Questi Adulti di Alison Espach

Questi adulti (2023), edito in Italia da Bollati Boringhieri, è la seconda opera di Alison Espach dopo Appunti sulla tua scomparsa improvvisa (2022). Come il suo romanzo di esordio, non teme di trattare argomenti complessi con una voce ironica e sempre intelligente, accompagnata da un retrogusto amaro che afferma come propria cifra stilistica. Anche in questo caso Espach predilige la prima persona e una protagonista giovanissima per affrontare tematiche come la morte, la malattia e le relazioni famigliari: Il taglio, ancora una volta, è fresco e acuto, capace di bilanciare il dramma come poche altre autrici contemporanee.

Questi adulti

Il romanzo, in breve


Questi adulti si apre sulla festa per i cinquant’anni di Victor Vidal, padre di Emily, evento che offre uno spaccato irriverente dell’America delle villette con la staccionata bianca, delle loro ipocrisie e delle loro superficialità. Qui conosciamo i personaggi che seguiremo nell’arco dei quindici anni successivi – bambini, poi adolescenti, poi ancora uomini e donne che vedremo ammalarsi, innamorarsi, morire, mentire, partire, ripensarsi e contraddirsi. In una parola: crescere, idea che condensa al suo interno sia il principio del cambiamento che quello dell’ostinazione a proteggere una sorta di nucleo fondamentale, di identità o almeno di sentire.

Emily è una quattordicenne curiosa, loquace e al tempo stesso portata all’introspezione, con una propensione a non lasciare andare ciò che la ferisce che la accompagnerà per tutto l’arco narrativo. La troviamo alle prese con la separazione dei genitori, i loro tentativi di crescere a loro volta e di intraprendere nuove strade, ma anche con la spietatezza dell’adolescenza, con la curiosità sentimentale e sessuale che la trascina in una relazione che fuor di finzione non esiteremmo a definire tossica, con la sua identità mista e con una sensibilità ingombrante ma sincera. La sua consapevolezza delle età della vita cambia e si plasma su di lei e sulle vicende che attraversa, risultando, in un finale intenso, una presa di coscienza che rimane come un messaggio al lettore.

“Le vite dei bambini cominciano sempre e quelle degli adulti finiscono sempre. O è il contrario? La tua infanzia finisce sempre e il tuo io adulto comincia sempre. Devi continuamente imparare a dire addio alla persona che eri la sera prima a cena.”

Il ruolo del dramma

Alison Espach si conferma un’autrice che non ha paura di parlare di morte, specie nelle sue versioni più spiazzanti. Come nella sua opera d’esordio, anche qui è una dipartita improvvisa a fungere da incidente narrativo e da vero e proprio motore dell’intreccio. È come se Espach utilizzasse un espediente estremo per raccontare cosa succede alle nostre vite quando veniamo scaraventati, senza alcun equipaggiamento, contro eventi violenti e inaspettati che ci costringono non solo a prendere coscienza della fragilità delle nostre esistenze, ma anche a dover imparare ad abitare in un mondo in cui la morte ha lasciato un’impronta indelebile.

Per questo nelle sue storie si parla anche di depressione (tema del più recente  La magia dei momenti no del 2024), di sperimentazione, di relazioni al confine tra esplorazione e tossicità. Si parla di adulti che, davanti alla morte, alla malattia o all’abbandono regrediscono e, tra queste pagine, sono spesso più infantili degli adolescenti. Dopotutto, ciò che da bambini o da giovani chiamiamo crescere – che ci spaventa, ci attrae, ci fa dire che noi no, noi saremo diversi, noi non ci cascheremo – da adulti si chiama invecchiare – e ci siamo già cascati – e, se nella vita di tutti i giorni è un pensiero che riusciamo a tenere a bada, di fronte alla morte si palesa in maniera ineludibile. La tragedia è quindi capace di allontanare quanto anche di avvicinare le generazioni, di raccogliere famiglie sparpagliate così come anche di disgregarle irrimediabilmente.

“Essere adulti sembrava orribile. Ma era orribile anche essere dei ragazzini, e il passaggio da uno stato all’altro significava solo che ti stavi avvicinando alla morte, con pochissimo e tantissimo di cui parlare allo stesso tempo, e come era possibile?”

Sad hot (mourning) girls

Anche nelle protagoniste di Espach si riscontrano dei tratti ricorrenti: uno spiccato senso dell’ironia, quando non del sarcasmo; una vivacità ai confini dell’inquietudine, una sensazione di irrisolto che le inquadra brillantemente nel panorama letterario attuale. Gli stessi tratti che ha fatto della sad hot girl un paradigma di grande successo. Sono ragazze in divenire, curiose al punto da farsi male.

In Questi adulti Espach dedica particolare attenzione al tema della scoperta sessuale oltre che sentimentale, e lo fa attraverso una relazione controversa quando non apertamente abusante. Mancano però toni di giudizio, forse perché i suoi non sono romanzi di denuncia quanto più di esplorazione, il vagare di ragazze certamente interrotte ma non per questo arrese. La ricerca di identità di Emily a tratti si fa affamata o ubriaca, passa attraverso la lingua, i continenti, una professione che parla di saper arredare quando, in realtà, la cosa più spaventosa è imparare ad abitare un posto senza volerne scappare.

“Trovarsi in un paese straniero sembrava convalidare e glorificare il tuo senso di isolamento.”

Piccola nota personale

La Praga di Alison Espach è stato un passaggio inaspettato e piacevolissimo, forse il momento in cui il romanzo è decollato a dispetto di una prima parte stagnante: una parentesi carica di colori, odori, suoni in cui si riesce a empatizzare con la protagonista a un livello più profondo, il punto in cui il suo smarrimento, prima o poi, è stato lo smarrimento di chiunque a metà dei vent’anni. La sensazione di non inquadrarsi in nessuna lingua, in nessun luogo, in nessun futuro e soprattutto in nessun passato.

“Che vivere a Praga certe volte sembrava un modo per ricordarmi che era impossibile essere felici ovunque.”


Oltre a qualche rudimento di ceco, c’è una parola in particolare che Alison Espach mi ha insegnato in questo romanzo: sono otto lettere e non l’avevo mai sentita prima, così sono andata a cercarla. Neotenia, in senso stretto, è un termine che appartiene alla zoologia e, per estensione, anche all’anatomofisiologia umana. Lei la rende un po’ più poetica, ce la fa passare come un concetto da sad hot girl e non da biologo, la fa sembrare un segreto: “conservare la gioventù nell’età adulta”. È un bel modo di arredarsi la vita, credo, anche quando somiglia a un romanzo di Alison Espach.