Solo i santi non pensano: l’esordio di Mattia Tortelli

Mattia Tortelli è nato a Milano nel 1996. Ormai da qualche anno, é maestro alle scuole elementari e insegnante di basket ai bambini. Ha inoltre frequentato corsi di scrittura presso La macchina dei sogni e la Scuola Belleville. È agitatore culturale in librerie e biblioteche e gestisce la comunicazione della casa editrice Utopia. Solo i santi non pensano è il suo primo romanzo, edito Fandango.

La trama

Solo i santi non pensano è la storia di Gabriele, un ragazzo di trent’anni che ama le piante e che lavora per una ditta di disinfestazioni, nonostante sia un architetto. Con sua madre non parla da dieci anni, da quando lui è uscito dai Testimoni, una setta religiosa che dopo la morte del padre, avvenuta quando Gabriele era bambino, è diventata tutta la sua vita. Gabriele ha voluto continuare gli studi, cosa non permessa ai Testimoni, e ha scoperto il suo orientamento sessuale, altra cosa non permessa ai Testimoni.

Solo i santi non pensano

Sono dieci anni, quindi, che non vede e sente la mamma, il solo collegamento familiare che ha e che ritrova è con la zia, incrociata quasi per sbaglio al cimitero davanti alla tomba del padre. Altro legame “familiare” che ha è Enrico, colui che lo ha preso sotto la sua ala quando si trovava nei Testimoni. Tutte queste persone di lui, ad oggi, sanno poco e niente, in particolare la mamma. Quest’ultima si ritroverà ad avere un confronto aspro, duro, ma fondamentale, con il figlio, nonostante la sua lotta contro il cancro.

La storia si ripete

Tante cose in questo romanzo accadono all’improvviso: la morte del papà di Gabriele, l’uscita dalla setta, la malattia della mamma, l’incontro con Antonio e Matteo, i ricordi che tornano prepotenti. La domanda, nonostante tutto, è però sempre la stessa: cosa resta della vita quando il cambiamento arriva improvviso e non possiamo farci niente?

Cosí, di getto, a Gabriele rimane quello che rimane a tutti noi quando ci troviamo davanti a situazioni come queste: se stesso. Non è mai facile gestire il crollo del proprio mondo, meno che mai se a farlo si è da soli. Tante volte, però, siamo noi che ci chiudiamo, che non vogliamo vedere le cose per quelle che sono perché fanno male, che non sappiamo chiedere aiuto perché convinti di non averne bisogno. Un grande errore, dal quale impariamo quando, ormai, è troppo tardi.

Gabriele vive la vita a modo suo come può: un’infanzia e un’adolescenza scomposte, il decennio dai venti ai trenta forse ancora piú scomposto ma con un elemento fondamentale che entra prepotente nella sua vita e non può piú uscire: l’importanza del corpo. Si occupa delle piante perché non sa occuparsi delle persone e cerca qualcosa che non ha mai conosciuto. Gabriele ha avuto un passato lontano in cui è stato desiderato così tanto da portarlo alla cancellazione dei suoi bisogni e un presente recente in cui non ha più nessuno a sognarlo.

“A Gabriele piacciono gli uomini e non lo ha mai potuto sapere prima perché, nel prima, non c’era tempo per queste cose, sebbene, guardando in retrospettiva, potrebbe elencare molti elementi che rivelano la verità. […] Ha esplorato il corpo a tentoni, un adolescente troppo cresciuto per certe esperienze, inevitabilmente fuori tempo”.

Gabriele e Mattia sono la stessa persona?

Se un po’ conosci l’autore, cosí come lo conosco io, questa domanda ti martella per tutto il tempo. Quando si legge un libro, ci si chiede sempre quanto di quello scrittore c’è dentro quelle pagine, perché è inevitabile che questo possa accadere. Mattia ci ha tenuto, in ogni presentazione e anche facendo due chiacchiere da bar, a specificare che Gabriele non è lui, ma che è parte di quello che lui è stato.

Mattia ha usato per tanti anni, in passato, la scrittura come elemento terapeutico con il suo paginefragili (che trovate sul suo profilo IG), quella scrittura a cui è sempre stato grato, che lo ha tenuto a galla tra un momento di down ed un altro, che l’ha aiutato a rialzarsi sempre e comunque, nonostante le botte, nonostante la fatica. Succede spesso, però, che quando la si usa cosí tanto e si vuole cambiare rotta, quasi perde tutta la sua potenza. E quando un romanzo, per uscire fuori, ci mette ancora piú tempo, la strada si fa sempre piú in salita ma, lo sappiamo, che piú si sale in alto, piú il panorama a un certo punto sará bello.

Questo è accaduto quando il libro ha, finalmente, visto spazio in libreria. Le tematiche principali sono quelle legate al disfacimento dei mondi, alla paura di poter essere altro. Emerge il tema del lavoro, anche se non è centrale, e di questa generazione di trentenni che sopravvivono alle cose, si parla di rapporto con i ricordi e di talee come possibilità di essere altro pur avendo dentro di sé le cellule dei propri genitori, si parla di essere madre ed essere figlio, di cura come soluzione, di superamento del trauma, di esplorazione e riappropriazione dei corpi.

Tre parole per descrivere Solo i santi non pensano

Abbiamo chiesto a Mattia questa cosa, e chiudiamo lasciandovi la sua risposta.

Santità. Condizione impossibile da raggiungere in vita, tentativo al quale tendere nel senso di stabilità e buone intenzioni e propositi.

Dubbio. Abitare il dubbio è condanna ma è la porta aperta verso la possibilità.

Cura. Elemento fondante per la vita, perché cresca ed esista.