Un milione di stanze tutte per sé: leggere Virginia Woolf oggi

Dopo il celebre saggio La fine dell’amore. Amare e scopare nel XXI secolo, edito in Italia da Fandango nel 2022, Tamara Tenenbaum torna in libreria con un interessante saggio sulle riflessioni scaturite dalla sua opera di traduzione del celebre saggio di Virginia WoolfUna stanza tutta per sé – dal titolo Un milione di stanze tutte per sé. Nel 2022 alla scrittrice argentina viene commissionata una nuova edizione della celebre opera, e durante questa riscrittura la Tenenbaum ha modo di riflettere sul ruolo della donna oggi, partendo proprio dal saggio della Woolf.

Una stanza tutta per sé: Virginia Woolf e il materialismo

Cercare di sintetizzare le tematiche centrali del saggio della Tenenbaum è, senz’altro, un lavoro complesso. Le riflessioni scaturite dalla rilettura di un classico come quello della Woolf, che ancora si mostra estremamente attuale, sono numerose e in grado di regalarci uno spaccato preciso della condizione odierna della donna.

In questo frangente, la giovane scrittrice argentina intende l’opera della Woolf come un pezzo della tradizione dall’importanza fondamentale, dalla quale si deve partire per abitare e scrivere il futuro. La tesi espressa in Una stanza tutta per sé è vista dalla Tenenbaum come una forma di materialismo marxista; l’idea che una donna per scrivere abbia bisogno di una rendita che le consenta di vivere e di uno spazio proprio, privo del controllo altrui, appare come tesi estremamente concreta. La Woolf si pone, sottolinea l’intellettuale argentina, immediatamente sul piano della sussistenza, sottolineando come in assenza di quest’ultima risulti impossibile dedicarsi al lavoro intellettuale.

In questo modo, si pone l’accento sulle condizioni produttive della letteratura, un tema oggi sempre più attuale a causa di un mercato del lavoro culturale caratterizzato dal precariato, accanto al quale Woolf sottolinea un altro elemento centrale: la libertà di utilizzare liberamente i mezzi economici che garantiscono la nostra sussistenza. La rendita e la stanza tutta per sé non basta a garantire la possibilità di scrivere alle donne; la libertà di usufruire delle proprie risorse è il punto chiave del discorso.

L’obiettivo di Un milione di stanze tutte per sé non è, dunque, fare una mera analisi dell’opera della Woolf, bensì rileggere un classico per cercare quelle risposte che oggi servono a noi.

Sto andando in Una stanza tutta per sé per fare quel che Virginia diceva che facciamo con i classici greci: cercare, più che ciò che Virginia intendeva, ciò che a noi manca.

Il ritorno del conservatorismo

La rilettura del classico femminista solleva, dunque, molte questioni, ed è proprio grazie a esse che Tenenbaum riflette sulla situazione attuale delle donne – e non solo – esaminando le tematiche più scottanti della nostra epoca: la rinascita dei valori tradizionali, la precarietà lavorativa, il cibo, il denaro e il risentimento come risposta politica o la nostalgia.

Fra le pagine più interessanti di Un milione di stanze tutte per sé figurano quelle sul fenomeno del ritorno dei valori conservatori, anche attraverso la promozione dell’estetica social della trad-wife. Analizzando il fenomeno del femminismo della scelta, espediente retorico a cui si appigliano molte influencer conservatrici, Tenenbaum fa una dissacrante analisi del loro ruolo a livello social e non, inquadrando i loro contenuti non nel campo della libera scelta bensì nell’ottica di una campagna per il ritorno dei valori conservatori.

Quando la scrittrice argentina scrive che il personale è politico intende che tutte le donne dovrebbero poter avere le risorse – economiche e culturali – per decidere per loro stesse, per raggiungere la loro indipendenza economica e per lasciare un partner. In questo quadro valoriale di riferimento, Tenenbaum sottolinea come i valori trad-wife promossi sui social non siano altro che la testimonianza di un ritorno del conservatorismo, da intendersi come un romantico valore del passato. La contraddizione che la scrittrice rileva, però, è proprio nell’esibire sui social questo particolare stile di vita: in questo caso gli elementi della vita personale – che normalmente dovrebbero rimanere privati – diventano discorso pubblico e militante, confondendo così due piani che dovrebbero rimanere ben distinti.

Conclusioni

Nel complesso, Un milione di stanze tutte per sé è un saggio che merita di essere letto. La prosa è lucida e fluida, e la preparazione di Tamara Tenenbaum nelle materie letterarie e filosofiche è indiscutibile, e ben emerge durante tutta la lettura. Quello che viene restituito, al termine della lettura, è un prolifico dialogo con una delle autrici più significative del 1900, che ci ricorda non solo quanto sia attuale, ma quanto sia importante continuare a rileggere i classici. Solo partendo dalla tradizione potremo continuare a costruire il futuro del femminismo.

L’autrice

Nata a Buenos Aires nel 1989, Tamara Tenenbaum è docente di Filosofia all’Università di Buenos Aires e scrive per quotidiani e riviste, in particolare per El Diario e La Nación. Nel 2017 pubblica una raccolta di poesie – Reconocimiento de terreno (Pánico el panico) – e nel 2019 una raccolta di racconti dal titolo Nadie vive tan cerca de nadie (Emecé). Nello stesso anno dà alle stampe il suo saggio El fin del amor (Ariel – Seix Barral), che ha goduto in patria di ben nove ristampe. Nel 2022 è arrivato in Italia grazie al lavoro di Fandango Libri con il seguente: La fine dell’amore. Amare e scopare nel XXI secolo. Lavora anche come sceneggiatrice teatrale e cinematografica.