Ti ho dato gli occhi e hai guardato le tenebre: le donne maledette di Irene Solà
Ti ho dato gli occhi e hai guardato le tenebre è il terzo romanzo di Irene Solà, pubblicato nel 2023 in lingua catalana. È stato tradotto da Amaranta Sbardella e pubblicato in Italia ad Agosto 2024 da Mondadori. Si tratta di un breve romanzo, cupo e onirico, dove la religione e le leggende popolari si fondono con la vita di una famiglia sperduta in mezzo ai Pirenei.
Una saga famigliare in miniatura, dove sono centrali le figure femminili e il gotico e il perturbante fanno indubbiamente da padrone.

Sinossi
All’inizio del libro veniamo catapultati all’interno di una scena, come fosse un dipinto. Siamo in un vecchio casolare nel mezzo delle montagne, il Mas Clavell, e una vecchia donna morente, Bernadeta, è distesa sul suo letto. Margarida è al suo capezzale perché, a sua detta, vuole essere presente quando a Bernadeta sarà negato l’accesso al regno dei cieli. Ci sono altre donne al piano di sotto, anch’esse ad attendere la sua dipartita ormai imminente. Nell’attesa, preparano un banchetto a base di capretto.
È proprio mentre le donne si concentrano su ogni fase di questa preparazione, che iniziamo a esplorare la storia della loro famiglia. Fin da subito, grazie alle atmosfere e alle descrizioni di questo luogo cupo e fosco, capiamo che non ci troviamo in un luogo salubre. La casa stessa è descritta come un corpo, i corridoi come gole umide; la famiglia, attaccata a questo luogo come le radici di un albero secolare alla terra, non è sana, con i suoi segreti oscuri e profondi, e i suoi peccati solo sussurrati.
Perché, vedete, questa famiglia è stata maledetta dal diavolo.
Il patto, lo scacco, la maledizione
In un non ben precisato passato, Joana, la matriarca, non riusciva a trovare marito. Per realizzare il suo sogno di sposarsi – le sue preghiere inascoltate fino a quel momento – decide di chiedere aiuto “all’Altro”. Il giorno seguente il suo desiderio viene finalmente esaudito.
Ma Joana aveva chiesto un uomo “intero” e a suo marito manca il mignolo di un piede. Quando allora il diavolo fa ritorno per chiedere il suo riscatto, Joana lo allontana, usando questa mancanza come scusa.
Joana, certa di aver messo in scacco il diavolo, prosegue tranquilla la sua vita. Tuttavia, quando nascono dal suo grembo Margarida, con tre quarti di cuore, e Bernadeta, senza ciglia come una lucertola ma capace di vedere anche ciò che non dovrebbe, o Blanca, nata senza la lingua, e i due figli nati e subito morti, una senza il fegato e l’altro senza ano, Joana si rende conto delle conseguenze della sua azione.
La sua famiglia è ormai maledetta, destinata ad avere sempre qualcosa di mancante.
Ma il romanzo non si ferma a quella sola generazione: ci racconta anche di Marta, con il suo specchietto magico in cui può vedere spiritelli e folletti che la fanno ridere e ridere, Angela con la gobba e incapace di piangere, Elisabet, l’amante del marito di Margarida. Una famiglia che cresce e si allarga nel tempo, ogni persona con la sua storia, i suoi segreti e la sua croce.
Donne radicate, uomini di passaggio
Questo casolare è tutto fuorché accogliente, eppure il Mas Clavell è anche il luogo dove tanti trovano riparo.
Diventa chiaro fin dalle prime pagine che sono le donne ad abitare questi luoghi, figure stabili e stanziate in queste terre come rocce, destinate a non allontanarsi mai, se non per brevi periodi. Gli uomini ci sono, centrali sì ma non presenti, figure per lo più di passaggio.
Svariati personaggi maschili transitano per queste mura, uomini che si danno alla macchia perché cacciatori, ma anche criminali e disertori. Nascosti nelle profondità dei boschi circostanti, compaiono di tanto in tanto in cerca di cibo e un tetto sotto cui riposare. E poi ci sono i membri stessi della famiglia, i mariti, gli amanti, i figli maschi, meteore destinate a spegnersi e scomparire tutto d’un tratto.
Il Mas Clavell è una casa per cui transitano figure impalpabili, veloci a sparire quasi come fantasmi. Ma la domanda è: i veri fantasmi sono coloro che scompaiono all’improvviso o quelli che, nonostante il passare del tempo, rimangono attaccati, imperterriti, a questo luogo?
L’Altro
Infine, è il diavolo stesso a tornare e ritornare al Mas Clavell, sotto forma di toro, di gatto, di capra. Quest’ultimo animale è un’immagine ricorrente nel corso del libro, chiaro riferimento all’iconografia legata al diabolico.
Il banchetto imminente è proprio a base di capretto e la preparazione dell’animale per il pasto diventa il leitmotiv del romanzo stesso, che si svolge nell’arco di un’unica giornata. Il libro è diviso in modo da spezzare il racconto temporalmente, ma anche nelle varie fasi della preparazione del capretto.
Il racconto dell’uccisione, il dissanguamento e la preparazione dell’animale è minuzioso. Viene quasi descritto con riverenza, ma allo stesso tempo senza paura di raccontare la concretezza, la fatica e la sporcizia di questo processo.
Quest’ambivalenza è riservata anche al diavolo stesso: pregato quando persino Dio non ha ascoltato, ma poi allontanato; odiato da tanti, ma anche amato e accolto da alcuni, e ancora schifato e temuto. Centrale nella vita di queste persone ma allo stesso tempo sempre sulla soglia, letteralmente e figurativamente parlando.
Considerazioni finali
Ti ho dato gli occhi e hai guardato le tenebre è un libro breve ma molto intenso. Qui, la concretezza della vita di montagna si mescola alla superstizione, dando vita a una storia che rientra nei parametri del weird contemporaneo, con descrizioni tanto cupe quanto sensuali e disturbanti. Il lettore può solo assistere, sempre in bilico tra il tangibile e lo spirituale.
Lo stile è molto particolare: poetico ma anche crudo allo stesso tempo, ricco di aggettivi e descrizioni, che dipingono un’immagine dettagliata dei luoghi e delle persone.
Il libro è vivamente consigliato a chi ama questo tipo di ambientazioni cupe, gotiche, a metà strada tra religione e paranormale, e specialmente agli amanti del perturbante in chiave iberico-sudamericana. Più in generale, si consiglia Ti ho dato gli occhi e hai guardato le tenebre a chi ama quei libri che esplorano l’animo umano senza disdegnarne i lati più biechi e oscuri.