Tenui bagliori: fame di libertà di una casalinga giapponese

Yamada Murasaki (1948-2009), pseudonimo di Shiratori Mitsuko, è stata una mangaka, saggista e poetessa giapponese. Ha debuttato nel 1969 e dal 2006 ha insegnato nella celebre facoltà di manga della Kyōto Seika University. Tenui bagliori, recentemente pubblicato da Einaudi, è l’unica sua opera finora apparsa in Italia. Si tratta del suo lavoro più famoso, una serie manga pubblicata in Giappone tra il 1981 e il 1984 sulla rivista d’avanguardia Garo. I 36 racconti sono un inno al femminismo, alla parità di genere e all’emancipazione femminile, temi molto cari a Yamada. Lei stessa, infatti, aveva accusato il marito di maltrattamenti coniugali, per poi divorziare nel 1983.

Foto Murasaki Yamada autrice Tenui bagliori

L’amore di una mamma sola

La protagonista dei racconti, ambientati negli anni Ottanta nei sobborghi di Tōkyō, è Chiharu. Tutto il suo mondo è delimitato dalle mura domestiche e la sua persona esiste solo in funzione delle due figlie e del marito. Quest’ultimo appare fin da subito come il tipico uomo d’affari giapponese, che rientra tardissimo da lavoro, lasciando Chiharu terribilmente sola. La solitudine è una condizione costante per la donna, come appare chiaro già dal primo racconto, Cenerentola abbandonata. Nell’ultima vignetta, infatti, vediamo Chiharu abbracciata da un’ombra trasparente, che rappresenta proprio l’assenza del marito.

Copertina manga Tenui bagliori

Noi casalinghe siamo simili a Rapunzel, dimenticate nei loro altissimi torrioni. “Rapunzel! Rapunzel! Sciogli i tuoi capelli! Salirò da te! Peccato solo che nessun principe ci chiami.

Le bimbe, Sachi e Chika, sono la sua ancora di salvezza, il rimedio alla sua solitudine. Essendo il padre così poco presente a casa, infatti, è praticamente l’unica a occuparsi di loro. Anzi, vive per loro, come se quello fosse il suo ruolo nella società. La simbiosi è tale che, nei rari momenti in cui esce di casa da sola, Chiharu ha la brutta sensazione di aver dimenticato qualcosa a casa. Ne Camminando da sola è tormentata da questo dubbio, finché non realizza che quel qualcosa sono proprio le sue figlie.

Ecco cos’ho scordato! Le mie bambine. Neanche fossero degli oggetti…

Nonostante questo iniziale senso di colpa, Chiharu inizia a rendersi conto di avere una propria identità indipendente dalle figlie.

Camminare da sola…Salire sola in metropolitana…Quanti anni saranno passati dall’ultima volta? Le mie bimbe le ho tenute per mano così a lungo…Camminando sempre al loro passo. Per sei anni ho scordato cosa significasse camminare come volevo io. […] Ehi, tu! Sì, proprio tu! Le tue braccia e le tue gambe ti appartengono. Sì, per la prima volta ho preso possesso del mio corpo…Ho preso possesso di me stessa. Che senso di liberazione!

Non per questo, però, si allontana da loro. Al contrario, sente che più diventano grandi, più le sfuggono dalle mani. Sta lentamente perdendo un punto di riferimento della propria vita ed è ovviamente spaventata.

Caro, ma tu ci hai fatto caso? Le bimbe sono cresciute in fretta…Troppo in fretta… […] Me lo aspettavo, il giorno in cui non le avrei tenute più per mano. […] Però non mi aspettavo i giorni della solitudine.

La disillusione amorosa

Nonostante Chiharu si faccia sempre in quattro per gestire al meglio le faccende domestiche e le bambine, suo marito non le risparmia giudizi velenosi. Ad esempio, quando Sachi non riesce a trovare qualcosa, le dice che dovrebbe tenere la casa più in ordine.

Non riesce proprio a concepire il fatto che sua moglie possa esistere anche al di fuori del guscio di madre e casalinga che la circonda. A dimostrarlo sono anche le riflessioni di Chiharu sul disinteresse che lui le riserva.

Non c’è nulla di lui che non sappia. Conosco la taglia della sua biancheria, che cosa mangia volentieri, come si comporta quando è di cattivo umore e le attrici che gli piacciono. Ma lui che cosa sa di me? Si è accorto che sono ingrassata e cerco di nasconderlo? Sa come mi sento, ultimamente? Oltre al fatto che sono sua moglie…che cosa sa di me?

Il fatto che lei voglia cercarsi un lavoro part-time, quindi, è davvero incomprensibile per lui, che si identifica come capofamiglia. Ammette addirittura di temere che diventi indipendente, perché sentirebbe di non servirle più a nulla.

Chiharu ormai non si fa più illusioni, non crede più nell’amore tra marito e moglie, giudica il suo matrimonio senza veli.

Un continuo tira e molla. È questo il matrimonio. Un lungo…Lungo sogno…È questo che ho vissuto. […] Non nutrivo grandi aspettative nella vita dopo il matrimonio, anzi. Vivere serenamente sarebbe stato già abbastanza. Una lunga, serena vita in due…Adesso che ci penso, era un’aspettativa enorme. Un sogno esagerato. Ma ora che il sogno ha avuto fine, dimmi, cosa dovremmo fare?

Tenui bagliori: Chiharu, una di noi

Tenui bagliori non è un semplice manga d’intrattenimento. È la storia di una donna che ha messo in pausa la propria vita per vivere quella delle figlie e del marito. Una donna il cui ruolo in casa non viene riconosciuto e apprezzato, ma dato per scontato. Le viene negato anche l’amore, come se non fosse importante, dopo anni di matrimonio.

Chiharu ama le sue figlie, ma a volte vorrebbe solo un momento per sé. Si mette al servizio degli altri, che prontamente la criticano, mettendo in dubbio la sua validità come moglie e madre. Trova la forza di superare queste barriere, ritrovando così una parte di libertà e sentendosi di nuovo qualcuno. Va oltre gli stereotipi e quello che la società si aspetta da lei.

Pur essendo ambientato nel Giappone degli anni ’80, risulta comunque una lettura molto intima, famigliare, quindi toccante e dura. Chiharu, infatti, potrebbe benissimo essere una donna italiana dei nostri tempi: noi, nostra madre, nostra sorella, chiunque si ritrovi intrappolata nel ruolo di moglie e madre, senza vedere vie d’uscita.

Questi racconti, con i quali Yamada voleva smuovere le coscienze dei suoi contemporanei, sono un grido di speranza e un inno alla forza femminile che continuano tuttora a riecheggiare.