Rouge: il ritorno del weird targato Mona Awad

Mona Awad, autrice canadese famosa per il suo piglio oscuramente ironico, torna in libreria con Rouge, edito Fandango Libri. Impossibile aspettarsi qualcosa di canonico, specie per chi ha già letto qualcos’altro di suo. In maniera particolare se ci si è imbattuti in Bunny, un romanzo dai toni “dark academia” che mescola sapientemente weird, horror e critica sociale.

Anche Rouge, come Bunny, è pubblicato nella collana Weird Young, anche se quanto viene trattato è più universale e meno legato alla giovane età rispetto all’altro suo lavoro, che invece ci si inserisce a pieno titolo. Infatti, non solo la protagonista, Mirabelle, è una donna adulta, ma le tematiche trattate virano maggiormente sul lutto, il rapporto con la figura materna e la dipendenza. Decisamente un libro meno “young” di Bunny. Ma decisamente anche meno folle. Forse.

Rouge

Di cosa parla

Perché la Bellezza è il nostro piccolo segreto. Perché non lo sveliamo mai. Neanche morte. Neghiamo ogni cosa. Neghiamo tutto.

Mirabelle è una giovane donna che di giorno fa la commessa in un negozio di vestiti e di notte guarda con bramosia video sulla skincare, ricercando il più possibile la bellezza eterea della madre, Noelle. Tale ossessione ha radici molto profonde e radicate, fin dall’infanzia, quando la piccola Belle (così la chiamava la madre) guardandosi nello specchio non desiderava altro che somigliare a quella donna che l’aveva messa al mondo: i suoi capelli rossi, la pelle diafana, gli occhi azzurri.

Quando la raggiuge la notizia della morte improvvisa di Noelle, Mirabelle parte da Montreal verso la California, dove ormai da tempo la madre viveva. È al “party” funebre che incontra una donna misteriosa vestita di rosso che sembra conoscere dettagli sull’incidente che le ha portato via la madre. Chi è quella donna? Chi è davvero sua madre? E perché ha dei vuoti sulla sua infanzia?

Belle così entrerà in quella che a un primo sguardo sembra una spa esclusiva, Rouge, che aveva anche Noelle tra le clienti più affezionate, e verrà risucchiata in una spirale di oscurità, dipendenza e ossessione.

L’ossessione per la bellezza…

Appare immediatamente chiaro che le coordinate su cui si muove Rouge sono due: la ricerca (ossessiva) della bellezza e il rapporto con la madre. La bravura di Awad sta nel combinare questi aspetti, raccontandoci una storia credibile e incredibile allo stesso tempo.

Chi ha letto Bunny conosce bene la dose di “incredibilità” che è capace di inserire l’autrice. Basti pensare che la spa che viene dipinta è irreale, ma perfettamente immaginabile all’interno del suo stile. Assomiglia, infatti, terribilmente ai castelli inquietanti di certe fiabe per bambini, ma allo stesso tempo ci si sente catapultati all’interno di Eyes Wide Shut di Kubrick. E sicuramente non è un caso, visto che Tom Cruise ha un ruolo molto particolare all’interno della narrazione…

L’aspetto fiabesco, poi, è ben inserito anche grazie alla presenza di uno specchio, che appare come magico e maledetto fin dal prologo. Lo specchio, anche nelle fiabe (Biancaneve su tutte) è simbolo di bellezza, ma anche invidia. E qui non è diverso. L’uso che ne fa Noelle prima e Mirabelle poi – il cui nome è decisamente un riferimento al “rimirare/rimirarsi” – è chiaramente legato a questo controllo della bellezza propria e altrui.

Non invidiavi anche tu, forse? Non desideravi? Uno specchio è soltanto uno specchio, Belle. Riflette solo ciò che più desideriamo e bramiamo.

… e il rapporto ambivalente con la madre

Intimamente connesso a questo, c’è il legame complesso tra le due donne, madre e figlia. Diversissime sia per colori (Belle ha ereditato le caratteristiche cromatiche del padre, egiziano) sia per temperamento, ma con un rapporto che è esso stesso specchio di ciò che vorrebbero essere. Chi sono davvero, però, lo scopriamo a mano a mano che Belle entra all’interno di Rouge, perché la memoria di ciò che si è può ricercarsi solo andando in profondità. O meglio, scendendo negli abissi più oscuri di se stesse.

Ciò che Belle sa di Noelle è legato all’immagine che noi abbiamo dei nostri genitori quando siamo giovani: la perfezione. E a questo si aggiunge il non sentirsi “abbastanza”.

Provavo una tale invidia per quei manichini in vetrina. Immaginavo fossero loro le vere figlie di Madre, che mi avrebbero torturato come le sorellastre di Cenerentola. Il loro candore riluceva sotto la luna dei miei sogni. Anche in quei sogni, Madre le amava molto più di me.

Tale rapporto, controverso e anche tossico per certi aspetti, viene indagato via via che Belle, entrando all’interno di Rouge, si interfaccia con se stessa. E nello specifico, la se stessa bambina. In un certo senso, quindi, possiamo immaginare questa discesa agli inferi come una sorta di processo di formazione. Senza fare spoiler, la Belle della fine del romanzo è cambiata rispetto a quella iniziale, benché, di fatto, non trascorra molto tempo. Ma nessun cambiamento avviene senza avere qualcosa in cambio…

Quanto tempo ci vuole per riemergere dalla notte d’acqua? È stata una lunga discesa. È una lunga risalita.

A chi lo consiglio

Parlare di Rouge senza entrare troppo nel dettaglio non è facile. Nemmeno consigliarlo senza dare qualche informazione in più. Le tematiche affrontate sono senza dubbio interessanti e ben calibrate all’interno della storia, anche se quella storia è scritta da quell’anima folle e geniale di Mona Awad.

Quel che è certo è che probabilmente potrà piacere ai detrattori di Bunny perché la follia presente è molto più ragionata e comprensibile al termine della storia. Allo stesso tempo, però, anche chi ha amato Bunny si sentirà a casa. Una casa diroccata, a picco sul mare, circondata di rose color del sangue e abitata da figure eteree e incappucciate, certo. Ma è comunque, in un qualche modo, casa.