Tre donne nella vita di Vincent Van Gogh
Tre donne nella vita di Vincent Van Gogh, nuova uscita de L’Orma editore, è un interessante romanzo a metà fra la verità storica e la fiction narrativa.
L’autore, Mika Biermann, è uno scrittore francese di origine tedesca. Formatosi a metà fra la Germania e la Francia, ad oggi si dedica alla scrittura a tempo pieno. Questo romanzo appartiene, infatti, a una triade di romanzi fra i quali figurano anche Tre notti nella vita di Berthe Morisot e Tre giorni nella vita di Paul Cézanne, in corso di pubblicazione dalla medesima casa editrice.

Trama
Tre donne nella vita di Van Gogh ripercorre la vita del pittore olandese attraverso gli occhi di tre donne incontrate nella sua vita: Saskia, Agostina e Gabrielle.
La prima, Saskia, è una giovane guardiana di oche che fa il bagno al fiume. Vincent ha solo dieci anni, ed è spiando la giovane che scopre il delicato mondo della sessualità. Davanti a questa visione, egli entrerà in un mondo dal quale è impossibile tornare indietro.
Il secondo capitolo è dedicato alla figura di Agostina Segatori, banconista del Café du Tambourin, che incontra Van Gogh seduto, immerso nel fumo della sua pipa con un bicchiere di assenzio. Agostina è una figura particolare: non è considerata canonicamente bella, eppure è stata una delle principali modelle dei più grandi artisti della capitale francese della fine del XIX secolo.
Infine, vengono narrate le ultime ore di vita del pittore olandese attraverso gli occhi di Gabrielle, una contadina dai modi sgarbati, ma dall’animo estremamente sensibile.
Saskia e la fine dell’infanzia
A metà fra la fiction e il romanzo d’artista, quello che Biermann restituisce è la vita di uno degli artisti più importanti della storia dell’arte. Numerose sono le biografie dedicate al pittore olandese, eppure osservare la sua esistenza da un punto di vista femminile rende il tutto genuinamente interessante. Ognuna di queste donne è testimone e protagonista della vita di uno dei pittori più apprezzati della storia.
Saskia è la scoperta della sessualità: la narrazione alterna i due punti di vista, mettendo in evidenza come la ragazza stessa si stia scontrando con l’inevitabile passaggio all’età adulta. È proprio grazie all’incontro con la giovane e alla visione della sua nudità, che Van Gogh si troverà catapultato aldilà dell’infanzia.
Il figlio del pastore non aveva mai sentito così tante parolacce in così poco tempo. Ha l’impressione che tutti sappiano che ha visto il sesso di quella donna. Ha l’impressione di essere un reduce di guerra. Che niente sarà più come prima. D’Artagnan è morto sulle rive del ruscello. Tutto questo per colpa della ragazza che gli cammina accanto e guida le oche come un vecchio generale i suoi giovani soldati.
La figura di D’Artagnan è un simbolo narrativo molto potente: rappresenta l’infanzia del pittore. All’inizio del capitolo si sottolinea il forte rapporto emotivo che Vincent ha stretto con I tre moschettieri, probabilmente il suo primo approccio al mondo circostante. Ed è proprio a causa di Saskia e di tutto quello che ha innescato nella sua anima che il giovane Van Gogh realizza che D’Artagnan è morto lì, con la sua innocenza.
La delicata penna di Biermann riesce a restituire il tormento finale che caratterizzerà tutta l’esistenza del pittore olandese. L’eccitazione, al pensiero della giovane guardiana delle oche, è innegabile: eppure, è l’inizio di un’angoscia esistenziale.
Agostina e Gabrielle
La figura di Agostina incarna la decadenza. Il suo corpo da modella, nonostante non sia mai stata particolarmente avvenente, è andato incontro a un lento e inesorabile declino. Ed è proprio questo il tema centrale del secondo racconto.
L’incontro fra le due figure è la narrazione di due solitudini che interagiscono: Van Gogh è perennemente ubriaco e incapace di pagare alcunché, Agostina è l’ombra della donna che era.
Agostina ha fatto l’amore con un bel po’ di uomini. Uno era suo marito, un altro pescava il tonno, ma tutti quanti avevano una caratteristica: vestiti, erano una cosa, nudi, un’altra. Tranne uno. Vincent van Gogh. Van. Lui non cambia. Nudo o vestito, cammina sempre sul filo del rasoio, dondola sullo stesso ramo, attraversa lo stesso deserto. Gli altri parlano da vestiti e si eccitano da nudi. Van no. Lui parla quando vuole.
Quello che emerge distintamente è l’autenticità della figura di Van Gogh, agli occhi di Agostina. Biermann sottolinea spesso quanto il pittore olandese e la donna potessero condividere, ipotizzando anche un possibile lieto fine per i due. Le ultime pagine del capitolo sono un fine esercizio di immaginazione: cosa sarebbe accaduto se queste due solitudini non si fossero separate?
La solitudine, triste amica del pittore, è la grande protagonista del racconto.
Risulta impossibile, però, non menzionare la straziante parte finale del romanzo. Nel terzo capitolo si assiste al decesso di Van Gogh attraverso gli occhi della timida Gabrielle. Una giovane contadina che ha appena perso il suo amato cane. Lo stile di Biermann rende impossibile non provare un senso di tenerezza davanti alla giovane, che cerca di aiutare il pittore ferito. Vincent rifiuterà il suo aiuto, consapevole del suo destino, ma l’immagine di Gabrielle sarà l’ultima cosa che avrà davanti agli occhi prima di addormentarsi.
Gabrielle fa un cenno di saluto con la mano. Le due si stagliano su un cielo azzurro oltremare, disseminato di nuvole bianche. Le colline tremano nel caldo, sembra che un fumo giallo si sollevi dai campi. I tetti del villaggio arrugginiscono al sole.
Ci sarebbe da farne un quadro.
O una fotografia.
Paesaggio con donna e cavalla.
Vincent chiude gli occhi.
Conclusione
Le tre donne nella vita di Vincent Van Gogh è un interessante prodotto letterario. Lo stile delicato e incisivo di Biermann restituisce tutto il dramma della vita del pittore olandese: le tre donne diventano, a modo loro, protagoniste di una vita. Ognuna di esse incarna un evento o uno stato d’animo ben preciso, che consente all’autore di proporre uno sguardo originale sulla figura di Van Gogh.
Le tematiche così delicate non risultano mai eccessive o stucchevoli, anzi: la penna di Biermann è quel che rende questo romanzo breve un vero e proprio gioiello fra le nuove uscite di questo afoso mese.