Romanzo senza umani: Paolo Di Paolo arriva in sestina

Continua il nostro viaggio nel raccontarvi i libri candidati al Premio Strega 2024, arrivando a parlarvi di uno di quelli che “ce l’ha fatta”, e si è candidato alla cinquina che, quest’anno, è una sestina. Stiamo parlando di Romanzo senza umani, un libro che gira intorno a una domanda essenziale nella vita dell’essere umano: chi siamo noi nei ricordi degli altri? E continua, poi, con un’altra: e chi sono gli altri nei nostri ricordi?

Romanzo senza umani

La trama

Mauro Barbi, storico di professione, cerca di aggiustare i ricordi degli altri – le persone che ama e ha amato – proponendo la sua versione dei fatti. Parte per un viaggio verso un lago ghiacciato, parte da solo e decide di rispondere, dopo mesi, settimane e anni, a email e messaggi di amici, conoscenti, colleghi, con cui non aveva contatti da quindici anni. Decide di ripiombare nella loro vita con domande senza senso o, meglio dire, ormai fuori luogo, per riannodare fili spezzati.

Ma si puó, dopo tanti anni, riparare legami ormai morti e sepolti?

L’intento del protagonista e, di conseguenza, dello scrittore, è proprio quello di lasciar stare la propria memoria storica e tramutarla, con forza, in una memoria collettiva.

Ecco il segno: ricordiamo le stesse cose, ma in modo diverso. Nella vita privata, quella che sul piano pubblico chiamiamo memoria condivisa è una truffa con concorsi di colpe, ovvero di mutue e pacifiche bugie.

Le memorie umane

Il tema dei ricordi e della memoria è, quindi, al centro del romanzo. Ogni essere umano, ha tre tipi di memoria: quella sensoriale, quella a breve termine e quella a lungo termine. Ognuna di questa è deputata a ricordi specifici.

La memoria sensoriale è il primo stadio della memoria. Durante questa fase, le informazioni sensoriali che recepiamo dall’ambiente vengono conservate per un brevissimo periodo di tempo, generalmente per non più di mezzo secondo per informazioni visive e 3 o 4 secondi per informazioni sonore. Questo è quello che accade a Mauro quando si trova davanti ai paesaggi e al lago ghiacciato di Costanza.

Lo stadio successivo è costituito dalla memoria a breve termine, conosciuta anche come memoria attiva. Prestare attenzione ai ricordi sensoriali genera informazioni che saranno portate nella memoria a breve termine. La maggior parte delle informazioni memorizzate nella memoria attiva saranno conservate per circa 20-30 secondi. Mauro lo fa quando rilegge quelle email, quando decide di richiamare le persone che non sente da tempo, quando é lí che ascolta le loro parole ma, forse, é piú concentrato sulle sue.

Infine, la memoria a lungo termine si riferisce allo stoccaggio continuo di informazioni. In psicologia freudiana, la memoria a lungo termine avrebbe luogo nel preconscio e nell’inconscio. Queste sono le informazione che teniamo sepolte senza che ne abbiamo consapevolezza, e riprese per essere utilizzate quando necessario. In Romanzo senza umani di Paolo Di Paolo questo accade quando Mauro decide che vuole andare a ritrovare Anna, il suo grande amore. 

Possiamo, quindi, affermare, che il protagonista – e lo scrittore – cerca di recuperarle tutte e tre.

Tempi e rimpianti, due elementi fondamentali di questa storia

Il tempo nella scrittura di Paolo Di Paolo è sempre stato un punto forte. Anche in questo caso, ci troviamo a che fare con uno stile narrativo continuo, dove ogni capitolo è il continuo dell’altro, dove non ci sono punti esclamativi che chiudono un periodo, dove tutto è aperto al cambiamento. Il legame tra cambiamento, memoria e rimpianto diventa la chiave centrale del libro.

Ad alimentare il rimpianto è una speciale forma di nostalgia. La nostalgia del niente – che mi invade cosí spesso, anche qui, anche mentre mi imbatto nella luce contromano di…

Mauro, infatti, vive nel costante timore di essere ricordato male dagli altri umani, o di non essere ricordato affatto. «Forse, semplicemente, dovrei chiamarla paura: di essere ricordato male, o per niente. Come uno scomparso da vivo, uno che non è mai esistito», si legge tra le pagine del romanzo. «Uno dei tanti nessuno che occupano una stanza d’albergo e poi spariscono: senza lasciare tracce, se non le poche, organiche, su cui agiscono le mani guantate degli addetti alle pulizie la mattina del check-out. È un’evenienza confortante o disperante, a seconda delle urgenze e dei punti di vista, ma la solitudine la fa risaltare». 

Il gelo che é dentro di noi forse si sta sciogliendo

Tanto importanti, quanto fondamentali, sono inoltre i disastri climatici posti al centro della narrazione da Paolo Di Paolo, una metafora che potrebbe andare a sottolineare quanto questi sono correlati ai disastri delle nostre singole vite. Il gelo che si percepisce dalle prime pagine del racconto, pian piano, capitolo dopo capito si fa più lieve. Una lastra di ghiaccio, nominata piú e piú volte, che si scioglie lentamente fino a rivelare il lato più intimo del protagonista, dei personaggi che girano intorno a lui, e di ognuno di noi.

Come in ogni suo romanzo, questa scelta é anche un richiamo a una realtà molto attuale e tutt’altro che rosea che il nostro mondo sta vivendo. Lo scrittore fa riflettere su un tempo passato in cui si moriva di malattie sconosciute e di gelo insopportabile, e su un presente in cui i disastri ambientali sono all’ordine del giorno, ma di fronte ai quali troppo spesso l’uomo abbassa la testa e mostra indifferenza.

Nonostante questo, in Romanzo senza umani si coglie, un po’ come l’essere umano, una sorta di “speranza” nel futuro, nel disgelo, appunto, dell’umanità. La vita, così come la natura o le relazioni subiscono sempre dei cambiamenti con il trascorrere degli anni. Il punto per Paolo Di Paolo sembra essere molto chiaro: il ghiaccio sotto di sé conserva.