Horrorstör: Sembra Ikea ma non è

Perché lo compri

Perché sembra un catalogo Ikea. In copertina ci sono persino i prezzi dei mobili. Sul davanti un bel soggiorno e, alle pareti, dei quadretti un po’ inquietanti ma divertenti; e poi il titolo “Horrorstör” con quella meravigliosa dieresi sulla o che fa subito pensare ai biscotti alla cannella.

Sul retro, invece, morte e devastazione si abbattono sullo stesso soggiorno, lasciando intatti solo i prezzi. Eccole, le due facce di Orsk: quella fuori, brillante e colorata e quella dentro, nascosta, completamente marcia.

A questo punto sei già in cassa con il libro in mano.

Benvenuti a Orsk!

Sorpresa: non siamo da Ikea ma da Orsk.

E di Orsk nel giro di poche pagine scopriamo che aspetto hanno i punti vendita, come sono fatti i moduli per la consegna a casa e l’intera gamma dei servizi offerti, con le dovute precisazioni.

Tre pagine e sentiamo odore di legno e caffè, eppure Orsk non esiste: Hendrix se l’è inventato di sana pianta. Anziché pagine e pagine di descrizioni, con tre illustrazioni estremamente evocative, ci ha creato tutto un mondo, che sembra Ikea ma non è. Ma il colosso svedese che ha stravolto la nostra concezione dell’abitare ha piantato radici talmente profonde in noi che bastano pochissimi elementi per rievocarlo.

La grande novità di Horrorstör è proprio questa: quelle illustrazioni che sembrano dei semplici accessori di abbellimento, sono invece sinergiche alla narrazione, supplendo alle sue mancanze descrittive.

Talora, inoltre, ne sottolineano il crescendo horror.

All’inizio di ogni capitolo, infatti, troviamo un mobile presente nello store con tanto di nome dalla suggestione nordica ed una breve descrizione pubblicitaria dell’oggetto rappresentato. Oggetto che poi ritroviamo nel capitolo in una posizione se non chiave, almeno di spicco.

Per intenderci, partiamo con Brooka, il divano che hai sempre voluto e terminiamo con Gurnë, la barella.

“Che sia una frenetica visita al pronto soccorso o un più rilassante viaggio all’ufficio del coroner, Gurnë vi trasporta con stile e comfort”.

Va beh, ma di che parla Horrorstör?

Ci arriviamo subito: è un horror classico con zombie e possessioni e tutto il corollario.

“una delizia per i fan de La Casa o de La notte dei morti viventi”, lèggiamo sull’aletta anteriore.

Dunque è così: in uno store Orsk dell’Ohio, succedono una serie di inspiegabili fatti bizzarri, all’apice dei quali si pone l’imbrattamento con feci umane di un divano in esposizione (appunto il Brooka del primo capitolo, il divano che tutti vorremmo). Il responsabile dello store, che più che un dipendente Orsk sembra un suo adepto, nomina un pool di dipendenti (evidentemente i più disperati e ricattabili) per passare la notte in negozio, al fine di svelare l’arcano.

Certo, Basil l’orskiano ortodosso non si aspetta che alla base dei fatti avvenuti ci sia del paranormale: lui ha raggiunto la sua posizione proprio grazie alla sua pragmatica applicazione delle policy aziendale, le cui procedure e casistiche possono applicarsi ad ogni evento della vita, anche quello apparentemente più strano.

A comporre il pool:

⁃ Amy, young adult che sta cercando disperatamente di trovare il suo posto nel mondo ma con il magro stipendio fa fatica a sbarcare il lunario. Orsk non le piace, la retorica della grande famiglia le fa schifo e se potesse manderebbe tutti sulla forca, ma purtroppo si trova incatenata a doppia mandata al suo posto.

⁃ La sua amica più risolta Ruth Anne, che le fa fondamentalmente da sostegno

⁃ Matt e Trinity, coppia di fidanzati appiccicosi, in cui lei è in fissa con il paranormale e lui le da corda perché succube

⁃ E poi c’è Basil di cui abbiamo già detto.

Tutti hanno un ruolo importante nella vicenda: Se Matt e Trinity sono quelli che aprono le porte dell’inferno, improvvisando una dannosissima seduta spiritica, Basil, grazie al suo estremo pragmatismo (a volte borderline con il distacco emotivo dalla realtà) e alla forza e lealtà che si manifestano in lui in maniera inaspettata, è, insieme a Amy quello che più si impegna per tentare di richiuderle.

Amy è la protagonista e nella lotta per la salvezza sua e dei suoi compagni, cresce e si risolve; affiancata da Basil si adopererà per porre fine all’orrore direttamente alla sua fonte.

E ovviamente cambia anche l’antagonista, ovvero Orsk, che finalmente si trasforma e si esprime apertamente per quello che è: un mondo di disperazione, di dolore di anime in pena incatenate da incantesimi cattivi ad una vita eterna di zombie.

L’amore e la forza morale cambiano tutto e così sia nei secoli dei secoli, amen.

Ho spolpato la trama e adesso sembra banale e scontata. In effetti se è vero che segue il cliché del racconto horror, la narrazione non è così lineare e – attenzione attenzione – ci sono ben due colpi di scena!

Gli elementi più spaventosi

Ecco come presenta il suo romanzo Hendrix stesso in apertura: “Horrorstör è un’originale opera di fantasia, orrore e PARODIA.

Qual’è il primo motivo di angoscia in Horrorstör? La capacità di Orsk di inglobarti e di cambiarti, di trasformarti in quello che vuole. Che sia un dipendente modello o che sia il pranzo di uno zombie.

Si legge sull’annuncio per la ricerca di alcune figure: “Non è solo un lavoro. È il resto della tua vita.” “Lascia che tu diventi noi – Da Orsk!”

E ai clienti, che lasciano che lo stile Orsk arredi e domini la loro casa: “Non ci fermiamo mai. Non dormiamo mai. E adesso siamo in casa tua

E che dire dello store? Il percorso a serpentone che guida gli avventori in spire contorte che attraversano ogni più recondito angolo dell’esposizione, diventa, di notte e senza luci, un labirinto in cui perdersi. Gli spazi che appaiono tanto confortevoli di giorno perdono i loro confini durante la notte e la tenebra confonde la profondità.

Per non parlare delle finte porte: qualcuna di apre su una parete bianca, qualcun’altra invece su profondissimi tunnel di perdizione.

Anche i mobili e gli accessori di arredo infine, possono avere una seconda anima maligna e collaborare a creare dolore ed infelicitá.

Insomma, persino in un luogo all’apparenza così gioioso, colorato ed ergonomico, si nasconde indicibile orrore senza speranza e, fuor di metafora, insoddisfazione, incertezza economica, disagio e falsi valori di facciata sbandierati ad unico scopo di marketing.

Breve considerazione

Non sto urlando al capolavoro, anche se l’entusiasmo è evidente. Non è- e non può essere – il libro della vita, ma sicuramente un perfetto intrattenimento per un pomeriggio di ozio, magari in spiaggia. Uno di quei pomeriggi in cui hai voglia di gustarti la delizia di certi piccoli dettagli ammiccanti e una critica sociale abbastanza scoperta e universalmente condivisa.