Un lutto opprimente: Respira di Joyce Carol Oates

Respira è l’ultimo romanzo di una delle scrittrici contemporanee americane più prolifiche di questo secolo, Joyce Carol Oates. L’autrice, infatti, ha pubblicato più di cento libri negli ultimi sessant’anni e ha vinto prestigiosi premi come il National Humanities Medal, il Jerusalem Prize, il National Book Award e il Premio Pulitzer. Celebri i suoi romanzi: Una famiglia americana, L’altra te, Pericoli di un viaggio nel tempo, Blonde, I paesaggi perduti, L’occhio del male, Acqua nera e Scomparsa.

Il suo ultimo romanzo, pubblicato con La Nave di Teseo, è un quasi-memoir, in cui attinge alla propria storia personale per raccontare un terribile evento: la morte del proprio marito a causa di una malattia. Per questo motivo è un libro doloroso, in cui trionfa la paura di lasciare andare. Una paura umana e molto comprensibile – la paura di chi resta.

Il libro è diviso in due parti che segnano nettamente il confine dell’ascesa nel baratro del lutto, dove si impone prepotentemente la separazione definitiva tra i due coniugi protagonisti.

Prima parte – La veglia

Gerard è malato di cancro e le sue condizioni sono peggiorate drasticamente nelle ultime settimane di ricovero, tanto da essere stato intubato. A raccontarcelo è sua moglie Michaela, che si trova catapultata in una situazione difficile e terribile da affrontare. Suo marito sta morendo. Iniziano così lunghe settimane in ospedale in cui lei veglierà sul marito, costantemente, con un’oppressione al petto e le poche ore di sonno. E a questo punto, ogni volta che i respiri di Gerard vengono seguiti da lunghe pause silenziose, Michaela comincia a pregare dentro sé stessa “Respira, continua a respirare amore mio, ti prego.”

Questa è la storia di un’enorme sofferenza, che lascia poco spazio alle speranze e all’illusione. C’è un solo destino che porrà fine a questa situazione, ma Michaela non lo accetta. Non lo vuole accettare. Non vuole perdere suo marito. Perché senza lui, lei non è niente.

Seconda parte – Post Mortem

Gerard è morto, dopo lunghe settimane di degenza, tra le braccia di sua moglie. Ma è a questo punto che la Oates innesca una storia delirante e schizofrenica per Michaela.

La protagonista è appena diventata vedova e deve cominciare a vivere una vita in solitaria. Non riesce a togliersi dalla testa tutti i momenti passati durante il declino del marito in ospedale. Non dorme. Non mangia quasi mai. Inizia a sentire voci e a vedere cose inesistenti. Scopre di avere ferite sul proprio corpo, senza ricordarsi come sia successo. Comincia a distaccarsi dal mondo non riuscendo più a distinguere il reale dal non-reale. Le voci che sente le dicono che la vita senza Gerard non ha senso di esistere. Che lei dovrebbe seguirlo nella morte. Che dovrebbe girare il volante dell’auto lanciandosi contro delle macchine a tutta velocità. I suoi occhi riconoscono Gerard in ogni uomo bianco di mezza età. Lui la sta cercando, per indicarle la via che la porterà nel luogo in cui lui si è dissolto.

“Respira! Respira!”

Oates ci regala un romanzo doloroso e opprimente. Perché a volte può capitare di trovarsi in situazioni complesse in cui si è impotenti e lo sconforto domina. Il lutto, in questo caso, provoca un vero e proprio sdoppiamento nella protagonista che si ritrova a combattere, sia fisicamente che mentalmente, col proprio alter ego che vuole a tutti i costi portarla verso la morte.

Grazie allo stile narrativo, la storia assume un tono soffocante e sconcertante sin dalle prime pagine, sin dalle prime parole: “Respira! Respira, ti prego!”.

Durante il corso della lettura non è sempre semplice distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è o capire il giusto corso cronologico degli eventi. Le linee narrative si intrecciano, perciò quasi sempre si passa da una parte descrittiva a una parte riflessiva senza nessun tipo di demarcazione netta. Ma il testo non ne risulta compromesso perché nell’intreccio non risulta essenziale capirlo.

Con la sua scrittura, la Oates ci invita a sentire il dolore sulla propria pelle, vivendo intensamente ogni pagina. Ci porta a comprendere i veri pensieri della protagonista, nonostante la poca razionalità. Ci terrorizza con presenze inumane e demoniache. Ci chiede di sperare insieme a lei che il marito sia ancora vivo e da qualche parte che la aspetta. Ci accompagna, infine, a trasformare quell’invocazione “Respira!”, ripetuta costantemente, in una frase di sollievo e redenzione.