Un viaggio verso la follia: Vertigine di Franck Thilliez

Ci sono nomi nel panorama del genere thriller che ogni lettore probabilmente conosce, a prescindere dal fatto di averne letto o meno gli scritti. Tra questi troviamo Franck Thilliez, l’autore di Vertigine, che viene annoverato tra i più nominati in Francia, i cui libri hanno venduto milioni di copie. In Italia i suoi romanzi sono pubblicati dalla casa editrice Fazi.

Vertigine

Trama

Jonathan Touvier, Farid Houmad e Michel Marquis sono tre uomini che non si conoscono e che apparentemente sembrerebbero non avere nulla in comune, a parte l’essere vittime di un qualche piano malato e sadico che li vede prigionieri in una grotta buia e fredda. Il primo ha una catena al polso ma con la compagnia del suo fidato cane Pokhara, il secondo ha una catena alla caviglia e il terzo è libero da qualsivoglia vincolo ma con una grottesca maschera di ferro in testa e la consapevolezza di non potersi allontanare troppo dai compagni se non vuole sentirsi saltare in aria.

Improvvisamente i protagonisti si rendono conto di avere dei biglietti sulle spalle che recitano rispettivamente Chi sarà l’omicida? Chi sarà il bugiardo? Chi sarà il ladro? Inizia così una vera e propria discesa verso gli inferi alla scoperta della sopportazione umana e della sofferenza, tra bugie e verità non dette, tra desiderio di sopravvivenza e terrore puro.

In una situazione estrema, credo che vengano, in ordine cronologico, l’istinto, poi i sentimenti e, in ultimo, i pensieri. Ecco perché le situazioni estreme sono pericolose, perché l’istinto può spingerci a commettere azioni che sfuggono a qualsiasi razionalità. In quei momenti, è dunque impossibile sapere cosa è giusto e cosa no…

Una vertigine di emozioni

Vertigine è un libro in cui prevalgono la disperazione e l’angoscia dovute all’omissione della realtà, o la distorsione di essa. Tutto quello che il lettore sa è frutto del racconto di Jonathan Touvier, ex alpinista, ed è chiaramente offuscato dal suo punto di vista e dalla sua percezione. La situazione vissuta, probabilmente, sarebbe stata diversa se raccontata da Farid o da Michel. Inoltre questo fa in modo che si crei un’empatia particolare proprio con lui, ma c’è un motivo ben preciso ai fini della trama se il nostro unico narratore è proprio Jonathan.

Nonostante il POV unico, le emozioni e le sensazioni provate dagli altri personaggi sono ben descritte e per questo molto percepibili e soprattutto reali; la frustrazione, la paura, il dolore, il desiderio di continuare a vivere e quello di conoscere ogni verità, gli infiniti dubbi e i ricordi.

Mi dico allora che c’è di peggio che morire qui: è viverci.

La paura, della morte, dell’ignoto, del buio, di se stessi e dei compagni, può avere infinite sfaccettature e può essere una grande alleata ma anche un’acerrima nemica. Essa, infatti, spinge l’uomo a volersi salvaguardare, ma anche a superare ogni limite per riuscirci, facendo cose inaccettabili in una società civilizzata, in una sorta di abbandono agli istinti più primitivi e feroci. La storia che ci viene proposta non è di certo priva di trigger warning: tra torture, cannibalismo, violenza e maltrattamento di animali, Thilliez ha mantenuto una certa crudezza per tutta la durata del racconto.

Se la natura può rivelarsi un’assassina spietata, l’uomo può trasformarsi in un predatore senza scrupoli.

Vero o falso?

