Varie cose sulle sequoie e sul tempo: l’infanzia tra memoria e meraviglia
Jón Kalman Stefánsson, già noto al pubblico italiano per la sua capacità di raccontare l’Islanda e i suoi paesaggi interiori, torna con Varie cose sulle sequoie e sul tempo (Iperborea, trad. Silvia Cosimini), un romanzo delicato e intenso che esplora il confine tra infanzia e consapevolezza, memoria e percezione del tempo.

Il protagonista è un ragazzino di dieci anni che lascia l’Islanda per trascorrere l’estate dai nonni a Stavanger, in Norvegia. Con la sua valigia carica di vestiti troppo pesanti e la compagnia immaginaria di Tarzan e Piè Veloce, il bambino affronta un mondo nuovo e spesso straniante. Qui, tra paesaggi naturali imponenti e persone che incarnano radici profonde e figure di riferimento incrollabili, il tempo e la memoria diventano protagonisti insieme alla percezione di sé.
Il titolo
Le sequoie, presenti nel titolo, non sono solo alberi giganteschi, ma metafore della solidità e della resistenza delle figure familiari, capaci di offrire protezione ma anche di testimoniare il passaggio inevitabile del tempo. In questo senso, Stefánsson racconta il tramonto dell’innocenza e il primo sguardo autentico verso il mondo, con una sensibilità psicologica che conferisce al romanzo una profondità rara: le paure, le curiosità, le scoperte e le prime amicizie sono raccontate con lirismo e ironia, tracciando un percorso di formazione delicato ma incisivo.
La seconda parte del titolo, “sul tempo”, apre a un tema centrale del libro. Il tempo non è solo cronologico, ma psicologico ed esperienziale. L’infanzia, come raccontata da Stefánsson, è un tempo dilatato, pieno di dettagli percepiti con intensità quasi mistica. Le giornate estive, le passeggiate, gli incontri e le scoperte sembrano durare un’eternità e insieme volare via in un attimo. Questo rende la lettura un’esperienza che va oltre la trama e il lettore sente il tempo scorrere come lo sente il protagonista.
Mettere insieme “sequoie” e “tempo” nel titolo crea un effetto di tensione poetica. Infatti, le sequoie simboleggiano stabilità e durata mentre il tempo scorre inevitabile. Tutto il libro gioca proprio su questo contrasto. La solidità delle figure adulte contrasta con la fragilità e l’incertezza dell’infanzia, creando uno spazio narrativo sospeso tra memoria, crescita e percezione della vita. Tutto questo prepara anche alla lettura psicologica del romanzo. Chi legge si aspetta un viaggio interiore, un racconto in cui la percezione, la memoria e la costruzione dell’identità sono centrali. Non è solo un racconto di formazione, ma anche un’indagine delicata su come un bambino affronta paure, desideri e scoperte in un mondo che è allo stesso tempo meraviglioso e minaccioso.
Lo stile narrativo
Lo stile narrativo del romanzo è evocativo, sospeso tra poesia e realismo, come ogni libro dello scrittore. Stefánsson riesce a rendere visibile l’invisibile, a dare corpo al tempo che dilata e comprime le giornate dell’infanzia, creando un’atmosfera sospesa in cui ogni esperienza diventa simultaneamente concreta e simbolica. La voce del protagonista, attenta ai dettagli e alla percezione del mondo, riflette le modalità con cui l’infanzia costruisce senso e significato. Ogni gesto, ogni incontro, ogni parola diventa strumento di comprensione e di crescita.
“Sei talmente bella che mi metterei a piangere, e fu la prima e unica volta in cui provò a esprimere a parole la sua bellezza. Ma com’è possibile, del resto, pensava il nonno, trovare le parole per ciò che ti rende potente o indifeso, folle, immensamente spaventato. A volte è la cosa più bella del mondo, a volte è terribile come il mare plumbeo nell’istante in cui qualcuno ci cade dentro e annega.”
Dal punto di vista letterario, Varie cose sulle sequoie e sul tempo si inserisce nella grande tradizione del romanzo di formazione scandinavo, ma con un approccio unico, unendo la poesia al realismo psicologico e la nostalgia alla meraviglia, senza mai cadere nel sentimentalismo. È un romanzo che parla di memoria, identità, famiglia, radici e possibilità di emancipazione emotiva, raccontando l’infanzia come esperienza universale ma al tempo stesso profondamente personale.
I Beatles come colonna sonora
Un elemento che rende Varie cose sulle sequoie e sul tempo ancora più ricco è la presenza della musica dei Beatles, scoperta dal protagonista durante l’estate norvegese. Sua sorella a un certo punto lascia la casa dove è cresciuta e va a fare un’esperienza in Inghilterra, a Londra. Quando torna, porta un regalo al fratello che, per motivi che non vi diciamo per non fare spoiler, gli consegna dopo un po’ di settimane, una volta che fanno pace in seguito a un litigio tra fratelli.
Da quel momento il piccolo paese norvegese diventa fan dei Beatles. Si chiedono chi sono, perché si sono separati, com’è possibile aver creato una musica cosí affascinante. Questa colonna sonora iconica non è solo un dettaglio d’ambientazione, ma un vero e proprio strumento di crescita emotiva. Infatti i brani diventano per il bambino una lente attraverso cui comprendere sentimenti complessi come l’amicizia, l’attaccamento, la perdita e la nostalgia.
In un romanzo che riflette intensamente sul tempo e sulla memoria, la musica agisce come ponte tra l’infanzia e il mondo adulto. Le melodie dei Beatles, intrise di ironia e poesia, permettono al protagonista di esplorare emozioni che ancora non sa esprimere a parole, accompagnandolo nel percorso di scoperta di sé. In questo senso, il disco dei Beatles diventa una metafora perfetta: come le sequoie simbolizzano radici e stabilità, la musica simboleggia connessione, emozione e continuità nel tempo, consolidando la costruzione dell’identità e l’esperienza della crescita.
Conclusione
In conclusione, Stefánsson offre al lettore un’opera che colpisce per sensibilità, profondità e capacità evocativa. È un invito a riflettere sul tempo, sulle relazioni e sul modo in cui l’infanzia plasma la nostra percezione del mondo, lasciando tracce indelebili, proprio come le sequoie che resistono al passare degli anni.