Sulle donne: scritti femministi

Sulle donne di Susan Sontag (1933-2004) è un testo che, al giorno d’oggi, chiunque dovrebbe leggere. Ripubblicato recentemente da Einaudi, contiene sette scritti databili fra il 1972 e il 1975, e ciascuno di essi racchiude le più importanti riflessioni di Sontag sulla questione femminile: uguaglianza, contestazione del potere, bellezza e invecchiamento. Ancora attualissimi, questi saggi sulle donne non possono non parlarci anche oggi, in un tempo in cui la rivoluzione femminista è più necessaria che mai.

Ageism: il pregiudizio legato all’età

Trattandosi di saggi diversi, scritti in momenti storici ed esistenziali differenti, è impossibile parlarne come se fossero un corpus unico. Risulta, però, possibile estrapolare alcuni concetti fondamentali, che fanno sicuramente da sfondo alle varie trattazioni. Primo fra tutti, è l’acuta critica al fenomeno dell’ageism, ossia il pregiudizio legato all’avanzare dell’età. Si tratta di un termine coniato dallo psichiatra Robert Butler, sul finire degli anni ‘60, proprio sulla scorta delle discriminazioni a cui le persone anziane venivano quotidianamente sottoposte.

In questo caso, Sontag evidenzia quanto i pregiudizi legati all’avanzare dell’età vadano ad impattare soprattutto le donne, diventando così una vera e propria questione di genere: se l’uomo, raggiunta una certa età, può essere considerato affascinante, la donna perde automaticamente attrattiva. Questo fenomeno viene evidenziato tramite un’accurata analisi delle narrazioni letterarie e cinematografiche, dove la tendenza predominante vuole un uomo adulto con una donna molto più giovane.

L’elemento rivoluzionario riguardo questo fenomeno non è, però, l’invecchiamento in quanto tale. In questi saggi, Sontag individua gli albori di una tendenza interna al capitalismo che oggi è più presente che mai: il pink washing, ossia l’utilizzo di valori femministi per questioni di marketing. Già sul finire degli anni ’60, nelle pubblicità erano iniziate a comparire le prime rappresentazioni di donne sopra i 60 anni, le quali non avevano una vera funzione inclusiva, bensì erano funzionali all’obiettivo capitalista di raggiungere il maggior numero di individui dotati di potere di acquisto.

Sontag svela una grande verità: dietro alla rappresentazione neoliberista, vi è sempre una mossa di marketing.

Il femminismo come contestazione del potere

Se le donne cambieranno, gli uomini saranno costretti a cambiare. Ma non lo faranno senza opporre una considerevole resistenza. Nessuna classe dominante ha mai abdicato ai propri privilegi senza lottare.

Proprio come scrive Carla Lonzi (1970), l’idea del femminismo come uguaglianza fra i sessi è incorretta, e non restituisce la complessità del movimento. Femminismo è contestazione del potere precostituito, detenuto dalla classe dominante – gli uomini – che combatteranno per non abdicare i loro privilegi. Il femminismo ha come obiettivo centrale quello di decostruire, criticare e ricostruire un nuovo sistema il più inclusivo possibile.

Sontag, nello scritto Il terzo mondo delle donne, evidenzia come l’idea di uguaglianza nasconda in sé una tendenza a invalidare le differenze costitutive delle donne. Molte intellettuali del suo tempo identificavano nel femminismo due correnti biunivoche: da un lato la liberazione maschile, dall’altro quella femminile. L’idea faceva riferimento all’oppressione che determinati uomini sentivano all’interno della società patriarcale, che impone loro degli stereotipi sessisti che – sebbene spesso gli creino disagio – gli garantiscono comunque una posizione di supremazia rispetto alle donne.

Non bisogna, dunque, pensare che le due liberazioni vadano di pari passo: gli uomini hanno con le donne il medesimo rapporto che i paesi colonizzati hanno con i loro colonizzatori. Sontag crea un’analogia fra le guerre d’indipendenza nazionali e la rivoluzione femminile, evidenziandone i caratteri affini. In entrambi i casi la classe privilegiata è costretta ad abdicare i privilegi che le consentono di continuare ad esistere indisturbata.

Consentire agli oppressori di sbarazzarsi del loro fardello psicologico implica un’idea di liberazione completamente diversa e secondaria. La priorità essenziale è liberare chi è oppresso.

L’emancipazione femminile, dunque, non concerne l’uguaglianza ma il potere. Ed è solo tramite la sua messa in discussione che si riuscirà a raggiungere gli obiettivi del femminismo.

Conclusioni

Senza dubbio, questa raccolta di saggi merita di trovarsi nella libreria di qualsiasi donna. La lucidità con cui Sontag affronta le tematiche femminili è impressionante, individuando in embrione quelle che saranno le derive principali della società capitalista. Nei suoi interventi mette in relazione tutti quegli elementi che, ad oggi, ci troviamo ancora ad affrontare in quanto donne e femministe. La complessa relazione fra società patriarcale e coloniale è imprescindibile, rendendo così il femminismo la base teorica per la liberazione collettiva di tutte le minoranze. Il femminismo può essere tale solo se intersezionale e trasversale, e Sontag vede l’embrione di quel che sarà.

Con questa raccolta di saggi, a noi donne sono stati consegnati degli strumenti imprescindibili per capire il mondo che ci circonda.