Quanto c’è di Vittoriano nel nostro Natale?

Il Natale per come lo conosciamo affonda le sue radici nell’età vittoriana. Prima del 1840 pare che il Natale non venisse particolarmente festeggiato, probabilmente le persone continuavano a lavorare anche in quel giorno. Dopo il 1840, però, comincia a delinearsi il periodo natalizio come noi tutti lo viviamo ancora oggi.

L’albero di natale, per esempio, nonostante venga importato per la prima volta in Inghilterra dalla Regina Charlotte, moglie tedesca di Re Giorgio III, avrà il suo massimo risalto alla corte della Regina Vittoria. Ella aveva sposato il Principe Alberto, suo cugino tedesco, e dunque la tradizione teutonica dell’albero di natale venne proposta anche sull’isola. Inizialmente l’albero è un addobbo ad esclusivo appannaggio delle classi privilegiate, successivamente diviene accessibile a tutti.

Nel 1844 viene pubblicato un libro, di cui successivamente parlò anche Charles Dickens, in cui veniva spiegata la genesi del fenomeno tutto natalizio di addobbare un albero con delle candele – che erano comunque un rischio, pertanto venivano accese solamente la notte della vigilia di Natale. Anche i primi biglietti di auguri cominciarono ad essere diffusi durante questo periodo storico.

Nel 1843 un uomo d’affari di nome Henry Cole (fondatore del Victoria and Albert Museum), avendo compreso che le persone in quel dato periodo parevano pronte a spendere molto più denaro di quanto non facessero durante il resto dell’anno, ebbe l’intuizione di commercializzarli, dando così il via a quello che oggi può essere individuato come lo shopping natalizio.

La prima cartolina di Natale, disegnata da John Callcott Horsley nel 1843


L’usanza di addobbare la casa durante le festività è però antecedente all’epoca vittoriana, risalendo fino alle antiche Saturnalia, le feste celebrate nell’antica Roma dal 17 al 23 dicembre. I Romani erano soliti addobbare la domus con dei rami di abete, regalandone un pezzo poi durante le Calende di gennaio.

Durante queste festività si banchettava, erano organizzati giochi, gli schiavi potevano considerarsi uomini liberi a tempo e ci si scambiava l’augurio “ego Saturnalia” che probabilmente era l’abbreviazione di “ego tibi optimis Saturnalia auspico” ovvero “ti auguro delle felici Saturnalia”, accompagnato da strenne. Tale termine è ancora oggi usato per indicare i regali che si è soliti fare nel periodo natalizio e che deriva, secondo alcuni storici, da una divinità Sabina chiamata Strenia, simbolo del nuovo anno e della sua prosperità.

Ave Caesar! Ego Saturnalia! – Lawrence Alma Tadema (1880)

Cosa accadeva nelle case dei Victorians durante le feste di Natale?

Pare che il momento più bello delle celebrazioni del Natale fosse il giorno della Vigilia. Al mattino si accendeva il cosiddetto Yule Log il “ceppo di Natale”, e a pranzo ci si sedeva attorno ad una imbanditissima tavola, preziosamente apparecchiata con le argenterie più preziose, per mangiare leccornie di un pranzo che poteva durare anche parecchie ore.

Bambini portano a casa il ceppo di Natale in una cartolina d’epoca.

Nel pomeriggio poi tutti si riunivano nel salotto, attorno all’albero di Natale che i bambini pensavano avesse portato Santa Claus assieme a tutti i regali, e proprio in questo momento c’era la consuetudine di leggere e raccontare storie di fantasmi.

“Il racconto ci aveva tenuti attorno al focolare col fiato sospeso, ma a parte l’ovvia osservazione ch’esso era raccapricciante, come doveva essere una strana storia narrata la vigilia di Natale in una vecchia casa…”

Veniamo subito catapultati all’interno di una stanza, la sera della vigilia di Natale, ad ascoltare una storia raccapricciate riuniti attorno ad un caminetto. Se a molti questo connubio tra le ghost stories e il Natale potrebbe sembrare quantomeno bizzarro, in realtà esso è un legame che affonda le sue radici in tempi antichissimi, nella tradizione norrena e in quella celtica, che vedevano l’inverno come un momento in cui la terra si riposa per prepararsi alla nuova vita.

Tale tradizione era diffusa anche nel nord Europa e soprattutto nelle zone rurali: le “fiabe del focolare” dei fratelli Grimm attingevano a piene mani proprio da una lunga tradizione orale di fiabe narrate dalle donne, spesso anziane, ai bambini.

