Tutto nella norma di Gaia Spizzichino: Smettere di cercare il sensazionale e sentirsi a casa dove tutto è normale

Tutto nella norma racconta di Martina, una giovane donna di 34 anni, con un lavoro che non la gratifica, un bambino che cerca ma non arriva e un compagno molto più pragmatico che romantico, che non sembra avere l’intenzione di sposarla né di impegnarsi a cercare una casa.
E invece Martina vorrebbe uscire dal limbo che la porta a sentirsi incompleta almeno facendo questo passo: sentirsi davvero a casa comprandone una.



Passa quindi le sue giornate a contare le cose che non vanno nella sua vita, mentre guarda le vite apparentemente perfette degli altri: che hanno avuto figli, che hanno una carriera avviata, che fanno vacanze da sogno.
Ecco perché ogni sera apre il suo quaderno a quadretti e decide se colorare una casella in base a com’è andata la giornata. Se la lascia bianca è stata una buona giornata, se la colora di nero è stata una giornata da dimenticare.
Ultimamente, aprendo il quaderno, vede solo caselle nere, possibile non ci sia nessuna sfumatura positiva da cogliere in quello che sta vivendo?

Con il tempo Martina capirà che l’imprevedibilità della vita ti trascina in situazioni ed emozioni che non avresti mai pensato di vivere.
Capirà che non è tutto o bianco o nero: siamo noi a decidere con quale filtro guardare la nostra vita e, soprattutto, che possiamo sentirci a casa anche mentre stiamo ancora viaggiando verso la nostra destinazione finale.
Dopo tutto, anche i Talking Heads cantavano “Home, is where I want to be, but I guess I’m already there…”

Un libro catartico per una generazione: i Millennials

Tutto nella norma

“Tutto nella norma” si potrebbe definire come il classico libro da leggere sotto l’ombrellone.
Un libro leggero, una trama semplice, una storia e una scrittura scorrevoli.
Eppure, Gaia Spizzichino ha avuto la capacità di aggiungere qualcosa che di solito manca ai libri come questo.
È riuscita a parlare a una generazione, quella dei Millennials, e a farla sentire realmente capita.
Tutto nella norma racconta una storia comune, dove però anche il minimo aneddoto è filtrato dalla lente emotiva e sarcastica di chi deve fare i conti con un periodo storico tutt’altro che accomodante.
È un libro letteralmente catartico per chi lo legge tra i 30 e i 40 anni.

Perché racconta quel momento della vita in cui sembra di aver dato il massimo, ma senza comprendere davvero dove si è riusciti ad arrivare.

“È la paura non tanto del futuro, quanto del fatto di non vederlo neanche lontanamente, un futuro, del tempo che passa e che sento di aver sprecato, del fatto che tra qualche mese avrò trentacinque anni e al solo pensiero mi si stringe la gola e mi manca il respiro e vorrei urlare, ma sento di non avere sufficienti energie”.

La possibilità di fare carriera, di comprare una casa e di metter su famiglia sono gli obiettivi che i Millennials sentono di dover raggiungere, in una continua corsa contro il tempo, con mezzi davvero scarsi o inadeguati per riuscirci e con un’ansia da prestazione che ci fa costantemente paragonare agli altri.

Gaia Spizzichino mette nero su bianco i pensieri di una generazione alla quale è stato promesso di tutto e poi ha dovuto fare i conti con la reale impossibilità di realizzarlo come si deve.

I nostri genitori ci hanno detto: “Fai l’università e vedrai che troverai più facilmente lavoro”, “Scegli una carriera in consulenza e vedrai che arriverai lontano”, “Sposati e fai un figlio presto, vedrai che ne varrà la pena”.

Tutte aspettative che la loro generazione è riuscita a raggiungere, se non addirittura a superare, perché oggettivamente vissuta in condizioni storiche ed economiche decisamente più favorevoli. E la nostra, invece?

“Tutto nella norma” vuol dire: non è tutto bianco o nero

Ma, in realtà, Gaia Spizzichino alleggerisce queste considerazioni con ironia e sarcasmo lungo tutta la storia.
Ci aiuta a non scoraggiarci, soprattutto quando scorriamo il feed di Instagram e vediamo vite di coetanei che ci sembrano perfette.

Tutto nella norma

E questo è un altro grande pregio di “Tutto nella norma”.
Un libro che vuole farci rimanere con i piedi per terra, che ci spinge a non idealizzare la perfezione che troviamo sui social e anzi, ci dice proprio di non ricercarla.
È un inno alla normalità.
Da quando è diventato assurdo vivere una vita normale, abitare in una casa normale, fare cose normali?
Perché ci sentiamo costretti a mostrarci sempre felici, mai un capello fuori posto, mai foto in vacanza in un posto banale?
Perché continuiamo a farci tutte queste domande, a sentirci insoddisfatti quando in realtà abbiamo già tutto, quando il nostro posto nel mondo lo abbiamo già trovato?

Sfogliando queste pagine, i trenta-quarantenni non possono che immedesimarsi in Martina, trovare in lei un’alleata e pensare “ma allora non sono solo io!”.
Perché abbiamo tutti il diritto di abbracciare l’imprevedibilità della vita e disegnare caselle bianche sui nostri quaderni, anche quando non viviamo nella casa dei nostri sogni, non siamo in forma come i modelli su Instagram, non siamo manager a capo di un grande team.

Perché è vero, ci sono le giornate no e i periodi in cui vediamo la realtà in base al nostro umore, a quello che la società si aspetta da noi e che non riusciamo a realizzare.
Ma abbiamo ancora un buon margine di scelta sul filtro da applicare alle nostre lenti: possiamo scegliere di essere gli unici “eroi della propria personalissima storia”.