Rogo: tragica storia di un amore ostacolato dalle caste

Rogo è stato recentemente pubblicato da Utopia Editore nella collana Letteraria Straniera. Dopo Punacci, storia di una capra nera (Utopia Editore, 2022), è il secondo romanzo dello scrittore indiano Perumal Murugan pubblicato in Italia. Nato nel 1966 nel sud dell’India da una famiglia di contadini, è oggi uno dei principali rappresentanti della letteratura in lingua tamil. La sua produzione, infatti, comprende anche testi accademici, studi sui classici e ricerche sulla lingua.

Nonostante il pubblico e la critica indiana li abbiano accolti con entusiasmo, i suoi romanzi hanno sollevato le ire di gruppi religiosi e politici. Un’accusa di blasfemia gli ha imposto, dopo il 2015, un lungo periodo di silenzio e ritiro dalla scena pubblica. Questo, però, non gli ha impedito di ottenere una crescente fama a livello internazionale, ottenendo due candidature al National Book Award per la letteratura in traduzione (2018 e 2020) e una all’International Booker Prize (2023).

Rogo è il secondo romanzo breve che ho scritto. Ha l’intento di dimostrare che osservando la realtà da diverse prospettive è possibile mettere in luce le contraddizioni della vita.

Rogo

Kumaresan e Saroja: colpo di fulmine a Tholur

Kumaresan è un giovane uomo nato e cresciuto in un piccolo villaggio indiano. Orfano di padre, vive da solo con la madre in un capanna fatta di foglie e paglia, su un’altura rocciosa. Per dargli un’opportunità che lì non avrebbe, la donna gli permette di andare a lavorare nella grande città di Tholur. Il giovane diventa così addetto all’imbottigliamento di bibite gassate, riuscendo a mettere da parte un po’ di soldi.

Il monolocale nel quale opera si trova in un complesso di case a schiera, una delle quali è abitata dalla famiglia di Saroja. È una ragazza bellissima, dalla pelle candida, che vive con il padre e il fratello. Per i due giovani è un vero e proprio colpo di fulmine. I loro sentimenti, prima trasmessi attraverso sguardi fugaci, si trasformano gradualmente in amore. Si tratta, però, di un amore che non può essere vissuto normalmente, alla luce del sole, in quanto i due innamorati appartengono a caste diverse.

Soggiogati dall’impeto del loro amore, decidono di sposarsi di nascosto e scappare. Saroja non avrebbe voluto abbandonare la città, ma Kumaresan l’ha convinta a seguirlo nel ritorno al suo villaggio d’origine.

«Se credi che io sia tutto per te, allora vieni con me».
Anche se avesse perso ogni cosa, le bastava avere lui.
«Io sono il tuo tutto», le aveva detto.

L’odio di un villaggio intero

Il ragazzo nutre la sincera speranza che sua madre e i suoi compaesani, dopo un iniziale sgomento, accetteranno il matrimonio. Purtroppo per Saroja, però, tutti i tentativi di Kumaresan di tranquillizzarla si infrangono non appena i due arrivano a destinazione. Sirayi, la suocera, si avventa contro la giovane sposa, accusandola di aver stregato suo figlio e intonando mesti canti funebri.

Per Saroja è l’inizio di un incubo. Tutti gli abitanti del paese si radunano davanti alla capanna, curiosi di vedere la nuova arrivata. La guardano come se fosse un animale in gabbia e sputano aride sentenze una dopo l’altra.

«[…] non ha saputo stare al suo posto e ti ha piantato qualcosa in grembo? A guardarti in viso sembri una mucca che si è accoppiata col toro da tre o quattro mesi».

Lei, a differenza di tutte le donne lì presenti, ha la pelle candida. Si vede che non è abituata a stare nei campi, sicuramente appartiene a un’altra casta. Nonostante tutti ne siano convinti, però, Kumaresan si ostina a sostenere il contrario. Il motivo è molto semplice: lì i matrimoni si possono celebrare solo tra persone della medesima casta. Il loro, quindi, è visto come un terribile affronto, un’infausta disgrazia. Per ritornare alla normalità, basterebbe che la sciagurata tornasse da dove è venuta. Kumaresan potrebbe quindi farle visita ogni tanto, trovandosi però una moglie adatta e benvoluta dalla comunità.

«Gli stai consigliando di cercarsene due, una bianca e una marrone, come due vacche, per condurre un carro solo? »
«Che ci sarebbe di male? Il carro con una sola mucca va lento ma, se ne leghi due, va più veloce, no? Può afferrare a proprio piacimento la coda dell’una o dell’altra».

