Rosalìa: da Lux al Misticismo femminile
Questa settimana, la cantante spagnola Rosalìa ci ha sorpreso con un album che nessuno si sarebbe aspettato. Dopo il successo di Motomami, l’artista ha deciso di sfidare il mercato musicale attuale, regalando così un vero e proprio gioiello di originalità e creatività. Come afferma la cantante, l’album Lux – con testi in tredici lingue diverse – si ispira alle figure del misticismo femminile, appartenente alle religioni più disparate. Non si guarda solo i grandi monoteismi dunque, ma anche alle tradizioni religiose del Medio e dell’Estremo Oriente.
Lux non è un gioiello solo dal punto di vista musicale, ma anche da quello letterario, poiché il liricismo di Rosalìa è pieno di riferimenti filosofici e letterari, analizzando con uno sguardo attuale il fenomeno della mistica al femminile. Ma perché questo risulta, ancora, un tema così interessante? Non è semplice dare una risposta coerente, data anche la trans-culturalità dell’argomento, ma è possibile osservare come – nelle società dal carattere patriarcale predominante – si manifesta un maggiore numero di fenomeni di sciamanesimo femminile. Molti antropologi ipotizzano che questo fenomeno possa tradursi come il tentativo delle comunità donne di trovare un proprio spazio privo del controllo maschile, dove possono effettivamente esercitare una forma di controllo sul mondo reale, evocando il Sacro e fungendo da tramite per esso.

Il misticismo come una via d’uscita dalla società patriarcale
Come appena sottolineato, i fenomeni di misticismo e possessione sciamanica nelle donne sono presenti in numero maggiore nelle società dove la dimensione politica è strettamente legata alla dimensione maschile. L’accesso alla dimensione del Sacro non è solamente una funzione religiosa, bensì consente alle donne di rivendicare uno spazio sociale e, spesso, anche politico. Non bisogna dimenticare che molte sciamane e sacerdotesse hanno avuto modo, nei secoli, di intervenire nelle decisioni di natura politica, fungendo da tramite con il divino. Inoltre, l’accesso alla dimensione religiosa concedeva a molte donne di sfuggire da possibili matrimoni infelici, garantendo loro una forma di autodeterminazione e l’accesso a un’istruzione superiore.
Quella della relazione fra donne e Sacro non è solo un fenomeno di natura religiosa, ma una testimonianza silenziosa di come – attraverso le più diverse culture – le donne abbiano faticosamente costruito una loro dimensione fuori dall’occhio maschile, dove esercitare delle forme di potere autonomo.
Alla luce di queste considerazioni, l’album Lux assume un valore letterario completamente diverso. Non è più un album musicale, ma il racconto di una tradizione femminile che – nei secoli – ha rivendicato un suo spazio in una società patriarcale. Per questo, le opere delle mistiche – e sulle mistiche – sono ancora estremamente attuali, a testimonianza della costante ricerca di autodeterminazione delle donne, attraverso i secoli e i continenti. Ma cosa leggere per approfondire questa tematica?
Le opere delle mistiche
Attesa di Dio – Simone Weil

Per una buona introduzione al tema della mistica femminile – ed esplicitamente citata da Rosalìa nella narrazione della genesi di questo album – la lettura di Simone Weil è un ottimo punto di partenza. Sebbene sia vissuta nel secolo scorso (1909-1943), le sue opere possono considerarsi dei veri e propri capisaldi della letteratura mistica. Attesa di Dio è un’insieme di epistole, scritte fra il 1941 e il 1942, messe insieme dal sacerdote domenicano Joseph-Marie Perrin, che ne era destinatario. Qui, la mistica francese spiega la sua concezione di fede, basata sulla ricerca personale della verità in quanto bene e non basata sul mero aderire a una dottrina, e su un inatteso incontro con Cristo.
L’amore che così colma tutto l’universo diviene, in seguito, il pulcino che fora l’uovo del mondo. Simile amore ama l’universo non dall’interno ma dall’esterno, dal luogo puro ove risiede la Saggezza di Dio, nostro fratello primogenito. Questo amore non ama le cose e gli uomini in Dio, ma dalla dimora di Dio.
Dialogo della Divina provvidenza – Caterina da Siena

Le figure della mistica cristiana citate dalla cantante in Lux sono Rosa di Lima (1586 – 1617) – Patrona del Perù -, Chiara di Assisi (1194 – 1253), Ildegarda di Bingen (1098 – 1179) e Olga di Kiev (890-969). Di queste figure, però ad oggi non rimangono trattati accessibili, sia dal punto di vista linguistico che pratico, nonostante Ildegarda di Bingen sia stata particolarmente prolifica.
Per questo, al fine di questa rassegna abbiamo deciso di proporre uno dei capolavori della letteratura mistica, il Dialogo della Divina Provvidenza di Caterina da Siena. Esso è il frutto dei colloqui che santa Caterina aveva con l’Eterno Padre durante le sue estasi. Ella dettò il Dialogo ai suoi discepoli, trattando temi come il peccato, i vizi e le virtù, il desiderio e l’amore, la discrezione e la misericordia, la preghiera, la meditazione interiore e la ricerca della verità. Le sue visioni mistiche iniziarono già all’età di sei anni, e l’interlocutore favorito era Gesù Cristo, da lei definito il suo mistico sposo.
Romanzi
Io, Partenope – Sebastiano Vassalli

