Il fragile equilibrio nel rapporto madre-figlia: Una minima infelicità di Carmen Verde

In lizza per il Premio Strega 2023 troviamo un piccolo gioiello edito Neri Pozza. Carmen Verde ha scritto un romanzo intenso che ci parla della relazione disfunzionale tra una madre e una figlia e di quella minima infelicità che circonda il loro mondo interiore.

L’infelicità è irragionevole. C’è chi ne è oppresso già dalla nascita e chi, sopperendo alla mancanza di predisposizione naturale, rimane così a lungo a contemplarla in sua madre da arrivare a sentirne nella pelle gli spini.

Titolo: Una minima infelicità
Autrice: Carmen Verde
Casa editrice: Neri pozza
Anno di pubblicazione: 2022
Numero di pagine: 160

Trama

Annetta Baldini è una ragazza minuta, di bassa statura e con proporzioni atipiche. Sin da quando era piccola si è sempre sentita diversa, invidiando l’altezza delle sue compagne di classe e le loro proporzioni perfette, e portandosi dietro una grande vergogna verso il proprio corpo. Così, col trascorrere degli anni, Annetta cresce silenziosa e obbediente per cercare di passare inosservata il più possibile.

L’unico elemento di vanto della sua vita è sua madre, Sofia Vivier, una donna enigmatica e affascinante. Sofia è un personaggio multiforme che traspare, attraverso le parole della figlia, come una donna fragile, inquieta e infedele al marito. Nel testo non mancano i commenti volgari dei suoi compaesani che la definiscono una puttana e una pessima madre. Ciò che in realtà è un’irrefrenabile ricerca dell’amore, in tutte le sue forme.

La vita non è meno della letteratura. Bisognerebbe studiare a scuola l’infelicità delle nostre madri.

Se Sofia viene criticata come la “puttana”, sua madre Adelina veniva appellata come la “pazza” a causa della sua instabilità mentale, il suo internamento in manicomio, dei suoi atteggiamenti pubblici oltraggiosi e del suo suicidio. È questo ciò che perseguita la donna, un eterno loop familiare da cui non si riesce ad uscire. Ed è soprattutto questo a limitare la vita di sua figlia Annetta.

Annetta dipende totalmente da sua madre, ne ricerca le attenzioni e la ammira per tutto. Questa venerazione è probabilmente derivata dal legame insicuro che Annetta ha con Sofia. Sua madre non è sempre presente (psicologicamente e fisicamente) e questo scatena in lei una costante insicurezza e una totale angoscia di abbandono.

La mia missione – sublime quanto irrealizzabile – era meritare finalmente l’attenzione di Sofia Vivier. La felicità di poter dire, come il piccolo contadino d’Ars, “io la guardo e lei mi guarda”, a me era negata. Mamma non mi guardava mai. Ma la sua indifferenza non faceva che accrescere il mio amore già smisurato

Il fragile equilibrio creatosi in casa viene spezzato quando in famiglia fa il suo ingresso Clara, una nuova domestica severa e autoritaria che in pochissimo tempo riuscirà ad assumere il pieno controllo della casa impartendo ordini a tutti. Sarà lei a decidere svariate cose come ad esempio le nuove regole della casa e il nuovo stile di educazione per Annetta. Inoltre, si diletterà a torturare Sofia attraverso micro-vendette fino al giorno in cui verrà licenziata.

Un altro momento profondamente difficile arriva con la morte del padre di Annetta, un uomo poco presente ma ben consapevole. Antonio Baldini lavorava nel suo negozio di tessuti, era discreto e timoroso. Sapeva bene che sua moglie lo tradiva ma non ha mai voluto approfondire l’argomento.

La sua assenza, inaspettatamente, crea un nuovo vuoto in casa Baldini. Un vuoto da cui sembra impossibile uscire. Insieme ai debiti, infatti, crescerà anche una distanza insormontabile tra madre e figlia.

Considerazioni

Questo libro è un compendio di infelicità. Un’infelicità che viene tramandata e insegnata tra le stanze di una casa attraverso il silenzio e la passività. Ne sono testimone gli occhi spenti, i luoghi grigi e i tantissimi non detti familiari.

L’intera storia ci viene raccontata attraverso le fotografie che Annetta si passa fra le mani, ormai adulta. Pagina dopo pagina si delinea un’assidua guerra interna che sua madre ha combattuto con piccoli e grandi vizi per evitare qualsiasi minima infelicità. Guerra che molto spesso è stata persa gettando Sofia nel disorientamento e nella solitudine. Un contesto familiare che ha delineato la personalità fragile della sua unica spettatrice, Annetta.

L’infelicità non è soltanto una categoria dello spirito. Se così fosse, se si trattasse di una faccenda esclusivamente interiore, chiusa nel segreto del nostro essere, nessuno riuscirebbe a vederla. No. L’infelicità è un luogo, un luogo fisico, una stanza buia nella quale scegliamo di stare. 

Le vicende sono tutte raccontate all’interno di casa, un luogo che assume i tratti claustrofobici di una prigione. Una casa che non è un luogo sicuro ma, piuttosto, un insieme di stanze piene di ricordi infelici.

Carmen Verde ci consegna un racconto inedito che scorre nelle memorie della protagonista, dall’infanzia all’età adulta. Ricordi di una donna che sembra perseguitata dai fantasmi della sua famiglia e che forse non riuscirà mai ad uscire da quel destino segnato verso l’infelicità.