Giorno dopo giorno, la sofferenza di Saroja si fa sempre più bruciante. Ha riposto tutta la sua fiducia e le sue speranze in quell’amore, ma l’aridità che la circonda la sta lentamente distruggendo mentalmente e fisicamente.

Nel luogo in cui era cresciuta, si sentiva una pianta rigogliosa. Il marito l’aveva estirpata completamente, senza lasciarle nemmeno una piccola radice. L’aveva portata lì e l’aveva piantata in quel terreno del tutto diverso. Le sue nuove radici avrebbero attecchito, sarebbe mai germogliata? La terra la avrebbe accettata? Si sarebbe abituata a quell’acqua nuova? Aveva paura, in ogni momento. Si sentiva come se l’avessero piantata sulla roccia. Quale pianta può mettere radici sulla roccia?

È isolata su un’altura, lontana dalla sua città e dalla sua famiglia, costretta a vivere con una suocera che la odia e la riempie di insolenze.

Non andava per niente d’accordo con la suocera. Accettava che non le si affezionasse, certo, ma una parola civile ogni tanto avrebbe potuto pronunciarla. Parlando, le trafiggeva ogni volta il cuore come un tizzone ardente. I suoi discorsi erano incandescenti quanto la roccia sotto al sole.

A Saroja, quindi, non rimane che vivere per Kumaresan, sperando che arriveranno giorni migliori. La tensione all’interno del villaggio, però, cresce in modo inesorabile, non facendo presagire nulla di buono.

Rogo: perché odiare quando si può amare?

Nella prefazione a Rogo, Perumal Murugan scrive parole di forte impatto emotivo, soprattutto alla luce del precario equilibrio geopolitico che stiamo vivendo.

Mi stupisce la nostra ossessione per convenzioni discutibili, e la follia di cui siamo capaci pur di custodirle. Sono stremato: perché ci ostiniamo a preservare le nostre differenze? Non possiamo semplicemente lasciarcele alle spalle, e vivere con amore, in serenità? Perché rimanere ancorati a visioni del mondo tanto miopi?
Perché l’universo non ha infuso nelle nostre menti un po’ della sua vastità?
[…] vivere nell’odio, respingendo e facendo guerra ai nostri simili, nell’idea che ciò di cui siamo convinti oggi sia qualcosa di intramontabile, può davvero essere considerato vivere? Come possono le nostre certezze essere intramontabili, se noi, in primo luogo, non lo siamo? Quanto è terrificante vivere così? Come siamo arrivati a questo punto?

Il suo pensiero risuona come un mantra nel corso di tutta la lettura. Infatti, pur conoscendolo anche solo superficialmente, al pubblico occidentale il tema delle caste sembra lontano, quasi appartenente a un altro mondo. Così, leggendo Rogo, ci si chiede come degli esseri umani possano provare tanto odio nei confronti di un sentimento puro come l’amore. Avere estrazioni sociali diverse può essere una scusa sufficiente per ripudiare il proprio figlio, nipote, concittadino? Contano di più le convenzioni sociali, anche se antiquate, o la felicità altrui?

Quando ci si immerge in una cultura straniera, è importante non voler imporre la propria, rispettando le differenze. Bisogna quindi adeguare il proprio sguardo, rendendolo scevro di ogni forma di pregiudizio. Non è facile, però, restare indifferenti ai soprusi e agli insulti sofferti da Saroja, né non provare pietà di fronte all’amara presa di coscienza di Kumaresan.

Cosa ho fatto di così terribile? Sposarmi è stato un errore? Non posso sposare la donna che amo? Perché avrei fatto un torto a qualcuno? Lei vive per me, così come io vivo per lei. Non sono andato a elemosinare denaro da nessuno. Perché tutti ci cacciano via così? Perfino mamma non capisce.

La penna dell’autore rende tutto ancora più reale, attraverso descrizioni dettagliate dei paesaggi e della vita quotidiana. A spiccare, però, sono i sentimenti umani, dipinti in tutta la loro potenza. Così, non si può fare a meno di pensare che in questo momento, in India, vere coppie stia patendo le stesse sofferenze di Saroja e Kumaresan.

La lettura di Rogo è un’esperienza dolorosa che accresce il desiderio di un mondo senza differenze, nel quale l’amore possa essere vissuto liberamente. Non ci è dato a sapere se sarà mai così, ma nel frattempo possiamo continuare a sperarci.