La casa editrice Atmosphere libri porta in Italia uno dei romanzi polizieschi di maggior successo dell’autore giapponese Yoshida Shuici. Autore famoso in Italia per “L’uomo che voleva uccidermi” (2017) e “Appartamento 401” (2019) pubblicati entrambi da Feltrinelli.

Il romanzo prende spunto da un caso di cronaca nera realmente accaduto.
A Marzo 2007, nella città di Ichikawa (prefettura di Chiba), viene rinvenuto il corpo di una giovane insegnante di inglese all’interno della vasca da bagno riempita di terriccio nell’appartamento di tal Ichikawa Tatsuya. Il principale sospettato, riesce a sfuggire a un primo tentativo di arresto e inizia la sua fuga lungo l’arcipelago giapponese. Arrivando a compiere atti di autolesionismo per modificare i connotati del volto. La sua fuga termina con l’arresto, reso possibile dalle numerose segnalazioni da parte dei cittadini a seguito di un’intensa campagna mediatica.

Storie unite dal sospetto

Rabbia si basa su un intreccio narrativo intricato. Il punto di partenza è l’omicidio di una coppia di coniugi da parte di un efferato assassino che, grazie a un’operazione di chirurgia plastica, cambia volto e fa perdere le sue tracce.

La narrazione si sposta, alternandosi, in diverse zone del Giappone dove sono spuntati, a distanza di mesi, individui dal passato sospetto che potrebbero essere il killer ricercato.

La prima storia è ambientata nel centro di Tokyo, dove Yuma, un giovane omosessuale apparentemente sicuro di sé e della propria sessualità, incontra Naoto che è un giovane senza fissa dimora. I due inizieranno una relazione sentimentale, andando anche a convivere insieme. Naoto, però, non ha un telefono cellulare, non ha amici e non vuole un lavoro. Nello stesso periodo, gli amici di Yuma iniziano a subire dei furti a casa, così il sospetto inizia a prendere piede.

La seconda vicenda è ambientata in un porto di pescatori a Chiba.
Dove conosciamo Aiko, una giovane ragazza problematica, fuggita più volte da casa, e suo padre.
Aiko si innamorerà di un giovane appena arrivato in città, che usa un nome falso e che sembrerebbe avere passato turbolento. Il padre, Yohei, inizia a convincersi che sia proprio il giovane ad essere l’assassino dei due coniugi.

Ci spostiamo poi ad Okinava, da Izumi e sua madre che si sono appena trasferite sull’isola per ricominciare una nuova vita. Un giorno Izumi, mentre è alla scoperta delle varie isolette deserte della zona, incontra un uomo misterioso, accampato in una casa diroccata che gli chiede di non rivelare a nessuno la propria presenza sull’isola.

Il filo conduttore lungo cui si sviluppano queste storie è la fiducia nel prossimo.
Il caso su cui si sta indagando ha catturato l’attenzione completa dei media e i cittadini hanno un ruolo importante nelle varie segnalazioni e avvistamenti. Questi tre uomini hanno caratteristiche fisiche e psicologiche simili al ricercato come il fatto che hanno tre nei allineati sulla guancia e non vogliono rivelare il loro passato. In più nessuno di loro contribuisce a risolvere i sospetti delle persone che gli stanno attorno. Per questo motivo la fiducia riposta, inizia a venire meno.

Possiamo citare anche un ulteriore filone narrativo, che è quello che segue la storia privata dell’ispettore Kitami e della conduzione delle indagini che non dà frutti.

Una costruzione narrativa atipica

Ci troviamo di fronte un giallo atipico, in quanto l’autore ha preferito dare spazio alla caratterizzazione psicologia dei suoi personaggi. Si tratti di individui appartenenti alle minoranze, che non riescono a fare pace con le proprie vite. Yoshida Shuici rielabora molte tematiche sociali, togliendo alla narrazione l’indagine propria insita in un giallo. L’autore è estremamente attento ai dettagli e ai momenti di vita quotidiana del popolo giappone, nella speranza di fornire un’occasione di contatto culturale e di immersione sensoriale. Ciò distoglie l’attenzione in alcuni punti della narrazione.
Una centinaia di pagine in meno è il libro sarebbe stato perfetto.

Consiglio, tuttavia, di non approcciarsi al testo con aspettative, credendo di leggere di un giallo.
Piuttosto lasciarsi trasportare dalle storie e gli eventi ricchi di pathos raccontati.