19 Aprile 2024

Un ritratto dell’artista da giovane di James Joyce

A proposito di Ritratto dell’artista da giovane, James Joyce scrive:

La personalità dell’artista, dapprima un grido, una cadenza o uno stato d’animo, poi una narrazione fluida ed esterna, si sottilizza alla fine sino a sparire, si spersonalizza, per così … Il mistero della creazione estetica, come quello della creazione materiale, è compiuto. L’artista, come il Dio della creazione, rimane dentro o dietro al di l là o al di sopra dell’opera sua, invisibile, sottilizzato sino a sparire, indifferente, occupato a curarsi le unghie.

L’estetica di Joyce

Queste poche righe spiegano perfettamente l’estetica dello scrittore irlandese, la stessa che ammanta Il ritratto dello scrittore da giovane. Si tratta di un racconto di formazione che si basa su un’estetica ben precisa che non tocca affatto i toni lirici paragonabili alle opere di Proust o Stendhal, ma è un’estetica del naturalismo quasi vicina ad autori come Maupassant e ai fratelli De Goncourt. Si tratta infatti di un’estetica di una realtà decadente fatta tutta di sensazioni oscure, di odori di putrefazione e di sudiciumi, di emozioni contrastanti e di percezione dell’orrido.

Ritratto dell'artista da giovane

Stephen Dedalus è il protagonista del romanzo, che in tutta sicurezza può definirsi l’alter ego dell’autore durante la sua gioventù e che affronta una crescita personale estremamente difficile, perché permeata da un cattolicesimo eccessivamente rigido. L’infanzia di Stephen si svolge infatti in maniera travagliata all’interno di un collegio cattolico impregnato da principi che condannano i peccati della carne e che contemplano la sofferenza del corpo per la salvezza dell’anima. Inizialmente, Stephen appare affascinato dall’aura sacerdotale con cui si trova a contatto, ma con l’adolescenza inizia a meditare idee opposte e a scostarsi da questa visione religiosa delle cose. Stephen ha il nome del Santo protomartire e il cognome mitologico Dedalus, che racchiude il significato di labirinto perché la sua personalità è labirintica:

Era verso la fine del suo primo semestre al collegio, quando si trova in sesta. La sua natura sensitiva dolorava ancora sotto le sferzate di un modo di vita compreso e squallido. La sua anima era ancora tormentata e abbattuta dal fenomeno inerte di Dublino. Era emerso da un periodo di due anni di fantasticherie per trovarsi nel mezzo di un nuovo spettacolo, ogni avvenimento e figura del quale lo colpiva intimamente, lo scoraggiava e lo lusingava e, lusingante o scoraggiante, lo riempiva sempre di inquietudine e pensieri amari. Tutta la libertà che la vita di scuola gli lasciava, la passava in compagnia di scrittori sovversivi, le beffe e la violenza verbale dei quali gli mettevano un fermento nel cervello prima di trovare uno sfogo nei suoi crudi scritti.

E proprio in questa sua personalità labirintica emerge l’estetica di James Joyce, l’estetica di uno squallore affrontato dal protagonista in modo coscienzioso e con lucida consapevolezza.

Fu conscio del fallimento e della scoperta, dello squallore della sua mente e di casa sua, e si sentì contro il collo l’orlo scabro del colletto rivoltato e consunto.

La ribellione

Stephen è un ribelle del sistema, così come lo è il giovane Holden di Salinger. Stephen vive in una società opprimente, che colpevolizza i peccati della carne e le idee radicali, come quelle del politico Charles Stewart Parnell. L’atto di ribellione di Stephen consiste nel trasgredire le regole e percepire le macchie delle sue trasgressioni intimamente e profondamente.

