Tutto questo fuoco: la rivoluzione delle sorelle Brontë

Tutto questo fuoco: la rivoluzione delle sorelle Brontë è un vero e proprio gioiello nel panorama delle nuove uscite. Scritto da Ángeles Caso, autrice di romanzi storici spagnola, è stato tradotto in italiano dalla casa editrice Marcos y Marcos.

Trama

L’opera ripercorre – con una grande perizia storica, se non per qualche licenza pienamente giustificata dall’autrice – la vita delle tre sorelle Brontë. Ad oggi sono universalmente riconosciute nel novero delle scrittrici che più hanno segnato la storia della letteratura mondiale. Ma chi erano veramente Anne, Charlotte ed Emily?
Crescono isolate, senza madre, in una canonica ai margini della brughiera. Nell’Inghilterra vittoriana una donna non può ambire a null’altro che a un buon matrimonio, utilizzando come mezzo per ottenerlo un degno patrimonio, la bellezza e una buona dose di sottomissione.
In queste condizioni, nessuna delle tre sorelle sente di avere speranza. Non sono ricche, non sono riconosciute come particolarmente belle, e non vogliono sottomettersi a nessun uomo. Cresciute a pane e letteratura dal loro padre – il Reverendo Brontë – Anne, Charlotte ed Emily hanno un fuoco inestinguibile nel loro animo. Fuoco che riesce ad essere placato solo scrivendo. Ed è così che passano le loro giornate fin dalla tenera infanzia: le tre sorelle scrivono ininterrottamente. Ma non si limitano a questo. Tutte e tre pubblicheranno libri visionari, che influenzeranno in maniera irreversibile il corso della letteratura mondiale.

Il potere dell’anonimato

I would venture to guess that Anon, who wrote so many poems without signing them, was often a woman.

Così scrive Virginia Woolf, nel suo celebre romanzo A room of One’s Own – tradotto in italiano con Una stanza tutta per sé.

La ragione che ci costringe a riportare in auge questo celeberrimo frammento è evidente: uno dei leitmotiv del romanzo è proprio la necessità di pubblicare sotto uno pseudonimo maschile, al fine di essere considerate in maniera oggettiva dalla critica. 

Nonostante le iniziali reticenze di Anne e Charlotte alla pubblicazione sotto pseudonimo – l’idea fu, infatti, di Emily – le due sorelle saranno poi costrette ad ammettere che l’idea dell’anonimato avrebbe fortemente giovato al loro lavoro. Tutte e tre sono fin troppo consapevoli dei limiti che la società ha imposto attorno al loro sesso. Essere una donna è quasi una colpa da espiare. 

Guardate noi, invece, povere donne costrette a scrivere di nascosto, a pubblicare sotto pseudonimo, a nascondere tutto questo fuoco dentro di noi, mascherando come ladre il desiderio e la furia. 

Per stessa ammissione di Charlotte, la critica letteraria non giudicava gli scritti delle donne in maniera oggettiva. Tutte le problematiche venivano ricondotte al sesso dell’autrice, come se la composita personalità di una donna si riducesse solo a quest’ultimo attributo, alla sua appartenenza di genere. 

L’anonimato avrebbe garantito alle tre sorelle sia la possibilità di mantenere la loro vita tranquilla nella campagna inglese sia, soprattutto, la possibilità di un giudizio oggettivo della critica. 

Ed è proprio ciò che accadde. Per molti anni, i nomi che conobbe il panorama editoriale inglese furono quelli di Currer, Ellis e Acton Bell. Tre anonimi fratelli di cui non si sapeva molto, se non che i loro romanzi avevano creato in gran trambusto. 

Il fuoco che divampa nell’Inghilterra vittoriana

L’Inghilterra vittoriana, infatti, non aveva sopportato la profonda crisi valoriale in cui i romanzi delle tre sorelle l’avevano gettata.

Charlotte, con il suo Jane Eyre, aveva dato vita ad una donna che non rispecchiava i canoni dell’epoca. Infatti è definita da molti critici eroina anti-sociale, in Jane vedono il germe dell’autodeterminazione femminile. Ella non solo agisce e prende in mano la sua vita, ma vocalizza le sue opinioni, andando anche contro a uomini di rango superiore al suo. 

Non è difficile, come abilmente mostra Ángeles Caso, comprendere quanto di Charlotte ci sia in Jane. La sua indipendenza, unita ad una riservatezza tipica delle donne della sua epoca, sono segnali molto chiari di quanto Charlotte abbia donato di sé stessa alla sua protagonista. 

