“Resta solo il fuoco”: esplorando la superstizione

Micheliny Verunschk non è un nome noto qui in Italia, eppure nel suo Paese, il Brasile, è considerata una delle autrici più importanti e di spicco. Infatti nel 2022 ha vinto il premio Jabuti, il più importante riconoscimento letterario brasiliano, con il libro O Som do Rugido da Onça, ancora inedito qui.

Il suo testo più recente, Caminhando com os mortos, è arrivato in Italia per 66thand2nd in questo 2024 con il titolo Resta solo il fuoco e ci permette di scoprire la penna poliedrica e singolare di Verunschk.

Cosa resta quando vince la superstizione

Lo scenario che fa da sfondo alla vicenda terribile narrata in queste pagine non può essere considerato solo come tale. È parte viva e pulsante di ciò che accade ed è anche la spiegazione, in un certo senso. La comunità rurale che viene raccontata è quella di un Brasile reale, lontano dalle coste ricche e da quel mondo che si è occidentalizzato. Con tutto quello che ne consegue.

È qui che Celeste viene arsa viva dai suoi genitori e da suo fratello, che vogliono a tutti i costi redimerla, purificarla. Ma quello che nasce come un tentativo di esorcismo, diventa presto un rogo. E resta solo il fuoco.

In questa terra si trova sempre la strega giusta da mandare al supplizio.

Ciò che leggiamo è di base l’insieme di varie deposizioni, alcune più lucide, altre confuse e quasi oniriche, perché l’obiettivo è comprendere e capire come una madre e un padre possano fare qualcosa di tanto terribile alla propria figlia. Cosa li ha spinti? La realtà che emerge dalle parole degli interrogatori è quella di una località isolata in cui si è insediata una nuova confessione religiosa. La mentalità patriarcale, già radicata, e il fondamentalismo assieme hanno portato a questo: la superstizione, così, si tinge di violenza di genere.

Credere alla superstizione: le voci dei carnefici

Non ho ucciso mia figlia, no signor dottore. Quello che ho fatto è un’altra cosa.

Le parole della madre, Lourença, sono sicuramente quelle il cui impatto è maggiore, non solo perché aprono la storia, ma soprattutto per il loro essere quasi oniriche. Si fatica inizialmente a trovarne il filo logico, e solo poi, con un po’ di pazienza, riusciamo ad unire i pezzi del grande dolore che ha vissuto, prima della morte di Celeste. E comprendiamo anche con quale facilità è stata raggirata dal predicatore da poco giunto lì.

Quando a prendere la parola è Ismênio, il padre, possiamo scorgere con ancora maggiore precisione quanto abbia attecchito la religione. Non c’è nemmeno più quella parvenza di prodigio o di inspiegabile nei suoi discorsi: tutto è logico. La stessa morte di Celeste diventa l’unica soluzione possibile.

Non abbiamo fatto quello che abbiamo fatto per ammazzare la ragazza. Nossignore. Era solo per liberarla da quell’ossessione. Ossessione di perturbare, di disprezzare la religione e il buoncostume. Non era lei. Era lo spirito di una strega […].

Le pagine legate all’arrivo della religione, poi, sono sicuramente quelle che fanno indignare maggiormente. Perché è chiaro come la scelta di edificare proprio lì una chiesa non è casuale, così come quella di avere potere sulle vite delle persone che lì abitano.

Dietro la superstizione: genesi di “Resta solo il fuoco”

In un’intervista dello scorso 5 maggio a ChiassoLetteraria, Micheliny Veruschk ha sottolineato come quello che è qui raccontato sia certo frutto d’invenzione, ma non così distante dalla realtà che conosce. A partire dalla dedica al romanzo.

In ricordo di Henry, Jacinta e Belinha.

Henry era un ragazzo omosessuale, Jacinta una donna transgender, Belinha una ragazza che dopo un periodo a San Paolo era tornata nel suo villaggio. In comune hanno che furono arsi vivi, come Celeste. E le motivazioni, come possiamo immaginare, è che non rispettassero il dogma e che, quindi, non fossero come avrebbero dovuto essere.

In questo romanzo, che lei definisce “della pandemia” perché scritto in quel periodo, viene data voce a chi ha commesso il fatto, ma in controluce vediamo chiaramente la figura di chi non c’è più. E se per noi questo affastellamento di dichiarazioni e interrogatori può risultare fuorviante, quello che Verunschk sta facendo è rappresentare la realtà. Il complicatissimo caleidoscopio che è la realtà.

Sebbene Resta solo il fuoco sia – al momento – l’unico scritto pubblicato in Italia dell’autrice, è bene sapere che questo sarebbe il secondo di una trilogia ideale, il cui primo è O Som do Rugido da Onça. Chissà che venga portato anche qui da noi. A maggior ragione che Verunschk è già al lavoro con il terzo romanzo.

Come “Resta solo il fuoco”

Per chi ama storie perturbanti e con lo stile tipico sudamericano (o comunque di matrice spagnolo-portoghese), non posso non consigliarvi anche di recuperare questi romanzi.

Streghe, di Brenda Lozano (edito Alter Ego Edizioni), in cui le due voci narranti sono molto diverse. Una è una giornalista che va nel Messico più rurale per indagare su un omicidio di una muxe, ovvero una donna trans. L’altra è una persona molto vicina alla muxe, una curandera, ovvero una strega del linguaggio.

Il tarlo, di Layla Martìnez (edito La Nuova Frontiera), anche in questo caso con due voci narranti: nonna e nipote. Si tratta di un romanzo che usa gli stilemi del gotico (e quindi quello classico della casa) per parlare di violenza di genere e di classe.

Le cugine, di Aurora Venturini (edito SUR), in cui al centro c’è una famiglia disfunzionale e la voce narrante è quella di una ragazza con una disabilità del linguaggio. La sorella ha una disabilità sia fisica sia intellettiva, così come le altre due cugine. Si parla di mostruosità in più modi. Anche di violenza di genere, tutto con uno stile particolare dato dalla voce narrante.