Tutti quei concetti teologici sul peccato non fanno altro che schiacciare Stephen e rinchiuderlo in un gabbia come un animale indifeso. Tutto quello che conta per Stephen è diventare un artista, sognare in grande e fuggire da quella gabbia di oppressione. Pur nutrendo tale malessere, Stephen sperimenta l’amore nei confronti di una ragazza, quello profondo e travolgente che si prova da adolescenti, ma non sarà destinato a sbocciare perché il giovane è incapace di confessarle i propri sentimenti:

Il cuore gli danzava sui movimenti di lei come il sughero su un’onda. […] << Anche lei desidera che l’afferri >> pensava << è per questo ch’è venuta con me al tram. Potrei afferrarla facilmente, quando sale al mio gradino: nessuno vede: potrei afferrarla e baciarla >>.

Astenersi dal peccato

Successivamente, Stephen sperimenta la sensazione di benessere che si prova dopo aver espiato i propri peccati e per un momento crede di poter cambiare, crede che tutto possa tornare alla normalità e che la sua ribellione non causerà mai più problemi a se stesso e agli altri. Decide di darsi delle regole, di astenersi dal cedere al peccato dei sensi e di praticare il digiuno. Ma il suo è tutto un inutile tentativo di reprimere se stesso e al contempo la propria felicità. Stephen comprende che la vita sacerdotale non potrà mai essere il suo futuro e che non potrà astenersi completamente da quello che è qualcosa di estremamente naturale e umano come il piacere fisico.

Com’era stato sciocco il suo tentativo! Aveva cercato di costruire una diga di ordine e di eleganza contro le sordide maree della vita esterna e di arginare, con regola di condotta, con interessi attivi e nuovi rapporti filiali, la violenza periodica delle sue intime maree. Tutto inutile. Dall’esterno come dall’interno, l’acqua aveva straripato: ancora una volta le onde si dibattevano selvaggiamente sugli argini distrutti.

Stephen constata quasi con una vena comica che il suo nome, quello di un santo, non rispecchia affatto una vita santa. Ma l’ossessione stessa di non cedere al peccato per timore della punizione divina, gli dona la consapevolezza che quei precetti di cui è permeata l’Irlanda non siano giusti per lui, come non lo erano per suo padre, che ha scelto di accettarli passivamente.

A diciotto anni, Stephen intraprende la strada del college insieme ad amici fidati con cui condivide i propri pensieri, le proprie aspirazioni e le proprie conversazioni intellettuali. Proprio al college, con maggiore libertà, ha modo di sperimentare l’amore per la scrittura con esiti sconosciuti al lettore. Stephen progetta anche un viaggio a Parigi, ma questo non avverrà perchè il personaggio è ben presente (sempre sottoforma di alter ego) nel romanzo Ulisse, dello stesso autore.

Benvenuta, oh vita! Vado a incontrare per la milionesima volta la realtà dell’esperienza e a foggiare nella fucina della mia anima la coscienza increata della mia razza.

Ritratto dell’artista da giovane

Emblematici sono i continui riferimenti alla morte e alla putrefazione. Già da ragazzino, Stephen racconta di essere caduto in un fosso e in preda alla febbre, in infermeria, aveva sognato la propria morte. Inoltre, appeso al muro davanti a sé, poteva vedere il ritratto del politico Parnell, che storicamente lottava per l’autonomia dell’Irlanda. Impliciti i riferimenti mitologici appena accennati (che a loro volta fanno riferimento a Ulisse) e a Dante (il nome della zia Dante, che suona come ‘auntie‘; il viaggio travagliato di Dante nella Divina Commedia).

Ritratto dell’artista da giovane è il romanzo dell’artista, dell’antieroe oppresso dalle convenzioni e dai precetti di una società ristretta, che sperimenta la libertà solo dopo aver sofferto ed essersi ribellato. In qualche modo, il suo atto di ribellione e il fatto di aver scelto in tutta consapevolezza secondo le proprie aspirazioni lo rende un eroe agli occhi del lettore.

Il romanzo è narrato in terza persona e presenta pochi dialoghi, perché Stephen tende a un flusso di coscienza, a volte onirico e a volte si tratta soltanto di un monologo con se stesso. I dialoghi non risultano fondamentali perché il vero intento del romanzo è presentare al lettore il processo di crescita psicologica, fisica ed emotiva del giovane Stephen Dedalus, o meglio, come afferma il titolo stesso: il ritratto dell’artista da giovane, per l’appunto.