19 Aprile 2024

Tokyo Goodbye: racconti surreali del fumettista Ōji Suzuki

Oblomov Edizioni ha recentemente pubblicato Tokyo Goodbye, una raccolta di racconti del mangaka e musicista giapponese Ōji Suzuki.

Suzuki nasce nel 1949 nella cittadina di Isshiki, oggi inglobata dalla municipalità di Nishio, nella prefettura di Aichi.

Mangaka giapponese Oji Suzuki autore Tokyo Goodbye

Della sua gioventù, Suzuki racconta quanto segue.

“La mia città natale, affacciata su di una baia silenziosa lungo l’Oceano Pacifico, è una tipica cittadina dedicata all’agricoltura, alla pesca e al commercio. […]
Mio padre era un fornaio intraprendente, al punto che si era fatto arrivare dall’Europa un grande forno elettrico per il pane, l’unico nella regione […].
Durante l’infanzia, mia madre è stata assente per diversi anni. Questa esperienza è divenuta per me una “memoria dell’esperienza formativa perduta”, una indelebile tonalità di base delle mie opere. […]
Da giovane, come tanti, amavo i manga, i film, i giocattoli economici venduti dalle bancarelle notturne. Mi piaceva anche nuotare e di tanto in tanto scappare di casa. […]
Trasferitomi a Tōkyō all’età di diciotto anni, non facevo che vagabondare attorno al quartiere dei divertimenti di Shinjuku. Mi iscrissi a una scuola d’arte, ma in breve ne fui espulso. In seguito all’incontro a Shinjuku con lo scrittore Nakagami Kenji, dal quale imparai che il talento ha bisogno di esercizio regolare e costante, a vent’anni debuttai sulla rivista ‘Garo'”.

Il suo debutto avviene con il racconto Da Shōsuke (庄助あたりで, Shōsuke atari de), che ritroviamo anche in Tokyo Goodbye. Fondata nel 1964 da Katsuichi Nagai, Garo è stata una rivista underground che si contrapponeva alle logiche dell’editoria tradizionale. Proprio per questo fu un canale di diffusione per un nuovo tipo di fumetti, i gekiga (劇画, letteralmente “immagini drammatiche”), tra i cui realizzatori rientra anche Suzuki. In opposizione ai manga “classici”, rivolti ai bambini, i gekiga presentavano temi più profondi e maturi, impregnati di realismo e critica sociale. Mettevano in luce le difficoltà del dopoguerra, attraverso tinte noir, uno stile aspro e tecniche tipiche del montaggio cinematografico. Trovarono quindi terreno fertile soprattutto tra i giovani adulti, protagonisti delle lotte che caratterizzarono gli anni Sessanta in ambito di politica interna ed estera.

Varie copertine rivista giapponese Garo

Dopo il suo debutto in Garo, Suzuki ha lavorato per un anno come assistente di Shigeru Mizuki, rinomato maestro dei manga incentrati sulle creature folcloristiche giapponesi.

Oltre alle raccolte di fumetti – per lo più brevi racconti – ha realizzato libri illustrati per bambini, CD musicali e un cortometraggio.

Tokyo Goodbye: dieci brevi racconti

Tokyo Goodbye

Tokyo Goodbye è composto da dieci racconti; alcuni molto brevi, altri più lunghi.

Il primo, intitolato come l’intera raccolta, presenta tinte alquanto surreali. È ambientato a Tōkyō nella seconda metà degli anni Sessanta, nel pieno dell’attivismo politico giovanile. I protagonisti sono due giovani solitari, un ragazzo e una ragazza, che trascorrono insieme dei mesi dopo essersi incontrati per caso. L’argomento centrale diventa quindi la contraddizione degli incontri effimeri: proprio per la loro natura, essi vengono ricordati anche dopo anni come qualcosa di vero e unico.

“A venticinque anni, Takashi è perseguitato dai ‘demoni’. ‘Demoni’ è un’espressione da romanzo. I ricordi che va dimenticando non vogliono essere dimenticati…E allora si dimenano e contrattaccano […] Di demoni così se ne manifestano molti, ne ha paura dal profondo del cuore…”

La narrazione prosegue poi con La notte della nostalgia, un racconto dall’atmosfera decisamente più cupa. Un ragazzo si inginocchia davanti alla casa dei genitori, come se fosse un mendicante, per vedere che tipo di accoglienza gli viene riservata. I suoi sentimenti riflettono e si fondono con il clima tetro: malinconia, umiliazione e senso di tradimento.