Ve ne avevamo parlato qui.
Io, Partenope di Sebastiano Vassalli è uno dei migliori romanzi da cui iniziare per iniziare ad approcciarsi alle opere sulle mistiche. Quella di Giulia Di Marco è una storia che si svolge su due piani: quello del tribunale dell’Inquisizione, che l’ha condannata come eretica colpevole di aver sedotto e traviato l’intera Napoli, e quello ipotizzato da Vassalli. Lo scrittore, leggendo quel che rimane degli atti del processo, riporta alla luce la storia di una religiosa che ha dedicato la vita al prossimo, con il nome di “suor Partenope”. La sua colpa era una: indicare una nuova via verso il Divino, l’estasi mistica dell’anima e del corpo. Vassalli ipotizza che sia proprio l’enorme potere politico e sociale che la donna aveva nella Napoli del 1600 ad attirare le ire della Chiesa, incapace di tollerare una presenza esterna femminile di tale influenza.
Sebbene la storia di Giulia Di Marco sia di complessa ricostruzione, Vassalli opera un lavoro mirabile nel cercare di ridare voce a un capitolo dimenticato della storia napoletana, quello di una donna che – attraverso l’estasi mistica – aveva guadagnato uno spazio di azione politico e sociale di enorme importanza.
Giovanna d’Arco – Colette Beaune

Fra le figure che hanno ispirato Rosalìa nella stesura di Lux, c’è anche la celebre Giovanna d’Arco, patrona della Francia. Quella che qui proponiamo è la biografia di Colette Beaune, storica del medioevo e fra le massime esperte della Pulzella, che scardina e ripercorre le diverse interpretazioni in relazione alla Santa, cercando di ricostruire chi fosse veramente Giovanna.
In quest’opera, Beaune non si limita a raccontare solo la storia della Pulzella, bensì regala uno spaccato sulla storia francese dell’epoca e sulla sua società rigidamente stratificata, intrisa di religiosità ma influenzata anche da leggende e simbologie pagane. A questo proposito, è interessante ricordare come la storia di Giovanna d’Arco fu tra le massime ispirazioni letterarie di Christine de Pizan (1364-1430), che vide in questa figura tutta la potenza e la dignità di cui era capace il genere femminile. Dopo la sua celebre opera La Città delle Dame (1405), in cui ripercorre una storia al femminile, Christine scrive Il poema di Giovanna d’Arco (1429), in cui celebra la giovane pulzella all’indomani della vittoria di Orléans.
Saggistica
Donne sacre: sacerdotesse, maghe, mistiche e seduttrici

Per una panoramica sul misticismo non si possono omettere, però, le tradizioni pagane e quelle del Medio ed Estremo Oriente. La canzone La Yugular – dallo splendido coro in arabo – è ispirata a una mistica del mondo islamico Rābiʿa al-ʿAdawiyya, ad oggi ricordata come “Madre del Sufismo“.
In questo saggio, dalla natura divulgativa, Cardini e Montesano presentano la complessa relazione fra Donne e dimensione del Sacro. Donne-dee, sacerdotesse, mistiche; guaritrici, veggenti, donne fatate e donne fatali; figlie del Sole e della Luna, e infine una bambina di Nazareth che diventa la Vergine Madre di Dio. Queste figure fanno tutte riferimento a una serie di archetipi a metà fra mito e storia ma, soprattutto, fra Medio Oriente e Occidente. In questo breve saggio si cercano di ricostruire, in chiave antropologica, quegli archetipi di junghiana memoria che hanno portato, sia in Occidente che in Medio Oriente, alla nascita della figura della donna sacra. In queste pagine le donne parlano con Dio, con i demoni, con i morti, e al Sacro femminile viene restituita quell’importanza che troppo spesso dimentichiamo.
Women and Religion in the Ancient Near East and Asia – Brisch e Karahashi

Se il precedente testo aveva un carattere più divulgativo e introduttivo, quello qui proposto è un saggio accademico sul medesimo tema. Si tratta di un volume, disponibile solo in inglese, che prende in esame il ruolo delle donne nella sfera del Sacro nella storia del Medio ed Estremo oriente. L’obiettivo centrale è ricordare, come si accennava all’inizio, che la sfera politica e quella religiosa per secoli non hanno visto alcuna scissione. Per analizzare la capacità d’azione delle donne, dunque, non è possibile separare le prospettive, osservando quindi come l’azione nella sfera religiosa avesse delle ripercussioni anche in quella politica.
Nell’album Lux, la canzone Porcelana è dedicata alla figura di Ryōnen Gensō (1646-1711), monaca buddhista che – per entrare in monastero – si bruciò il viso dopo essere stata rifiutata a causa della sua bellezza. L’aver lasciato andare un possedimento terreno in questo la condusse molto rapidamente sulla via dell’illuminazione, raggiunta nel 1682.