The Spellshop: Fahrenheit 451 incontra il cozy fantasy

Con The Spellshop, pubblicato in Italia da Rizzoli, Sarah Beth Durst firma un cozy fantasy dal sapore intimo e confortante. Nei ringraziamenti finali, l’autrice scrive: «Voglio scrivere un libro da leggere come se si bevesse una cioccolata calda», e in fondo ci è riuscita. Il suo romanzo è proprio questo: una storia che si gusta lentamente, che avvolge e scalda, con quella dolcezza che resta sulle dita dopo aver girato l’ultima pagina. È un libro che va assaporato piano, come la conserva di lamponi che la protagonista prepara con cura, mescolando zucchero e incantesimi, ricordi e speranze.

La trama: una nuova possibilità tra incantesimi e conserve al lampone

Kiela è una giovane donna che ha scelto la solitudine come rifugio. Vive immersa nel silenzio della Grande Biblioteca Imperiale di Alyssium, circondata da volumi antichi e protetta dal sarcasmo affettuoso di Caz, la sua pianta parlante, l’unico essere vivente che riesca davvero a sopportare. Quando però nella capitale esplode la rivoluzione, Kiela è costretta a fuggire, portando con sé il suo bene più prezioso: manuali di incantesimi proibiti, testi che solo gli stregoni approvati dal governo possono possedere. La fuga la conduce su Caltrey, un’isola remota, luogo della sua infanzia, ormai dimenticata dal potere centrale e perciò senza più traccia di magie e incantesimi.

Kiela decide di ricominciare da capo, aprendo una bottega di marmellate ai lamponi, dietro la quale nasconde un’attività ben più audace: la vendita di incantesimi, piccole magie quotidiane per chi ha bisogno di un po’ di speranza. A poco a poco, Kiela scopre che anche lasciarsi amare è una forma di magia e coraggio, e che solo nella condivisione e nella solidarietà la vita può tornare a fiorire.

“Si sentiva come se il suo sangue fosse diventato vento e il suo respiro spuma di mare. Assaporò il sale, assaporò la libertà. Erano entrambi magnifici.”

L’incanto delle atmosfere

Più che nei personaggi o nella trama, il vero incanto di The Spellshop risiede nelle atmosfere. Sarah Beth Durst costruisce un mondo che si insinua piano, pagina dopo pagina, come un profumo delicato che resta nell’aria. All’inizio si osserva Caltrey con lo stesso distacco e diffidenza della sua protagonista: da stranieri, da ospiti. Poi, quasi senza accorgersene, ci si ritrova a camminare per le sue stradine acciottolate, a passare davanti ai forni che sfornano dolcetti alla cannella, a sentire nell’aria odore di menta, zucchero e mare. Si finisce per diventare parte di quel paesino e dei suoi abitanti. Le descrizioni sono ricche di dettagli sensoriali e di una tenerezza diffusa: piccole creature alate che saltellano sui rami, scimmiette dorate, volpi-uccello e scoiattoli con la coda color smeraldo.

Tutto contribuisce a creare un ambiente accogliente, luminoso, un rifugio per il lettore. Eppure, in questa dolcezza costante, si avverte talvolta un lieve senso di ripetizione: le immagini tornano e i toni si somigliano, come se la narrazione, nel suo desiderio di rassicurare, avesse paura di cambiare ritmo.

“Dorato, il sole si riversava nel mare come marmellata fusa.”

Il sapere come magia condivisa

Uno dei temi più belli di The Spellshop è quello del sapere come bene comune. Nel mondo creato da Sarah Beth Durst, la magia è stata resa privilegio dei pochi autorizzati dal governo. I libri e gli incantesimi non possono essere toccati da chiunque, e proprio per questo Kiela, quando sceglie di salvarli, compie un gesto di ribellione silenziosa. Durst sembra dirci che la conoscenza non deve essere temuta né controllata, ma condivisa e tramandata. È un’idea che ricorda Fahrenheit 451: come nel romanzo di Bradbury, anche qui i libri rappresentano libertà e consapevolezza, e il loro potere spaventa chi vuole mantenere le persone nell’ignoranza.
Caltrey, l’isola dimenticata dove Kiela si rifugia, diventa così il simbolo di un sapere tenuto ai margini, che può tornare a vivere solo se qualcuno ha il coraggio di metterlo di nuovo nelle mani di tutti.

“I libri dovrebbero essere condivisi con chiunque sia disposto ad aprire loro la mente e il cuore.”

La dolcezza dei legami d’amore e amicizia e il coraggio di aprirsi agli altri

La storia d’amore in The Spellshop è abbastanza piacevole e ben inserita nel ritmo tranquillo del romanzo. Si sviluppa lentamente, in modo credibile, ed è bello vedere Kiela imparare poco a poco a fidarsi, a lasciarsi andare dopo tanta chiusura. La sua diffidenza però resta un ostacolo: le sue risposte taglienti, e una certa acidità a volte immotivata non la rendono sempre una protagonista facile da amare.
In realtà, il romanzo trova la sua parte più riuscita altrove: nei rapporti di Kiela con gli abitanti di Caltrey e con le piccole creature che popolano l’isola, momenti di tenerezza e ironia che danno alla storia il suo cuore più autentico (senza bisogno di romanticismi forzati o insta love purtroppo presenti nel romanzo).

Una lettura per chi cerca una storia che scaldi il cuore non qualcosa che sorprenda

In conclusione, The Spellshop è un romanzo che si fa leggere con piacere, anche se la trama non brilla per originalità e la storia d’amore è dolce ma prevedibile. Il libro riesce comunque a conquistare perché è una coccola al profumo di menta e cannella e il suo valore sta nel messaggio che porta: l’importanza dei libri, del sapere, della condivisione.  Si inserisce perfettamente nel filone del cozy fantasy contemporaneo, accanto a titoli come Legends & Lattes di Travis Baldree o L’enciclopedia delle fate di Heather Fawcett (sul blog trovate la recensione del secondo volume): storie dove i conflitti sono intimi e il bello sta nei dettagli più che nelle grandi imprese.

The Spellshop non sarà un libro che cambierà il mondo probabilmente, ma per qualche ora riesce a renderlo un posto più gentile e accogliente, che è già abbastanza.