Un giorno come un altro: la rivincita delle casalinghe over 40

Più di venticinque anni dopo la morte di Shirley Jackson, una scatola venne inviata anonimamente a uno dei suoi figli. Questa scatola conteneva diversi racconti inediti, mai pubblicati, che insieme ad altri racconti pubblicati su diverse riviste e ritrovati negli archivi della biblioteca hanno dato origine a questa raccolta.

Shirley Jackson oltre ad essere stata l’autrice di alcuni dei più macabri racconti della letteratura americana moderna (L’incubo di Hill House, Abbiamo sempre vissuto nel castello, La lotteria), e aver ispirato il celebre scrittore Stephen King, è stata un’eccentrica casalinga e madre di famiglia. Fu una di quelle autrici che ebbe successo diversi anni dopo la morte visto che la sua professione di scrittrice non venne mai totalmente riconosciuta; questo lo conferma anche la postfazione di Un giorno come un altro dove la scrittrice racconta di non essere stata presa sul serio nel momento in cui doveva pubblicare il suo nuovo libro.

Quando Shirley Jackson arrivò in ospedale per la nascita del terzo figlio, l’impiegata all’accettazione le chiese quale professione svolgesse. E alla risposta «Scrittrice», replicò imperturbabile: «Io metterei casalinga». Senza volerlo, quell’impiegata aveva toccato un nervo scoperto – e colto nel segno. 

I racconti

I 22 racconti che compongono questa raccolta uniscono magia, umorismo e puro terrore. Piccoli frammenti di vita che compongono un affresco della società americana degli anni Cinquanta. Scena di vita quotidiana e quadretti familiari in cui viene insinuato il caos e il sovrannaturale. Le protagoniste di questi racconti, a parte per qualche eccezione, sono donne e casalinghe mature. Queste hanno poco di docile e mansueto, ma nascondono un animo inquieto e grottesco.

Per darvi un assaggio della potenza di questi racconti brevi, abbiamo pensato di parlarvi brevemente (senza spoiler) di alcuni dei nostri preferiti:

Magia di famiglia

Dopo la morte del marito, Mrs. Livingston si trasferisce in un nuovo quartiere chiamato Acacia Street, insieme a i suoi due figli, Jerry e Dottie. Un sabato mattina d’Estate si presenta alla loro porta Mallie, una vecchietta tonda, bianca e rosea. Nessuno sa da dove sia arrivata, è comparsa lì all’improvviso e inizia a dare ordine alle loro vite. In tempi davvero ristretti e con pochi ingredienti è capace di cucinare pranzi squisiti e ricchi, confezionare abiti utilizzando coccinelle e denti di leone del giardino, rassettare la casa con un solo sguardo. E quando le si chiede come faccia risponde “magia“.
Mallie come una moderna Mary Poppins riesce a ridare felicità a una famiglia che sembrava essere persa.
E così come è apparsa, da un giorno all’altro scompare. Senza aver lasciato il segno.

La figura di Mallie ritornerà anche in un altro racconto della raccolta. Accompagnata da un gatto parlante che va ghiotto di polli.

Come Charlotte uscì di scena

Charlotte che è sempre stata la più ricca della famiglia, stanca di accompagnatori prezzolati e della solitudine chiede a sua cugina (di cui non conosciamo il nome) di andare a vivere con lei.
Trascorrono ben 14 anni tra litigi e diversi momenti di complicità.
Fin quando una diagnosi del medico rivela a Charlotte che le rimane poco tempo da vivere.
Decidono di trascorrere questo ultimo periodo nel cottage estivo perché Charlotte ha chiesto di spegnersi lì. In un primo momento non prende seriamente la morte, fin quando inizia a ricevere delle lettere anonime che si fanno via via sempre più cattive e che la spingono a rintanarsi nella sua camera e strafogarsi di dolciumi.
Narratore non totalmente attendibile, finale assolutamente imprevedibile, che lascia enormi dubbi su tutto ciò che si è letto.

Un giorno come un altro

Mr. John Philip Johnson è un signore che esce di casa la mattina e comincia a vagare tutto il giorno in giro per la città. Con sé ha solo il portafoglio e una manciata di noccioline, che tiene sparse in una tasca della giacca. Sul volto presenta un enorme sorriso e irradia felicità da tutti i pori.

Lungo la strada incontra diverse persone in difficoltà. Una mamma indaffarata, durante un trasloco, che non riesce a prestare la giusta attenzione perchè deve occuparsi di suo figlio; due ragazzi che corrono a lavoro e sembrano distratti nei confronti del mondo; una coppia che cerca casa; e un tassista preoccupato per le sue scommesse.

Tutte le volte Mr. John Philip Johnson, senza pensarci un secondo, si presta ad aiutare chi ne ha bisogno con gesti di estrema gentilezza, e senza chiedere nulla in cambio. Si potrebbe dire che il protagonista di questa storia è una persona gentile e altruista, a cui piace fare del bene ogni giorno della sua vita.
Ma qualcosa, alla fine del racconto, rimescola le carte in tavola e darà un senso tutto nuovo alla storia.

Mrs. Melville fa un acquisto

Ci troviamo in un centro commerciale e la Signora Melville è intenta ad acquistare una camicetta. La protagonista di questo racconto è arrogante, scorbutica, lamentosa, impaziente e ha una lingua biforcuta. Non le piacciono le commesse, non le piace le gente e non si fida di nessuno. Sembra voler cercare a tutti i costi un passo falso di chiunque per potersi dirigere all’Ufficio Reclami e richiedere una punizione per chi non la tratta come vorrebbe.

Ma sarà proprio il modo di fare della Signora Melville a scatenare un susseguirsi di eventi, uno dietro l’altro, che le rovineranno la giornata e le provocheranno non poche grane. Alla fine ci si ritrova a chiedersi: Ma il nostro atteggiamento quanto riesce ad influenzare ciò che ci succede?

Conclusioni

La Jackson non ci risparmia nessuna sfaccettatura dell’essere donna, nella sua totalità e complessità. Nei diversi racconti non mancano donne ladre, furbe, eccentriche, aggressive, pettegole, dolci, arrabbiate, magiche, affrante, preoccupate, indipendenti, ricche, cattive o confuse. Ed è proprio questo modo di raccontare che riesce a conquistare. Ne è un altro esempio il suo Abbiamo sempre vissuto nel castello.

Shirley Jackson si conferma una grande scrittrice, sia nei romanzi che nei racconti, e probabilmente è l’unica penna capace di trasmettere un grande senso di angoscia anche usando parole semplici e narrando situazioni comuni e quotidiane.