Ray Bradbury : Cronache Marziane

Ray Bradbury, uno degli scrittori più innovativi del genere fantascienza. Ebbe successo grazie alle “Cronache Marziane”, in questo articolo esprimerò la mia opinione a riguardo.

Ray Bradbury fu un grande innovatore del genere fantascientifico, anche se molti lettori lo ricordano principalmente per il grande classico della distopia “Fahrenheit 451”. Se ancora non lo aveste letto, sappiate di avere una grande lacuna. In questo articolo, voglio tuttavia dare spazio alla prima opera di Bradbury ovvero “Cronache Marziane”.

Prima di passare ad una panoramica generale dell’opera, vorrei sottolineare che Ray Bradbury fu uno degli scrittori più famosi e letti della seconda metà del 900′. Non fu solo uno autore di racconti del genere fantascientifico ma si approcciò a generi come il poliziesco, il fantastico e “d’atmosfera”. Tanto che a mio modesto parere, le atmosfere descritte in questa opera risultano contaminate, non presentando unicamente degli scenari fantastici, e ci sono anche numerosi riferimenti a scrittori come Poe e Lovecraft.

Le Cronache Marziane, uscirono in volume nel 1950, presto tradotte nella collana “Medusa” di Mondadori: gesto notevole per i tempi, ma che indica la stima accordata a Bradbury in ambienti molto lontani da quelli delle sue amate riviste di fantascienza. Tale fu il successo, da indurre lo scrittore nel 1973 a far uscire una versione leggermente ampliata.

I racconti

Cronache Marziane è una raccolta di ventotto racconti, legati fra di loro dal tema comune della futura esplorazione e colonizzazione del pianeta Marte. E’ limitante considerare questa opera una produzione puramente fantascientifica, questo anche perché Bradbury mostrò fin da subito disinteresse nei confronti della scienza, tanto che i marziani descritti nell’opera possiedono caratteristiche più fantasiose che logiche; limitante considerarla anche come una semplice raccolta di racconti, e questo si può notare dalla struttura dell’opera che non solo presenta un filo conduttore, ma ogni presunto “racconto” è da considerarsi come una fase di un processo di colonizzazione, di cambiamento e di ricostruzione terrestre. Ogni racconto, infatti, ha il titolo di un mese e di un anno, e le storie si svolgono in ordine cronologico; ogni storia rappresenta il punto di partenza della successiva. I racconti sono di diversa lunghezza e in alcuni di essi lo scrittore, mostra semplicemente degli scenari, senza alcun personaggio o svolgimento di trama. Oppure vengono rappresentati degli stati d’animo perlopiù di nostalgia piuttosto che racconti ricchi di spunti di riflessione.

Trama in breve

I terrestri, o meglio chiamarli con il loro nome “alieni terrestri”, si apprestano a giungere sul pianeta rosso. Dopo il fallimento della prima spedizione, nel 1999, il capitano Williams e i suoi uomini giungono sul pianeta, ma non verranno accolti da nessuna cerimonia, al contrario delle loro aspettative. I marziani, esseri antichi, che grazie alla telepatia riescono a comunicare con gli americani e che possiedono caratteristiche fisiche simili a quelle terrestri, continuano la loro vita in maniera indifferente, come se l’arrivo degli umani, sia qualcosa di poco conto.

Considerazioni

Secondo alcune interpretazioni, Cronache Marziane racconta la storia dell’America, in quanto Marte è per i terrestri ciò che l’America è stata per gli europei; i marziani divengono così i Nativi americani. Infatti, nello svolgimento della storia, avvengono dei processi simili: l’uomo sbarca su Marte, non ha rispetto di coloro che vi abitano, sporca l’ambiente, annienta il popolo e cerca poi di assoggettare questo nuovo mondo secondo la propria visione delle cose. Anche coloro che andranno su Marte per “ricominciare”, per ripartire da zero, finiranno per arrivare a fare ciò che facevano sulla terra ed a commettere le solite discriminazioni, ai danni dei più deboli.

Da questo punto di vista, il libro porta ad una riflessione: l’uomo, nonostante sia animato da buone intenzioni, arriverà sempre a distruggere l’integrità di ciò che gli capita a tiro.

