V13 di Carrère: il processo per il Bataclan

V13 di Emmanuel Carrère è il reportage scritto dopo aver assistito al processo ai terroristi del Bataclan, o meglio per attentati terroristici avvenuti a Parigi nel novembre del 2015. Diviso in tre parti – «Le vittime», «Gli imputati», «La corte» –, V13 raccoglie, rielaborati e accresciuti, gli articoli (apparsi a cadenza settimanale sui principali quotidiani europei) in cui Emmanuel Carrère ha riferito le udienze del processo ai complici e all’unico sopravvissuto fra gli autori degli attentati terroristici.

Antefatto

La sera del 13 novembre 2015 non ha nulla di diverso dalle altre, Parigi è vivace e chiassosa come sempre, lo Stade de France si prepara a ospitare una partita, i dehors dei bistrot sono pieni di giovani, il Bataclan ha fatto il pienone per il concerto degli Eagles of Death Metal. Si possono immaginare tre istantanee di un momento perfetto: la vita, i sorrisi, il vociare confuso, l’emozione per la serata che sta per iniziare.

Intorno alle 21 un rumore indefinito incrina l’attimo come un sassolino il vetro, una crepa. Un momento di indecisione. Cos’è stato? E poi il vetro si infrange e il mondo di troppe persone va in frantumi.

Foto da fuori del Bataclan. V13 di Carrère.

V13

L’8 settembre 2021, a mezzogiorno, salpa il V13. È così che avvocati, magistrati e giornalisti chiamano il mostruoso processo per gli attentati del 13 novembre, un nomignolo che crea legami, e infatti in quell’aula stretta di tribunale Carrère, insieme a tutti gli altri, trascorrerà quasi dieci mesi, ogni giorno di ogni settimana ad ascoltare le testimonianze di chi è sopravvissuto, vittime e attentatori nella stessa stanza.

Il libro è diviso in tre sezioni, così come è stato diviso il processo, che ha dedicato momenti diversi alle vittime e ai loro familiari, agli imputati che in un qualche modo hanno preso parte agli attentati e infine alle arringhe conclusive. In questo modo è un po’ come essere lì, solo che noi lettori possiamo prenderci le pause di cui abbiamo bisogno.

Le vittime

La prima parte è quella più difficile da digerire perché Carrère non ha paura di essere ripetitivo, mette sulla pagina ogni storia, ogni morte e ogni sopravvissuto. Ogni persona coinvolta merita uno spazio così come è stato al processo, e non è semplice caricarsi di tutto quel dolore, dei corpi a fare scudo, la paura, lo smarrimento, l’egoismo e l’altruismo che in maniera diversa hanno cambiato per sempre chi era lì allora ed è qui anche adesso.

Al di là delle emozioni che inevitabilmente hanno un ruolo preponderante in questi capitoli, la cosa interessante è l’analisi che Carrère fa delle vittime, e con vittime si intendono i morti e i feriti, certo, ma anche i familiari, le vittime collaterali, tutte le persone che sono state colpite in maniera diretta o marginale dagli attentati terroristici. E non è una distinzione scontata né banale, come avrete modo di capire leggendo V13.

Gli imputati

L’unico imputato vivo del commando di jihadisti responsabile degli attacchi terroristi, Salah Abdeslam, è sopravvissuto perché non ha schiacciato l’innesco – vigliaccheria, ripensamento, errore meccanico, non è chiaro –, mentre gli altri sono presunti complici, con un ruolo che potrebbe rivelarsi marginale nella vicenda. Sono gli unici responsabili a cui si può addossare fisicamente la colpa, eppure la cosa che colpisce di più, in questa sezione, è l’assenza di odio, di più ancora, la presenza così forte del perdono.

V13, infatti, è un libro pieno di umanità. Nonostante i nomi delle tre parti, in ogni pagina ci sono persone reali che non sono mai monodimensionali. Anche la vittima più arrabbiata, la madre più disperata e l’avvocato più agguerrito hanno un profondo rispetto per quello che succede in quell’aula di tribunale e questo si riversa sul modo in cui anche gli imputati vengono ascoltati.

La corte

Nella sezione più tecnica di V13, Emmanuel Carrère si prende lo spazio per entrare nei dettagli della giustizia e approfondire gli aspetti legali del processo e così facendo offre una panoramica molto interessante sul diritto e sulla giustizia francese.

Perché leggere V13 di Carrère

Carrère riesce a trasmettere alla perfezione l’aria che si respira durante ogni istante del processo, i momenti di stanca e quelli più drammatici, la concitazione quando si avvicina una rivelazione e anche gli attimi più leggeri, quelli davanti alla macchinetta del caffè o la sera al bistrot. Lo scrittore francese non è una penna clemente, è sincero e spietato nella sua aderenza al vero, per questo non manca di lasciare spazio al lato umano, quell’aspetto imprescindibile che pervade tutto il reportage e dà al libro una marcia in più.