Sister Deborah: l’avvento del Messia donna ruandese

Continua l’opera di traduzione dei libri di una delle autrici contemporanee più originali, di lingua francese, da parte di Giuseppe Giovanni Allegri, traduttore della casa editrice Utopia editore.

Con Sister Deborah si riprende il filone del sincretismo religioso, preceduto da Kibongo è salito in cielo.
Due libri indipendenti, ma storicamente consequenziali, che letti insieme permettono di avere un quadro più completo a livello storico. In Kibongo è salito in cielo, il Cattolicesimo irrompe nella vita dei ruandesi, affiancandosi alle antiche credenze locali.

Tra le tante leggende locali, c’è ne una simile alla storia di Cristo. Il protagonista è Kibongo, colui che riportò sulla Terra una pioggia tanto agognata, salvando gli uomini dalla siccità, per poi essere assunto in cielo. I due culti si confondono e la religione si fonde con il mito.

L’ispirazione

Sister Deborah è ispirato ad un fatto reale.
Nel 1927, sulle rive del lago Muhazi, al centro del Ruanda, un profeta annuncia che una donna di nome Ndanga sorgerà dal lago: distribuirà semi di sorgo miracolosi che eviteranno alle donne il lavoro nei campi e caccerà i coloni. Le seguaci di Ndanga fanno appello agli chef e alla corte reale perché si uniscano a loro. Inascoltato, il movimento viene represso dalle truppe coloniali. E come Ndanga, anche la messia nera annunciata da Sister Deborah porterà una semente miracolosa.

L’attesa del Messia donna ruandese

Negli anni Trenta del secolo scorso, il Ruanda viene investito da un vasto movimento di conversione al cristianesimo, operato dai Padri bianchi, cattolici che diffondono il vangelo. Dagli Stati Uniti giungono il pastore afroamericano Marcus, insieme alla guaritrice Sister Deborah che tentano di mettere in atto una missione evangelica nel territorio.

Ma quello che più stupiva di tutta la faccenda era che quei padri, se così si potevano chiamare, non indossavano vesti bianche, non portavano la barba e, come se non bastasse, erano Neri.
Tra di loro c’era una donna che, durante le messe, emetteva tutta una serie di versi e inscenava pantomime come ne fanno le donne possedute dallo spirito di Nyabingi.

Il pastore Marcus nei suoi sermoni annuncia l’arrivo di un salvatore, Sister Deborah precisa che il messia sarà di colore e sarà donna. Questa rivelazione affonda nello spirito delle donne ruandesi che oberate di lavoro e maltrattate dai mariti, iniziano a scioperare. Abbandonano i campi, non si concedono ai loro uomini perennemente ubriachi di birra, e iniziano a diffondere la voce di Sister Deborah, facendo crescere il malcontento tra i suoi oppositori.

Sister Deborah è una figura indefinibile, che nella congregazione ha il ruolo di profetessa.
L’unica a cui lo spirito fa visita e a cui permette di profetizzare con una lingua sconosciuta, di cui suoni assomigliano a quella ruandese e che possiede il dono della guarigione.
Il Ruanda diventa la terra d’elezione, la nuova Gerusalemme.
E fila di donne incuriosite, si recano il Martedì e il Giovedì a farle visite, per ricevere le sue cure.

La circolarità in Sister Deborah

Il libro si apre con la gracile e piccola Ikirezi, di salute cagionevole, che si reca insieme alla madre al dispensario americano, presieduto da Sister Deborah. Quest’ultima chiede alla piccola di toccare la sua canna di ferro e le impone le mani sulla testa, trasmettendole un’energia purificante e investendola di grande benessere. Da quel momento Ikirezi non ha più problemi di salute, anzi, diventa la più intelligente della sua classe, entra nelle migliori scuole e riesce a trasferirsi negli Stati Uniti dove diventa una ricercatrice.

Anche perché mia madre sapeva bene che quelle malattie ricorrenti non erano solo il frutto della fragilità del mio corpo di bambina. Per la maggior parte erano gli uomini, oppure gli spiriti, a scatenarle.

Ma il potere che Sister Deborah le ha trasmesso non l’abbandona, così si mette sulle sue tracce, dopo che gli uomini e Padri bianchi avevano messo in atto una violenta repressione e non si sapeva se fosse sopravvisuta.

Sister Deborah è una storia potente e ricca di umorismo.
Mito, religione, spiritualità convivono e si intrecciano, dando vita a un racconto originale, che ci permettere di accedere ad una cultura, tanto lontana da noi quanto misteriosa e inaccessibile, quella africana.