Una vita di giorni impossibili di Tabitha Bird: il dolore e la rinascita nel romanzo d’esordio

Recensione del romanzo Una vita di giorni impossibili di Tabitha Bird

Una vita di giorni impossibili (A lifetime of impossible days) è l’esordio letterario della scrittrice australiana Tabitha Bird edito in Italia da Biplane Edizioni.

Trama

Un giorno del 1965 la giovane Willa di 8 anni riceve una scatola misteriosa contenente un barattolo di vetro e le istruzioni: “Un oceano: seminare in giardino”. Willa lo fa e in qualche modo si crea un varco temporale che le permette di incontrare le se stessa del futuro. La donna che sarà a 33 anni nel 1990 e l’anziana di 93 nel 2050. Riconoscersi non sarà semplice, tutte e tre le versioni lottano con un presente tormentato e un passato doloroso con i quali è difficile fare i conti.

La più piccola vive una situazione complicata dove il padre è un uomo violento che abusa di lei e della sorella Lottie. Willa-di-mezzo (così come spesso viene soprannominata nel libro) è apparentemente una donna felice: è sposata con 2 figli, Eli e Seb, ma non sa che un tragico destino la aspetta. Inoltre la sua serenità è effimera, i ricordi del passato sono una ferita aperta che ancora nel 1990 non è riuscita a rimarginare.

Silver Willa è un ormai una signora molto anziana, ha problemi di memoria e solo per alcuni istanti riesce a ricordare le terribili atrocità dei giorni andati. Riuscirà l’incontro tra le tre donne a cambiare il corso degli eventi e far si che il passato di Willa non si costelli di soli momenti atroci e dolorosi?

Una storia di guarigione e rinascita

L’esordio letterario di Tabitha Bird è molto convincente: oltre all’idea originale della trama, l’autrice australiana affronta tematiche molto complicate in maniera delicata senza togliere loro la giusta importanza. Violenza, droga, abusi vengono raccontati attraverso gli occhi delle tre Willa. Una vita di giorni impossibili è quindi una storia di dolore. Ma è anche una storia di guarigione e di rinascita: Willa imparerà a sue spese la necessità di curare le ferite e di perdonare il proprio passato. Guarire è un processo quanto difficile quanto salvifico.

La caratterizzazione delle tre Willa è l’elemento più riuscito dell’intero romanzo. La piccolina è una bambina spaventata dal padre ma al tempo stesso desiderosa di ottenere l’amore di entrambi i genitori (se il papà è una figura violenta la madre è un’assente e non riesce mai ad imporsi per proteggere le figlie, e questo la rende agli occhi del lettore una figura decisamente negativa). È piccola eppure cerca in tutti i modi di sembrare grande, prendendosi sulle spalle delle responsabilità troppo grosse rispetto alla sua giovane età.

Willa-di-mezzo è una donna apatica, schiava del proprio dolore e apparentemente incapace di affrontare i problemi: inizialmente forse delle 3 Willa è quella a cui si fa fatica ad affezionarsi. In realtà, più si procede con la lettura, più si capisce quante difficoltà ha dovuto sopportare. Silver-Willa è una nonnina simpatica a cui,invece, si vuole subito bene. Gli sprazzi di lucidità portano alla luce una vita costellata da dolori indicibili che rendono il suo personaggio di una tenerezza disarmante. Insomma, 3 Willa diverse tra loro eppure così simili: Tabitha Bird è riuscita a rendere vivo e credibile il percorso di crescita.

Se dal punto di vista dell’intreccio e della caratterizzazione il romanzo funziona molto bene, lo stile lascia in certi punti un pò perplessi. Non sempre la lettura risulta scorrevole – anche se forse bisognerebbe capire se ciò dipende dal testo originale o dalla traduzione – ma ciò non compromette comunque l’esperienza di lettura, che risulta piacevole nonostante le tematiche non semplici affrontate.

Un esordio letterario a cui vale la pena dare una possibilità!