæva. Una ballata medievale norvegese, introduzione, traduzione e note a cura di Luca Taglianetti, Carocci, Roma 2016.
Andreas Faye, Leggende popolari norvegesi, traduzione e cura di Luca Taglianetti, prefazione di Andrea Meregalli, introduzione di Jan Faye Braadland, Aracne, Roma 2014.
Theodor Kittelsen, Svartedauen. La Morte Nera, introduzione, traduzione e commenti di Luca Taglianetti, Vocifuoriscena, Viterbo 2014.