Per quanto riguarda Anne, se possibile, ha dato vita ad una vera e propria «ode in difesa della dignità femminile», per usare le parole di Caso. Se Agnes Grey era passato piuttosto inosservato, il suo secondo romanzo – La signora di Wildfell Hall – sconvolse la critica per la sua crudezza. Helen Graham, la protagonista, è una donna che fugge da un marito violento e alcolista, iniziando a mantenersi facendo la pittrice. Anne, qui, sta dichiarando qualcosa di rivoluzionario – e ancora dolorosamente attuale: il diritto di una donna non solo di abbandonare un marito abusivo, ma di guadagnarsi da vivere con l’arte, tradizionalmente associata agli uomini. 

Anche qui, Anne non ha risparmiato i riferimenti alla sua esperienza personale. Il marito alcolista di Helen, il cui ritratto crudo e realistico gli costò molte critiche, è costruito sulla personalità del fratello Branwell, ubriaco a violento. 

Emily, invece, ha odiato i riflettori fin dal primo momento. Fautrice dell’anonimato, non voleva che le sue opere venissero associate alla sua persona. 

Non sopporterò l’umiliazione di lasciare che mettano le mani sulla mia anima e poi me la gettino addosso violata e triste. 

Per questo, Emily soffrì moltissimo le critiche al suo romanzo. Nella appassionata storia d’amore fra Catherine ed Heathcliff, aveva messo tutta sé stessa, e il pensiero che i critici potessero avere da ridire la distruggeva. 

Eppure, quel romanzo attirò su di sé un’attenzione che mai si era vista. Si trattava di un’opera inclassificabile, impossibile da definire, ed è proprio questo che ha consacrato Emily Brontë all’altare della letteratura mondiale. Con un solo romanzo, è riuscita a ridefinire il panorama letterario a lei contemporaneo. 

L’incontro con la scrittrice

Aver citato Virginia Woolf non è un caso. Durante l’incontro svoltosi a Roma in una sala da tè con la scrittrice e la casa editrice, Angelés è arrivata direttamente da Madrid con addosso la maglietta della Woolf. Da qui è iniziato subito una chiacchierata letteraria accompagnata da una degustazione sensoriale offerta dalla proprietaria del locale, la quale aveva preparato il Tie Guan Yin, un thè floreale e molto dolce. Il suo nome vuol dire “dea di ferro e della misericordia” e viene servito in tre passaggi, proprio come le sorelle Brontë. Abbiamo associato ogni assaggio a una sorella. Il primo, dolce e delicato, era Anne, il secondo più deciso e floreale Charlotte e, infine, il terzo coinvolgente e forte, Emily.

Angeles ci ha raccontato che l’idea di questo libro è nata in seguito ad un viaggio fatto con la figlia nella brughiera, precisamente a Haworth, un piccolo paese immerso nelle brughiere dell’Inghilterra settentrionale, vicino alle cittadine di Halifax e Bradford, a 30 chilometri circa da Leeds. Proprio in questo paesaggio selvaggio, le tre sorelle sono cresciute quasi isolate dal resto del mondo. Riempivano le loro giornate leggendo e scrivendo, respirando quell’atmosfera suggestiva che traspira dalle pagine dei loro romanzi.

È stato girando tra le rovine dell’abazia, camminando nella brughiera, vedendo il cimitero e la casa delle scrittrici, che l’autrice ha deciso che bisognava riportare in vita tutto quello che avevano passato. In particolare, le è rimasto impresso quanto piccoli erano i tavolini e le stanze dove le sorelle scrivevano, e quanto hanno tirato fuori non vivendo quasi niente di quello che hanno scritto nei loro romanzi.

Angeles ha voluto riportare tutto questo in vita. E ha dedicato una parte del libro anche alle poesie, queste sconosciute, che le sorelle Brontë, invece, scrivevano per parlare dei loro sentimenti e delle loro sensazioni. Infine, un’attenzione particolare va data anche al fratello, di cui si sa poco e niente, e che la scrittrice ha tenuto a rappresentare. Un personaggio come il suo avrebbe potuto spiccare il volo, con tutti i vantaggi che un uomo aveva all’epoca, ma che invece fallì miseramente.

Conclusioni

Quello di Ángeles Caso è un vero gioiello di narrativa femminista. La vita delle tre sorelle è narrata con una particolare attenzione al contesto storico – ricostruito minuziosamente – attraverso il quale emerge l’enorme coraggio di Emily, Charlotte e Anne. L’autrice riesce a restituire un’immagine delle Brontë cristallina, come se anche noi lettori fossimo lì a partecipare dei loro traguardi, e a soffrire dei loro dolori.

La penna di Caso è, senza ombra di dubbio, di un’abilità travolgente. Una volta preso in mano questo testo, sarà impossibile lasciarlo andare.

Articolo scritto da Margherita Fidenzoni e Flavia Capoano.