Un Salmo per robot, tisane e il senso della vita

Un salmo per il Robot” (Titolo originale: A Psalm for the Wild-Built) è il primo volume della dilogia “Monk & Robot” scritta da Becky Chambers e pubblicata fra il 2021 e il 2022 dalla casa editrice Tor. Il primo volume della dilogia è stato pubblicato in Italia a Gennaio 2024 da Mondadori, nella Collana Urania.

In questa novella l’utopia di un mondo quasi “troppo bello per essere vero” si unisce a elementi del sotto-genere cozy fantasy, sfociando nel genere hopepunk. Al posto di atmosfere misteriose e cupe, intrighi e guerre sanguinose, troviamo sensazioni pacifiche e rilassanti, e una spinta positiva verso il progresso, visto attraverso le lenti della generosità e della gentilezza.

L’ambientazione: progresso tecnologico e natura selvaggia

Siamo su Panga, un pianeta simile alla Terra se non per il fatto che, a un certo punto nel passato, i robot sono diventati senzienti.

La tecnologia è sempre stata e continua a essere al centro della vita degli esseri umani che abitano Panga, eppure mancano le fabbriche: quelle che esistevano sono ormai soltanto rovine, vago ricordo di un passato che la gente non vuole dimenticare né ripetere.

I robot, una volta diventati senzienti, decisero di allontanarsi, andando a vivere nelle foreste e rinunciando per sempre a qualsiasi tipo di contatto con le persone. A oggi, i robot continuano a esistere, ma gli esseri umani non ne vedono uno da anni.

Questa transizione fece da catalizzatore verso uno slancio in positivo nella vita degli umani: lasciata per sempre alle spalle l’Era delle Fabbriche, vivono ora una vita verde altamente sostenibile, sistemandosi in piccoli villaggi e usando materiali biodegradabili per costruire l’essenziale.

Centrale è la ritrovata armonia con la natura: gli umani hanno strade per viaggiare, tuttavia non osano camminare nella natura selvaggia, perché capiscono che non quello non è più il loro posto.

I personaggi: Sibling Dex, Mosscap e lo scopo della vita

Due sono i personaggi principali di questa storia: il primo di questi è Sibling Dex, monaco non binario devoto ad Allalae, divinità dei piccoli piaceri e delle comodità della vita. Il suo lavoro consiste nel viaggiare con il suo carro e nel servire miscele speciali di tè a chiunque abbia bisogno di sfogarsi, di essere ascoltato, o semplicemente di una pausa.

Tuttavia, Dex ultimamente non riesce a godere del proprio lavoro come un tempo e, decidendo di intraprendere un viaggio in cerca di chiarezza interiore, si imbatte in un robot. Questo incontro rappresenta una sorpresa sconvolgente per Dex, che ha sempre soltanto sentito parlare dell’Era delle Fabbriche, e resta di stucco nel momento in cui l’automa, che si presenta come Mosscap, domanda: ”Di cosa hanno bisogno gli esseri umani?”.

Il robot è stato incaricato dalla sua specie di osservare e conoscere gli esseri umani dopo così tanto tempo passato in isolamento, e Dex è la prima persona che incontra. Ma come può Dex rispondere alla domanda del robot? Come può sapere quali sono i bisogni dell’umanità, qual è il loro scopo, quando non è nemmeno sicuro dei propri?

Inizia quindi il viaggio di questa strana coppia, con Dex a fare da mediatore fra il robot e il resto dell’umanità e Mosscap, il quale cerca di cogliere l’essenza delle persone partendo dall’osservazione del proprio compagno di viaggio. Più i due passano tempo insieme, più crescono: dal loro confronto derivano profonde conversazioni e tra i due sboccia un’amicizia non convenzionale, eppure toccante.

Considerazioni

Un salmo per il Robot” risulta scorrevole e piacevole alla lettura, pur proponendo temi profondamente personali – al limite del filosofico – in modo estremamente delicato.

Vi troviamo l’utopia di un mondo di nuovo verde e confortevole, calato in una realtà in cui gli esseri umani, avendo riflettuto sui propri errori e sullo sfruttamento totale della loro terra e degli strumenti a loro disposizione, riescono ora a convivere con il proprio pianeta in una sorta di pacifica simbiosi.

Altro punto cardine è proprio l’idea dello sfruttamento: il fantasy si mescola all’etica quando il lettore è chiamato a porsi delle domande sull’etica del consumo: le fabbriche, così centrali della società contemporanea, continuerebbero ad esserlo se ogni macchinario esistente sviluppasse improvvisamente una coscienza? Ragionando sui concetti di utilizzo e sfruttamento, dove termina uno e inizia l’altro?

I personaggi sono ben caratterizzati: è facile immedesimarsi in Dex. Dopotutto, chi non ha vissuto gli stessi suoi dubbi e preoccupazioni? L’incertezza per il futuro, la paura di non fare abbastanza, la frustrazione di avere tutto ciò di cui si ha bisogno, eppure sentire che manca ancora qualcosa, senza però capire cosa sia.
All’opposto c’è Mosscap, in tutta la sua purezza e semplicità: profondamente sicuro della sua identità di macchina e del suo compito di comprendere gli esseri umani, Mosscap diventa un punto saldo, completamente soddisfatto di essere sé stesso e semplicemente di essere.

Sebbene sia bello avere già tutto chiaro, “Un salmo per il Robot” ci ricorda che va bene essere ancora incerti, in cerca di sé stessi. Va bene rallentare, fare delle pause nel corso del nostro viaggio interiore.

“…it is enough to exist in the world and marvel at it. You don’t need to justify that, or earn it. You are allowed to just live.”

A psalm for the Wild-Built