Un salto nel buio con Stephen King

Dopo il suo ultimo successo Holly (traduzione di Luca Briasco, edito Sperling & Kupfer) uscito nelle librerie italiane a settembre dello scorso anno, il maestro dell’horror torna in contemporanea mondiale in tutte le librerie per terrorizzarci con la sua ultima raccolta intitolata You like it darker (traduzione di Luca Briasco, edito Sperling & Kupfer). Il titolo è liberamente ispirato al brano di Leonard Cohen You want it darker (… ma questa è un’altra storia).

You like it darker

Durante un assolo di chitarra

Alcuni dei racconti presenti nella raccolta sono già conosciuti, come Willie lo strambo o Laurie, ma otto di dodici sono inediti. Nella postfazione del libro l’autore ci confida come alcuni sono entrati nella sua testa , come Serpente a sonagli, letteralmente esploso mentre ascoltava l’assolo di chitarra di un brano; oppure per l’Incubo di Danny Coughlin, pensato mentre King si chiedeva che cosa succederebbe se un uomo avesse un unico flash psichico? Un sogno che gli mostrasse dov’è sepolto un corpo? 

Dai boschi ultraterreni…

In You like it darker, King indaga nell’oscurità della mente umana per dar vita a episodi distinti tra loro e che rasentano le paure più grandi di ogni lettore. Siamo lontani dalle trame soffocanti e psicotiche già esplorate (vedi Misery non deve morire), a favore di elementi ugualmente angoscianti e che virano verso il soprannaturale e al paranormale. Due bastardi di talento, ad esempio, è il primo dei dodici racconti in cui due amici di vecchia data scompaiono in un bosco e avranno una terrificante esperienza paranormale che gli procurerà fama e successo… ma a quale costo?

…alle vecchie stradine americane

I bambini stanno ispezionando il furgone in cima all’altura dove un tempo sorgeva lo Slide Inn. La gomma sul lato del guidatore è a terra. Mentre Mary si sposta davanti per dare un’occhiata alla targa, Billy si spinge sull’orlo della grande buca dove un tempo c’era l’albergo. Guarda in basso e vede che è piena d’acqua scura, dalla quale sbucano qua e la travi carbonizzate, ma anche la gamba di una donna con una sneaker azzurra. Rimane a fissarla, paralizzato, poi indietreggia.

“L’immaginazione ha fame e ha bisogno di essere nutrita”

Amiamo Stephen King perchè rende umano ciò che non lo è: tornare a leggere un suo libro, che sia una raccolta di racconti, un horror fantascientifico o un thriller psicologico equivale a sedersi sulla poltrona e avere l’impressione di immergersi in un “focolare domestico”. Un lusso che raramente riusciamo a concederci leggendo libri di questo tipo. Saranno i suoi personaggi estremamente umani, la sua America viva, con le sue stradine di campagna o di città con i suoi supermercati e i suoi agenti di polizia, insomma tutto ciò che la sua mente riesce a produrre torna a essere “un buon vecchio amico’’.


Le storie dell’orrore sono meglio apprezzate da chi è compassionevole ed empatico. Un paradosso ma è la verità. […] ho cercato con grande determinazione di scrivere il mondo reale per quello che è, e di dire la verità sull’America che conosco e che amo. Alcune di queste verità sono brutte, ma, come dice la poesia: le cicatrici diventano nei affascinanti quando c’è amore.