Tradire il Grande fratello: Il risveglio femminista in Cina

Pubblicato in Italia l’8 marzo 2024 (e no, la data di uscita non è una casualità) dalla casa editrice Add editore nella collana dedicata all’Asia, Tradire il Grande fratello. Il risveglio femminista in Cina è una retrospettiva sul femminismo in Cina di questi ultimi anni, prima del covid per intenderci. Il testo è incentrato sull’arresto di quelle che sono chiamate “Le cinque femministe”, avvenuto alla vigilia dell’8 marzo 2015.

Tradire il grande fratello

Le cinque femministe

L’8 marzo 2015, Li Maizi, Zhen Churan, Wei Tingting, Wu Rongrong e Wang Man furono arrestate con l’accusa di “creare disordine”. L’evento scatenante fu quello di aver distribuito degli adesivi contro le molestie sessuali sui mezzi pubblici.
Fatto che già di per sé porterebbe a una riflessione. Come possono dei semplici adesivi ledere all’autorità del governo cinese e del pensiero comunista?

Le cinque femministe per 37 giorni furono rinchiuse, maltrattate, fatte dormire per terra, private delle cure mediche (due di loro avevano patologie molto serie) e chi li indossava fu privata anche degli occhiali da vista. Un modo per farle sentire disorientate e senza punti di riferimento, in modo da poterle piegare più facilmente.
In più le autorità fecero leva sui loro affetti, minacciando di fare del male ai loro famigliari. Come se non bastasse, le accusarono di essere una vergogna per le loro famiglie.

Anche dopo l’arresto, le femministe dovettero subire continue intimidazioni. Alcune tra loro furono costrette ad abbandonare il proprio lavoro e sfrattate dai proprietari delle case in cui vivevano. Costrette a ritornare a casa dei propri genitori, nonostante vivessero già da tempo sole e avessero una dipendenza economica.
Soffrirono per diverso tempo di Disturbo da stress post traumatico e persero molte amicizie di lunga data che non condividevano il loro attivismo.

La diffusione del pensiero femminista in Cina

L’arresto delle cinque femministe segnò uno spartiacque nella storia dei diritti delle donne in Cina. Mostrò al mondo che un gruppo relativamente piccolo di giovani femministe era in grado di mettere in difficoltà il Partito Comunista Cinese.
E questo lo dimostra tutto l’autoritarismo e la repressione esercitata sull’operato del movimento femminista in Cina. Operato che ha portato all’effetto opposto, cioè a un risveglio delle coscienze di massa, delle donne istruite come delle operaie.

Leggendo Tradire il Grande fratello si evince come nonostante la repressione violenta, la censura online e la sicurezza di stato, il movimento femminista in Cina sia molto resiliente e destinato a durare a lungo, soprattutto grazie alla grande organizzazione e la continua formazione di nuove reclute che possano sostituire le precedenti nel caso venissero arrestate o esiliate.

Il pensiero femminista in Cina è riuscito a diffondersi molto velocemente grazie a importanti associazioni e azioni concrete, come quelle condotte contro la violenza domestica, e grazie anche a internet. In Cina, infatti, i social occidentali censurati come Facebook e Twitter, furono rimpiazzati da WeChat. Nato nel gennaio 2011, è usato da molte femministe per diffondere iniziative, denunciare molestie sessuali, episodi sessisti e aprire dibattiti, ovviamente in modo da riuscire ad arginare (quando possibile) la censura online.

Perché il movimento femminista in Cina fa così tanta paura?

E’ logico chiedersi perché il governo cinese si senta così minacciato dal risveglio del movimento femminista. Lo stesso presidente Xi Jinping considera l’autoritarismo patriarcale decisivo per la sopravvivenza del Partito comunista. Anche prima della sua ascesa, il controllo autoritario della popolazione in Cina è stato intriso a lungo di sessismo e misoginia. Per la prima volta dalla fondazione della Repubblica popolare nel 1949, un gruppo di femministe indipendenti del Partito Comunista ha attinto al malcontento diffuso tra le cinesi. Così facendo ha raggiunto un livello di influenza sull’opinione pubblica che è molto insolito per qualsiasi movimento sociale in Cina.

In secondo luogo, dopo la Politica del figlio unico, conclusasi nel 2013, la Cina si trova a dover combattere con il crollo demografico e l’invecchiamento della popolazione. Di conseguenza la subordinazione delle donne è diventata un elemento chiave della dittatura del partito comunista per risolvere queste problematiche. Le donne in Cina vengono viste come dei sistemi riproduttivi. Non possono scegliere di non sposarsi e avere figli, altrimenti raggiunta la soglia del 30 anni vengono additate come “donne scarto”, nessuno potrà occuparsi degli anziani e della crescita dei figli se le donne pensano alla carriera e ai propri obiettivi.

In conclusione…

Tradire il grande fratello è un testo di importanza fondamentale e dal valore universale. Oltre ad aprire uno spiraglio sulla situazione politica di una potenza mondiale estremamente chiusa come quella cinese, fa riflettere sul potere della sorellanza e su quanto le donne insieme possano fare la differenza anche contro un nemico più grande di loro.

Una storia che rappresenta al meglio l’operato delle femministe cinesi è proprio quella di una principessa che, tramutatasi in un uccello di nome Jingwei, aveva tentato la disperata impresa di riempire il mare di pietre. Tratta da un testo, poi rimasto incompleto dell’antesignana del femminismo cinese, Qiu Jin. Rivoluzionaria, scrittrice e femminista, giustiziata il 15 luglio 1907.
«Jingwei riempie il mare» è da allora un’espressione proverbiale di tenacia e resistenza.

*C’è da specificare che il testo contiene dati e interviste risalenti a prima del Covid-19.
La diffusione del virus nata proprio in Cina, non può che aver già aggravato la situazione precaria del movimento e limitato drasticamente le varie attività.