Il terzo racconto, intitolato Casa Ramune, parla della giornata trascorsa da un giovane celibe. Prima passeggia nei pressi della vecchia casa recentemente acquistata, poi riceve due ospiti. Come spiega Suzuki stesso:

“Il tema del racconto è il ‘tempo‘. Quando corpo e mente sono in sintonia con lo scorrere del tempo, la percezione ordinaria del medesimo perde significato, spalancando le porte su panorami di altre dimensioni.
In sostanza, questo è il resoconto di una passeggiata che ho compiuto nei meandri del mio paesaggio interiore, e vi ho rappresentato l’esperienza felice dell’essere stato al centro dell’arcobaleno”.

C’è poi Viaggiare con te, il cui protagonista è un bambino disabile che, una volta cresciuto, riceve in eredità dal padre adottivo l’attività di vendita di medicinali. Inizia quindi la sua peregrinazione, durante la quale si ricongiunge con il proprio io. La linea temporale è frastagliata, mischia il passato fiabesco del venditore al presente del narratore.

Addentare un caki è più lungo rispetto ai racconti precedenti. Mette in scena il supplizio di un giovane mangaka, che ogni giorno gironzola oppresso dalla discordanza tra il proprio io interiore e il mondo esterno. Per quanto ci provi, non riesce più a mettere a fuoco la sua anima e, ubriacandosi, subisce inerme lo scorrere inesorabile del tempo.

“Aveva girovagato per terreni e città attraversati dal vento di novembre quasi stesse fuggendo…senza una meta”.

Da Shōsuke, con cui Suzuki ha debuttato su Garo, è diverso dagli altri racconti, soprattutto per quanto riguarda lo stile dei disegni, meno spigolosi e più definiti. Parla di un ragazzo che perde un caro amico, risucchiato lentamente dalla follia. L’autore lo descrive così:

“È solo una figura che ‘si limita ad attraversare’ il mondo. Come l’oscurità, è un ‘qualcosa’ che appartiene esclusivamente al ‘semplice essere lì’. Questa era la materia dei miei sogni di ventenne, ciò cui anelavo, ciò di cui avevo consapevolezza”.

Anche il settimo racconto, Pioggia di pianto, è abbastanza lungo. Il protagonista è un uomo grottesco, con seri problemi di alcolismo e denaro, di cui Suzuki racconta quanto segue:

Poiché si esprime soltanto mediante parole che trasmettono la mera impressione del viaggio, scompare e ricompare, dietro un angolo, in una stanza, nell’intrico di un nodo ferroviario. Da autore, non ho potuto far altro che inseguire disperatamente le sue tracce.

Al centro di Riflessione sui minerali c’è un bimbo che convince suo padre a comprargli una radio a galena, che utilizza minerali per rilevare il segnale radio. Questo racconto parla di ricordi, paragonandoli a un giacimento minerario. A volte restano nascosti per tutta la vita, ma possono anche venire a galla, portandoci in viaggio alla riscoperta di noi stessi.

Attraverso il viaggio di un bambino verso una grande città, La nave parla di idealizzazione, sogni e illusioni.

La raccolta si chiude con Osmanto, un brevissimo racconto che trasmette un senso di tristezza e solitudine, con il suo protagonista che spera fiducioso in un futuro roseo.

Considerazioni generali

Tokyo Goodbye non è un fumetto qualsiasi, da leggere a cuor leggero. Senza una profonda conoscenza delle peculiarità artistiche del gekiga e del contesto storico-culturale nel quale è nato, risulta molto complesso comprendere davvero i racconti.

Pur essendoci una breve introduzione a ogni storia, la frammentarietà narrativa rende difficile cogliere il messaggio di fondo. Infatti, non è sempre chiaro chi stia parlando e diversi racconti presentano vari piani temporali fusi, non separati da linee nette.

Inoltre, molte frasi sono oscure e gli elementi surreali sono predominanti, creando delle difficoltà nel seguire la successione degli eventi.

Per concludere, questa raccolta richiede sicuramente un forte impegno mentale e una predisposizione alla narrazione onirica per essere apprezzata pienamente.