Sanguigna di Gabriela Ponce

Sanguigna è un romanzo della scrittrice e drammaturga ecuadoriana Gabriela Ponce che Cencellada Edizioni porta per la prima volta in Italia con la traduzione di Sara Papini.

Corpo su corpo

Sanguigna inizia con la rottura del matrimonio della protagonista con suo marito, entrambi dai nomi sconosciuti per noi lettori. Per lei “tutto ciò che non è innamoramento non ha mai meritato molta attenzione”.

Da questa loro rottura, lei inizia a vivere una serie di relazioni amorose che nella maggior parte delle volte la portano ad una dipendenza. Dipendenza ovviamente da droghe o da alcol.

Pattina di notte in giro per la città, fa festa con gli amici, si innamora, si ubriaca nei bar e nei magazzini, si droga, per poi innamorarsi nuovamente. Intraprende una relazione e si innamora rapidamente dell’uomo che vive nella “grotta”, la quale puzza di “terra, fango, droga, piscio di gatto”.

Ma è il sangue il vero protagonista, che dopo ogni suo incontro scorre attraverso mestruazioni, sesso, litigi, incidenti, ferite. Il sangue è una manifestazione della sua interiorità, un legame con ricordi e sensazioni, fino a quando qualcosa nella sua vita non cambia drasticamente. Il sangue si ferma. Il sesso si ferma. Le mestruazioni si fermano.

Ci sentivamo come un corpo solo – osso, sangue e carne – che per qualche istante si smembrava, per poi tornare a unirsi sotto l’irrimediabile necessità del tatto.

Un romanzo che grida

La narratrice è una donna che vuole esplorare sé stessa interiormente ed esteriormente senza filtri e senza tabù. Corpo che sanguina, corpo che nutre.

Gabriela Ponce, si serve di un flusso di coscienza torrenziale per dare voce alla sua protagonista senza nome, soffermandosi costantemente sui due avvenimenti che più la disturbano, la scomparsa del fratello morto in un incidente ubriaco ed il crollo del suo matrimonio.

Presenza costante è anche la sua tripofobia, l’ossessione incessante dei buchi e dei gruppi di buchi, che la riempiono, la svuotano, la allargano e minacciano di inghiottirla. Ma dopotutto i buchi, se li cerchi, sono ovunque. Questa fobia, porta quindi la protagonista all’incessante ricerca di riempire e riempirsi tutti i buchi nel suo corpo, e lo fa attraverso l’incessante e morboso bisogno del sesso e di fare sesso.

Conclusione

Leggere questo romanzo in un certo senso è come assistere ad una performance teatrale da quanto il linguaggio al suo interno è così visionario e selvaggio. Ma oltre a questa passione, c’è anche qualcosa di onirico in tutto ciò: pare come un incubo dal quale ti sei appena svegliato improvvisamente, con i sudori freddi ed il cuore che batte all’impazzata… ma anche se non è successo nulla ti senti ancora sopraffatto dall’emozione.

Sara Papini con la sua traduzione rende la prosa ancora più passionale e viscerale, utilizzando frasi che riescono a spingersi ancora più in profondità nella mente del narratore.

Le parti migliori di Sanguigna sono però quelle che leggendole farebbero arrossire parecchie persone. Infatti Ponce scrive in un modo molto provocatorio e crudo, oltrepassando linee e confini, sbattendo in faccia al lettore cosa sente e cosa prova effettivamente LA Donna. Perché solo in questo modo chi legge può immedesimarsi e comprendere veramente quanto il racconto sia reale, vivo, vero.

Con appena poco più di 200 pagine, è veramente difficile trovare un romanzo come questo. Un testo che riesce a lasciare addosso qualcosa di veramente vero e vivo.

La faccenda dell’amore non è un’idea, esistono persone che amano e persone che non amano. Ed esistono persone come me, che sono capaci di fare entrambe le cose con la stessa facilità.

Accenni sull’autrice

Gabriela Ponce (Quito,1977) è scrittrice, regista teatrale e docente di arti performative presso l’Università San Fransisco de Quito. Ha pubblicato diversi libri di racconti Antropofaguitas (2015, Premio del Ministero della Cultura dell’Ecuador) e Flotar pude (2022). Con Sanguigna (2019) ha vinto il Premio Gallegos Lara al miglior romanzo dell’anno.