C’era poi lo scambio dei regali tra i familiari ma anche tra le servitù. In verità non c’era un momento preciso per questo scambio di regali, ogni famiglia usava farlo quando preferiva. La sera della Vigilia poi si cenava, e tutti gli invitati dopo cena si riunivano per giocare insieme: molto famosi erano i tableau vivant, in cui una o più persone rappresentavano una scena o un quadro, immobili finché qualcuno non avesse indovinato.  

Quando i bambini venivano portati a letto, gli adulti si intrattenevano in chiacchiere ma non fino a tardi: l’indomani mattina si sarebbero recati alla messa di Natale. Il giorno di Natale si partecipava alla Messa e una volta a casa ci si riuniva per un sostanzioso pranzo. Dopo pranzo, le famiglie più agiate si recavano a fare visita ad amici e parenti, mentre per le classi lavoratrici il giorno di Natale era un giorno in cui si facevano grandi affari!

Silent Night, Viggo Johansen (1891)

Il 26 dicembre era detto “Boxing day”: avete presente quando, in Piccole Donne, le sorelle March portano ai poveri gli avanzi del loro pranzo di Natale? Ecco.

Autori ed editori: Il natale di Charles Dickens

Abbiamo già visto come durante quest’epoca cominciò a svilupparsi l’idea dello shopping natalizio come oggi noi lo conosciamo. Anche autori ed editori durante il periodo festivo si davano da fare per incrementare la loro produzione letteraria. Si diffusero, infatti, i cosiddetti “speciali di Natale”, che venivano venduti in pregiate edizioni dalla copertina rossa a partire dai primi giorni di dicembre e che spesso avevano una ristampa man mano che si avvicinavano al giorno di Natale.

Se pensiamo ai fantasmi di Natale nell’Inghilterra vittoriana il primo nome che ci viene in mente è indubbiamente quello di Charles Dickens.


A Christmas Carol venne pubblicato per la prima volta nel 1843, seguito poi ogni Natale da quelli che poi andarono a comporre la serie dei Libri di Natale: nel 1845 pubblicò The Chimes e The Cricket on the Hearth, nel 1846 fu la volta di The Battle for Life ed infine, nel 1848 The Haunted Man.

A Charles Dickens dobbiamo anche l’associazione della neve al periodo natalizio, ed il perché è presto detto: Dickens visse l’infanzia in una Inghilterra attraversata da fortissime nevicate, e avendole lui trascritte nei suoi romanzi, le abbiamo in qualche modo fatte nostre, associando ancora oggi il Natale alla neve.

Dickens, a cui dobbiamo tanto della nostra concezione di Natale, non è però l’unico autore che ha ambientato le sue storie durante il periodo natalizio. Anche lo scozzese Arthur Conan Doyle, padre del geniale Sherlock Holmes, ha ambientato alcuni dei suoi racconti proprio durante il periodo natalizio. Ne è un esempio il famosissimo The Adventure of the Blue Carbuncle pubblicato nel 1892.

Oggi il legame Natale-fantasmi si è allentato, ma vi sono moltissime raccolte di racconti e romanzi ambientati in questo periodo. E adesso spegnete la luce, accendete le lucine dell’albero e spulciate questa lista, magari troverete il perfetto libro da leggere in questo periodo!

  1. Tre gialli di Natale. Nuova Ediz. – Arthur Conan Doyle, Ellery Queen, Rex Stout (Interlinea, 2020);
  2. Il grande libro dei Gialli di Natale – AA.VV. (Mondadori, 2020)
  3. Il grande libro dei Gialli di Natale. Vol.2 – AA.VV. (Mondadori, 2022)
  4. Natale con i fantasmi – AA.VV. (Neri Pozza, 2021)
  5. A cena con l’assassino – Alexandra Benedict ( Newton Compton Editori, 2022)
  6. Il grande libro dei Fantasmi di Natale – AA.VV. (Mondadori, 2021)
  7. Il giro di vite – Henry James (1898)
  8. Il Canto di Natale – Charles Dickens (1843)
  9. Le campane – Charles Dickens (1844)
  10. Il grillo del focolare – Charles Dickens (1845)
  11. La battaglia della vita – Charles Dickens (1846)
  12. Il patto col fantasma – Charles Dickens (1848)
  13. Piccole Donne – Louisa May Alcott (1868-1869)