In Vertigine la cosa che colpisce maggiormente è sicuramente il modo in cui l’autore è riuscito, attraverso le descrizioni, a rendere tutto così realistico. Il lettore, senza dubbio, si immedesima e può arrivare a sentire la fame e il freddo che patiscono i personaggi, la perdita della cognizione del tempo e dello spazio, il senso di solitudine e abbandono che li attanaglia. Le rare volte in cui hanno potuto constatare la presenza di altri esseri viventi, seppur molto pochi, ne sono rimasti in qualche modo rinvigoriti, sentendo la speranza di poter sopravvivere. Ma allo stesso tempo in altri casi la loro presenza li ha abbattuti maggiormente, sottolineando indirettamente il fatto che queste creature, volendo, possono avere una libertà che a loro purtroppo viene negata.

Come con la musica che accompagnava gli ebrei durante i lavori forzati ad Auschwitz, questi canti stanno a significare che un uccello potrebbe anche scappare da questa grotta, noi no.

A emozionare il lettore, parallelamente alla sofferenza che vivono i tre protagonisti della vicenda, ci sono anche i racconti di vita degli stessi. Una moglie malata e in fin di vita che attende un’operazione importante, un figlio venuto a mancare a causa di un male troppo forte, la perdita di un amico caro, una vita passata tra le strade in compagnia di gente poco raccomandabile, un orientamento sessuale che è causa di vergogna, l’amore per la stessa donna condiviso da due amici che sono come fratelli.

Ogni episodio che viene riportato risulta molto suggestivo e toccante, eppure per gran parte della lettura non si riesce a capire, al di là del dolore, cosa accomuna queste tre figure. Quando però ogni nodo viene al pettine, tra situazioni estreme e crolli mentali, esce fuori uno schema fatto di manipolazioni e menzogne, un piano così ben elaborato e architettato in ogni minimo particolare, da risultare anche troppo artefatto.

Considerazioni

Vertigine è un romanzo claustrofobico ed estremo, un thriller in cui la lotta alla sopravvivenza è il fulcro della storia, accompagnata dalla menzogna e dalle conseguenze che da questa scaturiscono. Difatti non tutto è come appare, sembra più un gioco di inganni e illusioni, in cui ad avere le allucinazioni sono non solo i protagonisti ma anche i lettori. Le vicende narrate avvengono perlopiù nella grotta in cui i tre sono bloccati, perciò in un abisso, questo può risultare paradossale se accostato al titolo del libro.

È un libro molto lento, ma non per questo monotono, in cui ogni capitolo termina con quel pizzico di suspense che spinge chi legge ad andare sempre avanti, intrappolato in un loop infinito di curiosità, adrenalina e ansia. La sete di sapere non viene mai del tutto appagata, il dubbio continua fino alla fine imperterrito ad accompagnare il lettore durante la sua immersione nella storia, rendendolo sempre più smanioso e desideroso di arrivare a un epilogo.

Nonostante Thilliez sia molto descrittivo nel suo modo di raccontare i fatti, non risulta mai pedante o prolisso. Ogni dettaglio a tempo debito mostra la sua utilità ai fini della trama, tessendo capitolo dopo capitolo una tela sempre più fitta e complicata (quindi occhio a tenere sempre alta l’attenzione, anche il più insignificante dei dettagli può rivelarsi importante).

Arrivati ai capitoli finali tutto sembra essere ribaltato e allucinato, un senso di confusione totale colpisce in pieno il lettore che si può sentire spaesato e disorientato, fino alla lettura dell’epilogo che, per l’ennesima volta, capovolge la situazione. Forse le rivelazioni finali non sono propriamente inaspettate e impreviste, ma non per questo risultano essere meno d’effetto o deludenti.

Autore

Franck Thilliez nasce ad Annecy, e oltre a essere un ottimo scrittore è un ingegnere informatico. Ha vinto i premi Prix des lecteurs «Quais du Polar» 2006 e Prix SNCF du Polar 2007. Fazi Editore ha pubblicato la trilogia composta da Il manoscritto, C’era due volte e Labirinti, e i romanzi Il sogno, Puzzle e Vertigine (tradotto da Daniela De Lorenzo).

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