Le Cronache Marziane che furono pubblicate negli anni 50′, sono ambientati in anni molto vicini a noi, si parla di un periodo di tempo che va dalla fine degli anni 90′ al 2026. Quindi è anche sorprendente, osservare come lui abbia dipinto il mondo, o meglio la sua America. Non c’è alcun cambiamento particolare, rispetto agli anni da cui Bradbury descrive. Le uniche innovazioni sono date dalla costruzione di sempre più razzi e dal fatto che tra le righe si è potuto intendere che si sia riusciti a bloccare l’invecchiamento, tanto che uno dei capitani delle spedizioni, ha 80 anni ma ne dimostra 40. Piuttosto che si è andati avanti con lo sviluppo della robotica (ma tutti questi indizi ci vengono forniti in modo implicito, non sono funzionali alla storia, non è quello il punto focale del discorso). Nonostante si vada avanti con la tecnologia e con la scienza, l’uomo continua a voler dominare l’altro uomo, persistono gli atti denigratori nei confronti di chi ha un colore diverso della pelle, e le guerre continuano imperterrite per via della diffusione delle armi nucleari.

Ricordiamoci che, quando Bradbury scrive, è appena terminata la seconda guerra mondiale, che ha visto come protagonista la bomba atomica. E’ inevitabile che in questa opera ci siano dei riferimenti o che l’autore abbia designato, immaginato, uno scenario dove quest’arma acquista sempre più potere. Altri riferimenti fantasiosi che ci propone Bradbury riguardo la seconda guerra mondiale riguardano i roghi dei libri. Tanto che un intero racconto, che sembra apparentemente cozzare con l’andamento generale, racconta di un uomo che vuole vendicarsi di tutti i benpensanti che hanno bruciato i libri di Poe e Lovecraft, senza nemmeno leggerli, solo perché non rispettavano i canoni politici di quel dato periodo. Simile tematica e riflessione verrà adottata in Farenaith 451.

La scienza e la ragione non sono sufficienti per descrivere ciò che avviene su Marte, anche per questo Bradbury viene considerato uno scrittore fantascientifico particolare e innovativo.
I racconti più lunghi, mostrano situazioni che portano a delle riflessioni importanti. In particolare quello che ha come tematica centrale la religione: alcuni sacerdoti che si domandano come possa essere purificato Marte e se si possano scoprire nuovi peccati, trattandosi di una terra estranea popolata da presunte creature non umane, ci si chiede se queste creature abbiano un’anima e la risposta molto intelligente ci viene fornita attraverso poche pagine, ma ricche di significato; altro racconto degno di nota, riguarda la società: si focalizza sulla partenza in massa delle persone di colore, il razzismo era maggiormente dilagato negli anni in cui Bradbury scrive e di conseguenza dopo tanti anni le cose non sono cambiate, gli uomini bianchi credono di essere ancora superiori e così, nello svolgimento della storia, gli verrà data una grande lezione morale. (E quando le persone di colore decidono di partire, si sentono persi).

Bradbury in questa opera, non lascia nulla al caso. Dà ogni sorta di spiegazione, che si tratti di religione, letteratura o filosofia. E’ senza dubbio un’opera originale, che tutti i lettori del genere e non, dovrebbero leggere.

Il finale lancia un messaggio ben preciso, di positività, simile a quello riscontrato nell’opera pubblicata successivamente, Farenaith 451. E’ una nota dolce, nell’enorme panorama di desolazione e di aridità che si viene a creare, in tutto il corso dell’opera.

L’originalità di Bradbury risiede anche nella sua espressione stilistica. L’autore utilizza molto il simbolismo, che si può riscontrare sia nelle varie situazioni che nella cura delle parole utilizzate. Trovo il suo stile, molto elegante, leggero come una ventata d’aria fresca, musicale e poetico. Così come nella precedente opera letta dell’autore, mi piace come si lasci andare a flussi di coscienza, dove le sue parole corrono libere per intere pagine, creando delle immagini evocative nette e distinte nell’immaginario del lettore. Bradbury è senza dubbio un autore che tutti i lettori dovrebbero scoprire.