Uomini non si nasce: decostruire la mascolinità

Donne non si nasce, lo si diventa” così scriveva Simone de Beauvoir nel suo celebre saggio Il secondo sesso in cui l’autrice e filosofa francese passava in rassegna tutti i ruoli attribuiti dal pensiero maschile alla donna, dalle origini del mondo alla sua epoca, con l’intento di liberarla da questa posizione secondaria e di arrivare alla femme indépendante. Ribaltando al maschile questa affermazione Daisy Letourneur intitola Uomini non si nasce il suo Piccolo trattato femminista sulla mascolinità, edito in Italia per Fandango e uscito in libreria a settembre 2023.

In questo saggio agile e fruibile, l’autrice scandaglia la mascolinità, la decostruisce perché a ben vedere ”parliamo molto di uomini ma più di rado degli uomini.”  Lo sguardo maschile è da sempre quello privilegiato e il punto di vista degli uomini è un dato di fatto, ma cosa succederebbe se lo mettessimo in discussione? Cosa succede ”se si considerano gli uomini come un sottogruppo con le sue particolarità, le sue stranezze e i suoi meccanismi interni di regolazione”? Daisy Letourneur prova a rispondere affrontando la mascolinità dalla sua posizione di donna bianca, trans, lesbica e femminista, una posizione che le permette di mettere insieme più punti di vista senza farne prevaricare nessuno. 

Il punto di vista

Diventando donna ho imparato ad avere paura per strada.

In questo piccolo trattato Daisy Letourneur parte dalla domanda Cos’è un uomo vero (ed esistono uomini falsi?) per guardare alla questione di genere da una prospettiva diversa. Lei, che è passata attraverso la transazione e che afferma che “diventando donna ho imparato ad avere paura per strada”, mette subito in chiaro che il suo punto di vista non è meno neutro di altri. Inevitabilmente le nostre singole e personali esperienze di uomini e di donne ci condizionano e ci portano ad affermare che la questione di genere è un problema, oppure che semplicemente non esiste.

Come sappiamo che ci sono svariate, infinite?, femminilità, perché si continua a parlare di mascolinità al singolare? Letourneur affronta il tema attingendo ai più importanti studi di genere, alle statistiche, ai casi di cronaca e alla sua esperienza, ma senza mai metterla al centro del testo. Una scelta che punta sull’oggettività dei fatti.

La struttura

Quotidianamente incontriamo degli esseri umani e mentalmente spuntiamo la casella “uomo” o “donna” senza pensarci troppo. Questo processo si chiama genderizzazione. Ed è proprio in questo automatismo che si nasconde un gran numero di preconcetti sulla mascolinità e sulla femminilità su cui non riflettiamo mai granché, dato che si tratta generalmente di idee che son già state pensate per noi.

Il libro si divide in quattro parti: 1) la natura maschile, 2) quello che si dice degli uomini, 3) gli uomini tra loro, 4) con le donne. La bravura di Letourneur sta nel riuscire a condensare e spiegare in maniera semplice (ma non semplificistica) anni di studi e teorie su questi delicati argomenti, ma calandole sempre – senza sconti e senza mezzi termini – nella nostra quotidiana realtà.

Letourneur usa una lingua schietta, precisa, efficace in cui si possono ritrovare tutti i termini utilizzati al giorno d’oggi per parlare della questione di genere (imparandone anche di nuovi). Sia che si abbia già un’infarinatura sull’argomento e sia nel caso contrario, i passaggi dell’autrice da un tema all’altro si seguono agevolmente e ci si interroga insieme a lei su significati universali, immagini culturali e necessità di nuove parole e nuovi pensieri.

L’argomento affrontato è complesso e dalle molte sfaccettature, i fattori da tenere in considerazione sono tanti, ci si potrebbe smarrire facilmente. Un saggio di questo tipo ha il pregio di toccare tutti i cardini del discorso senza perdere di vista la rotta – la decostruzione della mascolinità – e con il plus di fornire alla fine di ogni capitolo gli strumenti bibliografici per ulteriori approfondimenti da parte dei lettori. 

A contornare la narrazione di Letourneur ci pensano i suoi disegni ironici ed auto-esplicativi che accompagnano ogni capitolo, insieme al suo dissacrante senso dell’umorismo che non risparmia proprio nessuno. 

Qualche esempio 

Anche l’uomo più decostruito del mondo trae beneficio dal patriarcato.

In Uomini non si nasce impariamo a non dare nulla per scontato e ad analizzare strato per strato tutti gli elementi che si costituiscono come parte integrante delle relazioni tra uomini e donne, tra donne, tra uomini. Ad esempio abbiamo mai fatto caso al manspreading, pratica maschile che consiste nell’allargare al massimo le ginocchia quando ci si siede sui mezzi pubblici? E del fatto che le donne camminando per strada siano molto più propense a spostarsi per far passare gli altri, solitamente uomini dalla camminata decisa?

Se il patriarcato afferma che gli uomini non piangono (non devono piangere) è anche vero che l’alessitimina, la difficoltà a individuare, gestire ed esprimere le proprie emozioni, è prevalentemente maschile. A questo dato possono essere correlati i tassi più alti di dipendenze e comportamenti violenti da parte degli uomini? 

O ancora, perché la nostra società è organizzata con una tendenza all’omosocialità, cioè alla frequentazione di persone dello stesso genere per relazioni di natura non sessuale? 

Letourneur non cerca risposte definitive e granitiche, perché il processo di decostruzione del patriarcato e della mascolinità è appena iniziato e ha bisogno ancora di molte voci e di molte domande. Questo libro è un ottimo punto di partenza per cominciare a riflettere sulla questione di genere perché ci pone quelle domande che tutt* dovremmo cominciare a fare e a farci.