Sonnenallee: a spasso nella Berlino Est
Il romanzo Sonnenallee di Thomas Brussig non è nuovo al mercato italiano: uscito per Mondadori già nel 2001, ritorna in una nuova veste per Einaudi con la traduzione di Alice Gardoncini e una postfazione di Jonathan Franzen. A quasi 25 anni dalla prima volta, Sonnenallee di Thomas Brussig, scrittore e sceneggiatore acclamato, permette a nuovi lettori di ridere e piangere sulle sue pagine attraverso la “piccola storia”, la storia – cioè – raccontata attraverso i fatti delle persone qualunque e non dai grandi personaggi.

Il viale del sole: una beffa all’ombra del Muro
Sonnenallee, il viale del sole, è una via che si snoda quasi interamente nella Berlino Ovest. Quasi interamente, però. Perché per un breve tratto continua nella Berlino Est, appena al di là del muro, della striscia della morte e del check point che teneva d’occhio i cittadini orientali. In questo breve tratto di via, con vista diretta sul muro, abita Micha con la sua famiglia. E’ quasi una beffa: vivono a pochi metri dall’Occidente e possono quasi percepire il gusto della libertà, eppure non la possono raggiungere in alcun modo.
I ragazzi della Sonnenallee sono così tormentosamente vicini alla libertà che possono sentire le voci dei curiosi e rispondere ai loro richiami, anche se per loro l’Ovest rimane inaccessibile quanto la luna. Un romanzo ordinario potrebbe mettere in luce la tristezza della loro condizione. Un romanzo straordinario, pur riconoscendo il lato triste di quella condizione, ne mette in luce il lato comico.
Come abbattere il Muro
L’adolescenza, però, trova il modo di rendere leggera, semplice e comica anche una situazione da cortina di ferro. Micha e i suoi amici Mario, Cespo e il Talpa non si fanno sfuggire occasione per sfidare il sistema, anche se poi quando vengono beccati tocca loro fare un gran discorso al dibattito del partito organizzato a scuola. Il loro modo – un po’ infantile, un po’ stralunato – di vedere il mondo e soprattutto di immaginare un futuro diverso rende quel muro inespugnabile un confine solo fisico, che può facilmente essere abbattuto dalla fantasia. L’amore, i Rolling Stones, le caramelle di contrabbando bastano e avanzano per trasformare un’esistenza in gabbia in un’adolescenza degna di essere vissuta.
Quando gli amici dicevano “Siamo una banda”, Micha rispondeva: “Siamo un potenziale”. Cosa significasse, non lo sapeva bene nemmeno lui, ma sentiva che qualcosa voleva pur dire, se tutti quanti venivano dalle ristrettezze dei Q3a e si incontravano tutti i giorni, si vestivano tutti uguali, ascoltavano la stessa musica e provavano lo stresso struggente desiderio d’infinito – e ogni giorno avevano sempre più chiaro che da grandi avrebbero fatto tutto, ma proprio tutto, in modo completamente diverso. Persino il fatto che fossero tutti innamorati della stessa ragazza, a Micha sembrava un segno di speranza.
Essere potenziale
Quando si incontrano al pomeriggio e bighellonano per le vie, spesso i ragazzi si interrogano su cosa faranno da grandi. Nessuno lo sa, forse perché il loro futuro non è roseo di opportunità come dovrebbe esserlo quello di qualsiasi adolescente. A 17 anni il mondo dovrebbe apparire come un parco giochi di possibilità, ma non se abiti a Berlino Est confinato dietro un muro.
Eppure una risposta è ben chiara nella testa dei ragazzi: faremo un mestiere che non abbia nulla a che fare con la politica. Quale, però, non è facile capirlo perché tutto sembra politico, perfino il medico che cura solo chi appartiene al partito. I ragazzi di Sonnenallee, e tante altre testimonianze della storia, ci insegnano che vivere in periodi di restrizioni e privi di libertà può portare anche a chiarire i pensieri fino a comprendere davvero chi si vuole essere. Si impara sempre, anche in negativo.
Una lettera d’amore nella striscia della morte
Il romanzo non segue una cronologia precisa e rigida; gli episodi si susseguono uno all’altro fino a delineare un puzzle di esistenze che – visto da lontano – assume dei contorni precisi, quelli della Berlino Est degli anni ’70-’80. Tuttavia un filo conduttore c’é: è la lettera d’amore che Micha riceve quando meno se l’aspetta e che, per colpa del destino sotto forma di alito di vento, va a depositarsi proprio in quella striscia di terra che delimita il muro sempre tenuta sotto controllo dai cecchini per evitare la fuga degli abitanti dell’Est.
Micha non è sicuro di chi sia il mittente di quella lettera, né se è davvero indirizzata a lui. Ma questo non lo frena dal cercare di recuperarla a tutti i costi, anche attraverso canne da pesca e supercolla. Tutto questo slancio a causa di Miriam, la bella della scuola, desiderata da tutti senza eccezioni, che però bacia solo chi abita a Berlino Ovest.
Una vita in equilibrio
E nella storia d’amore complessa fra Miriam e Micha, condita di ironia e leggerezza, non si può non cogliere la grande somiglianza con un classico italiano: Jack frusciante è uscito dal gruppo di Enrico Brizzi. Micha, come Alex, è alle prese con la vita che si fa seria e le ambizioni che vogliono trovare il loro spazio. Circondati da amici uno più strampalato dell’altro, scoprono che la vita corrisponde al tempo dell’equilibrio fra due istanze: la libertà e la morte. Tuttavia c’è un modo per rimanere a galla e non lasciarsi soffocare dalla follia umana, quello di rimanere saldamente attaccati a quel sentimento di ingenuità un po’ infantile ma che sa rendere le situazioni peggiori un po’ più leggere, così come visto anche nel romanzo Eravamo come fratelli di Daniel Schulz.