Sotto traccia: una storia indie contemporanea

Sotto Traccia di Hamilton Santià, pubblicato da Effequ nel mese di aprile 2024, è un “Saggio Pop” ma è anche uno spartito musicale e soprattutto una storia d’amore con la musica.

Sotto traccia

Il rosso del titolo qui è un filo invisibile e forte: unisce due momenti precisi tra loro. Nasce un ventennio in cui tante sfumature sono diventate colori e hanno fatto la storia della musica.

[Questo] è un libro che può in qualche modo raccontare cos’è lo sguardo di un millenial sul mondo.

Lo spirito dell’opera.

L’autore, anno 1986 e torinese, racconta il mondo della musica negli anni compresi tra il 1994 e il 2012. Lo fa con gli occhi di un ragazzino innamorato della musica che in viaggio-studio a Londra percorreva le vie dello shopping con un solo desiderio: scovare un album buono a poche sterline.

Hamilton suona la chitarra nei The Wends, si occupa di comunicazione e ha un dottorato in Storia del cinema. Agli ingredienti principali, musica, giornalismo e cinema dunque, aggiungiamo: curiosità quanto basta e alcune manciate di nostalgia. Regoliamo il cuore su una frequenza precisa e chiudiamo gli occhi. Abbiamo tra le mani Sotto Traccia.

La radio è accesa e fa da colonna sonora alla lettura: sembra di connettersi a un canale dispettoso, cambia canzone e anno per raccontare una storia. Quella della musica di un ventennio preciso.

È impossibile non cercare ogni canzone citata e sentirla vibrare nell’aria come un cimelio e una carezza. È l’epoca della sperimentazione, di un urlo alla società molto lungo e ben accordato.

Indie: un movimento

Indie era sì un modo di stare al mondo, ma anche un’attitudine.

Un’attitudine che Treccani definisce “disposizione innata o acquisita che rende possibile o facilita lo svolgimento di particolari forme di attività”. Questo modo di abitare il mondo si lega in maniera decisa alla generazione che chiamiamo Millenial.

Nuove verità diventano quotidiane: l’utilizzo della lingua inglese, le contraddizioni di una società incerta eppure velocissima, il sentirsi in bilico tra i sogni dei genitori e lo sgretolarsi delle certezze.

Indie non vuole dire nulla, è un profumo, il gusto di qualcosa di cui non vuoi fare a meno.

In tutto questo s’incastra una nuova musica in fermento. L’interesse per la cultura pop e la passione per il rock lasciano a questa generazione la “sensazione di essere venute dopo e quindi di essere testimoni di un grande niente dopo la fine della festa”.

Bruciare, in fretta

Si è sparato in faccia in un modo per cui il cadavere si è reso talmente poco riconoscibile da poter essere identificato solo attraverso le impronte digitali, distruggendo in un colpo solo i sogni e le speranze di una generazione che, legittimamente, nel grido di dolore, si concede la libertà di dare dello stronzo al proprio idolo.

È la morte di Kurt Cobain ed è dipinta lentamente, diventa il simbolo di un’era e forte segnale che “la storia stava cambiando una volta per tutte”. Succede nel 1994: la data scelta come inizio da Hamilton Santià per questo ventennio.

Lo sguardo di Cobain nell’obiettivo è impresso in tutti noi, il modo in cui si staglia sul panorama musicale anche. La sua chitarra elettrica nel famoso Unplugged fa cadere il sipario del palcoscenico e cancella le distanze tra l’ignoto e lo spettatore. Per la prima volta “e senza filtri, [pareva] ci chiedesse di prenderne parte per davvero e vederlo, quell’ignoto”.

Il successo senza confini di Cobain, prima, e il messaggio letto alla folla dalla moglie, Courtney Love, dopo, cancella ogni illusione. È il racconto di una sconfitta, spiega l’autore: con il suo suicidio e le sue parole si sgretola l’idea della musica come struttura, come “vento di cambiamento”.

La sconfitta di una missione etica e della musica come motore primario di un nuovo mondo possibile. […] Non solo abbiamo perso, ma vincere è impossibile, e resistere quasi inutile.

Sembrava un sogno

A sentirsi raccontare la storia della musica rock si finisce col dirsi che non può essere costantemente un catalogo di eventi nati per caso, eppure non solo la musica rock, ma la musica tutta e la Storia tutta, se letta in un certo modo, funziona proprio così. […] Alla fine della prova, tutte le persone presenti in studio scoppiano in un applauso: non hanno trovato solo il primo singolo del disco, […] soprattutto hanno trovato i Radiohead.

La musica è cambiata e sta cambiando e insieme anche il modo di viverla.

Questo è il messaggio che l’autore vuole regalarci: il 2012 è l’anno che sancisce la fine di un’epoca di transizione, anni importanti con ideali e stili precisi, tra malessere e ribellione. Leggendo, scopriamo che c’è stata anche molta ironia e voglia di vivere con leggerezza.

È l’anno della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Londra, l’anno in cui arriva Spotify in Italia e cambia la fruizione di una canzone.

Tra queste pagine troviamo entusiasmo e suspense (alcune pagine, la 103 per esempio, ha la stessa tensione narrativa di un buon thriller), troviamo la voglia di difendere una generazione, di trovare le parole perfette per una musica ben precisa, e demonizzare la più grande paura di ogni artista.

Qui diventa la paura di un’epoca.

Venir dimenticata.

Se avete curiosità di scoprire altri titoli del catalogo Effequ, rimandiamo alla recensione di due titoli dalle tematiche molto attuali: Sangue cattivo e Maria Malva.