Rosa candida: quando bisogna perdersi per ritrovarsi
Rosa candida è uno dei più famosi romanzi della scrittrice islandese Audur Ava Olafsdottir. Il libro, edito Einaudi, è stato tradotto in numerosi paesi e ha vinto diversi premi, soprattutto in Francia dove il libro è diventato un caso letterario grazie soprattutto all’ambientazione bucolica che in questo romanzo diventa quasi la protagonista principale della storia.

La trama
Lobbi ha 22 anni e nessuna prospettiva. Suo padre sa che lui è pieno di capacità, così tenta di stimolarlo a cercarsi un lavoro e a costruirsi una vita solida, ma Lobbi è interessato solo alle piante. E’ stata la mamma, mancata ormai da un anno, a trasmettergli questa passione.
Quando riceve l’offerta di lasciare l’arida Islanda – terra ostile alla vegetazione che tanto ama il protagonista – per trasferirsi sulla terraferma e prendersi cura del giardino di un vecchio monastero in rovina, Lobbi accetta senza tanto pensarci. Peccato che, partendo, debba lasciarsi alle spalle non solo il padre e il fratello ma anche la donna da cui, dopo una sola notte d’amore, ha avuto sua figlia Flora Sol.
Ed ecco che sono diventato il giardiniere dei monaci. Davanti a me prevedo almeno due o tre mesi di lavoro intenso. Nel frattempo non sarò costretto a spaccarmi la testa con i progetti per il futuro né a riflettere su ciò che ne sarà di me: potrei tornare a casa ma anche fermarmi nel paesino un po’ più a lungo. E’ molto probabile che fra tre mesi non avrò ancora preso alcuna decisione su cosa fare della mia vita. Nel giardino mi sento bene: è bello sfruttare la solitudine della aiuole per sondare i propri desideri e le proprie aspirazioni, in un muto contatto con la terra.

Fra i due genitori non c’è mai stata alcuna interazione, fatta esclusione per l’amplesso di qualche mese prima. I due sono come estranei, si sono rivisti solo in occasione del parto e si sentono sporadicamente solo per parlare della bambina. Eppure all’improvviso Anna, la madre di Flora Sol, si presenta alla porta di Lobbi: deve scrivere la tesi e vuole un po’ di tranquillità, perciò vuole lasciare la bimba per un mese con il papà. Poi cambia idea e decide di restare: mentre lei scrive la tesi, possono giocare alla bella famigliola e vivere sotto lo stesso tetto.
Solo che in Lobbi qualcosa cambia. Sente il bisogno forte e urgente di prendersi cura di Anna e di Flora Sol, giorno dopo giorno, e senza neanche accorgersene, diventano una famiglia.
Un romanzo di formazione
Con una scrittura trasparente Audur Ava Olafsdottir ci regala un romanzo di formazione diverso dalla tradizione. Non si parla di lasciarsi alla spalle l’adolescenza per affacciarsi all’adultità. Rosa candida si concentra sulla transizione della maturità da uomo libero, senza vincoli, a padre di famiglia in cui spicca il desiderio del prendersi cura.
Essere padre è una scelta, sembra dirci l’autrice del romanzo. Non basta fare un bambino per diventare genitore: occorre mettersi alla prova giorno dopo giorno, sbagliare ogni tanto e rimediare, ma in ogni caso sentire dentro quel forte senso di responsabilità che non è un peso ma un dono.
Lobbi vive fortemente la passione del giardinaggio come volontà di veder crescere le piante secondo un progetto millenario. Allo stesso modo nasce in lui un nuovo e inesplorato bisogno di far parte di qualcosa di più grande, di una famiglia in cui ogni membro è indispensabile all’altro, di un amore vivo e pulsante per una creatura – sua figlia – che gli fa dimenticare le incertezze e si identifica con il suo futuro. Grazie a Flora Sol e Anna, Lobbi smette di essere succube del fato e diventa protagonista della sua vita
Non è la prima volta che Audur Ava Olafsdottir tratta in un romanzo il tema della solitudine e il bisogno ontologico dell’uomo di sentirsi parte di qualcosa, della ricerca umana di una comunità che spezzi la solitudine e in cui le paure, le ansie, le aspettative vengano condivise in un’ottica di reciproco aiuto. In Rosa candida questa necessità trova risposta nella famiglia.
Perché dovresti leggerlo…
Siamo di fronte a un raro caso di romanzo profumato. Ogni pagina sprigiona un odore che coglie di sorpresa il lettore e lo costringe a buttarsi a capofitto nella storia. I vicoli del borgo con il suo mercato, la piccola Flora Sol appena uscita dal bagnetto, i sentieri di terra battuta del giardino del monastero, la splendida e rara rosa candida: ogni personaggio, ogni situazione, ogni luogo ci raggiunge in primis tramite l’olfatto, prima che dalle parole.
Tutto ciò non è casuale perché Rosa candida è un romanzo che va letto coi sentimenti, prima che con gli occhi. E l’olfatto è un senso molto legato alle emozioni e ai ricordi, così come il gusto. Così ci sembra di poter camminare fra le viette del paesino in una soleggiata mattina di primavera ascoltando le vivaci grida delle bancarelle del mercato, ci pare di assistere alle serate cinematografiche di padre Tommaso con la luna piena che fa capolino dalla tenda scostata della finestra del monastero, sentiamo l’erba fresca sotto i piedi nel giardino delle rose e, a pochi passi da noi, Flora Sol fa i suoi simpatici suoni di contentezza. Tutto questo è Rosa candida, un romanzo dolcissimo.