Stranieri a noi stessi di Rachel Aviv: saggio empatico sulla salute mentale

Stranieri a noi stessi è un saggio pubblicato a inizio 2024 dalla casa editrice Iperborea e scritto da Rachel Aviv. Il libro racconta le storie di cinque persone che hanno dovuto fare i conti con una diagnosi per un disturbo mentale. Ciò che Rachel Aviv cerca di fare con questo saggio è aprire una discussione empatica e intima sulla questione della salute mentale e sul senso di ineguaglianza sociale riservata a chi soffre di un disturbo mentale.

Uno degli alti scopi dell’autrice è quello di rompere lo stigma sui disagi psichici spiegando che la sofferenza psicologica è un’emergenza sociale molto più grande di quanto si possa pensare. Le controversie sulla psichiatria e sulla psicofarmacologia sono un grande tema discusso da decenni nell’ambito scientifico, e purtroppo ancora oggi molte domande restano ancora senza risposta.

Le malattie mentali spesso vengono viste come forze intrattabili e incontrollabili che prendono possesso delle nostre vite, ma mi chiedo quanto le storie che raccontiamo su di loro, soprattutto all’inizio, possono modellarne il corso. Le persone possono sentirsi liberate da queste storie, ma anche rimanervi intrappolate.

Stranieri a noi stessi, quindi, è un saggio coraggioso e altamente umano in cui si indaga il rapporto tra disturbi mentali e identità personale. Perché la sensazione principale di chi soffre di una malattia mentale è quella descritta nel titolo: sentirsi stranieri a sé stessi.

L’esperienza di Rachel Aviv

Stranieri a noi stessi comincia con un racconto molto personale da parte dell’autrice che ci narra della sua precoce esperienza con la malattia mentale. Rachel, infatti, a soli sei anni si ritrova ricoverata in un ospedale psichiatrico a causa di una diagnosi di anoressia. L’obiettivo di questa confessione è quello di far entrare i lettori nel mondo della psichiatria a piccoli passi. Certamente pensare che una bambina così piccola possa già ritrovarsi in un reparto di salute mentale dà modo di riflettere.

Come può una bambina di soli sei anni soffrire di un disturbo tipicamente adulto o adolescenziale incentrato sul canone estetico? Quando Rachel viene portata nel reparto psichiatrico non sa neanche cosa significa essere anoressica. E allora cosa ha generato il suo disturbo? E, soprattutto, quale disagio sta cercando di portare alla luce l’anoressia?

La sensazione di essermela cavata per un soffio ha acuito la mia attenzione verso le fasi precoci di un malessere, quando una condizione consuma e rende inabili ma non ha ancora riformulato l’identità di una persona e il suo mondo sociale.

I cinque casi raccontati nel libro

Con lo scorrere delle pagine ci vengono poi presentate cinque storie diverse. Ognuna con un personale background e con una specifica diagnosi. Così conosciamo Ray, Bapu, Naomi, Laura e Hava. Cinque persone che a un certo punto della loro vita si sono sentite rotte, mal funzionanti e sbagliate.

I cinque racconti vengono approfonditi con ricerche scientifiche e dettagli sulla storia della psichiatria per contestualizzare il periodo in cui sono avvenuti i fatti. Le storie dei personaggi raccontati in Stranieri a noi stessi sono reali e ricche di dettagli, ottenuti dalle testimonianze dei protagonisti (attraverso interviste, diari o blog) e dei loro familiari.

Conosceremo così Ray, un ex nefrologo di successo caduto in disgrazia ed entrato nel baratro della depressione; Bapu, una donna bramina che in preda alla schizofrenia scappa dalla sua famiglia disfunzionale per immolarsi al dio Krishna e trasformarsi in una santa; Naomi, una madre nera single che viene condannata per omicidio dopo aver ucciso suo figlio durante un episodio di allucinazione persecutoria; Laura, una ragazza modello che scopre di non voler più seguire il canone della perfezione imposta dalla società e inizia un viaggio fra istituti psichiatrici e dipendenza da farmaci. E infine, Hava, una ragazza con disturbi alimentari conosciuta dalla stessa autrice durante il ricovero in ospedale.

Di fatto la guarigione è contrassegnata da un’accettazione sempre più profonda dei nostri limiti. Il cammino diventa la trasformazione, invece del ripristino di ciò che c’era prima.

Le controversie della psichiatria

Quello che fa Rachel Aviv in questo libro è riportare con grande empatia le discussioni più dibattute sulla psichiatria. Lo fa consegnandoci delle storie reali per trasmettere le criticità della medicina e gli effetti collaterali sulla vita delle persone che soffrono dei disturbi mentali. Anche se, è triste ammetterlo, resta enorme la difficoltà di capire realmente la portata di questo argomento.

La stigmatizzazione sociale sui disturbi mentali provoca un senso di alienazione e smarrimento estremo in che ne soffre. Una malattia mentale, spesso, non viene capita da chi ce l’ha e da chi la osserva da fuori, e questo è sicuramente il grande dramma che porta le persone a soffrire in silenzio o a non cercare aiuto. Perché una diagnosi di disturbo mentale ti marchia a vita e nessuno (neanche tu stesso) riuscirà più a guardarti nello stesso modo. Ecco perché i libri che parlano di salute mentale risultano essenziali per sensibilizzare l’opinione pubblica, per informare la società e soprattutto per rompere una volta per tutti i luoghi comuni su questo tema.

Puoi mettere insieme tutti gli esperti che vuoi per parlare di depressione, ma finché non ci sei passato […] non sai di cosa stai parlando.

Nei cinque racconti vengono sviscerate le controversie che ancora oggi popolano il mondo della salute mentale: la guerra fra l’approccio farmaceutico e l’approccio psicoterapeutico, la differente considerazione sociale e accademica fra la salute mentale della gente bianca e quella delle persone di colore, la dipendenza da psicofarmaci, la criticità del sistema delle etichette diagnostiche e i grandi errori pubblicitari commessi dalle cause farmaceutiche.

Possono un eccesso di diagnosi e cure farmacologiche annullare l’identità delle persone?
Come si distingue il disagio mentale dal misticismo e dalla divinazione?
Le persone nere vengono diagnosticate e curate tenendo conto del loro background culturale?

Perché leggere questo libro…

Stranieri a noi stessi è un saggio davvero coraggioso che riesce a parlare di un tema così delicato con un rispetto e una sensibilità estreme. L’autrice non semplifica l’argomento ma, anzi, riesce a dare spazio a tutta la complessità che merita. È la stessa autrice a scrivere “Il libro parla di storie mancanti, di sfaccettature dell’identità che le nostre teorie sulla mente non riesco a catturare.” Nessuna delle persone raccontate viene giudicata o etichettata, riuscendo a donare una bellissima dignità alle loro vite strappate.

Credo di essere una di quelle persone che si capisce alla perfezione da sola, eppure sono straniera a me stessa. Non sono del tutto convinta di voler essere salvata. Magari è solo perché non so bene chi sono e che tipo di persona sarò.

Rachel Aviv condivide studi scientifici, testimonianze e confessioni di professionisti che aggiungono dettagli importantissimi per comprendere i meccanismi psicologici e la storia della psichiatria nel mondo. Ciò che si legge in questo libro non è uno studio sui disturbi mentali né una biografia… Stranieri a noi stessi è una testimonianza sul profondo rapporto che c’è tra identità e salute mentale, tra società e individuo. È il racconto reale di come sia incomunicabile agli altri e a sé stessi la difficoltà di portare dentro questo malessere che oscura tutto il resto.