Quando muori resta a me di Zerocalcare

Il fummettista Zerocalcare non ne sbaglia una, e anzi a ogni progetto alza un pochettino l’asticella. Non fa eccezione il suo ultimo libro: Quando muori resta a me, pubblicato come sempre da Bao Publishing.

Chi è ormai un affezionato, sa bene quanto sia rara la figura di Genitore 2 nei lavori di Zerocalcare, un personaggio mitologico che deve esistere biologicamente parlando, ma che si mostra solo in rarissime apparizioni. Poi, il miracolo, l’avvenimento: un’intera graphic novel dedicata a lui!

Quando muori resta a me, infatti, è una storia molto intima, forse la più intima, in cui Zerocalcare racconta il suo rapporto con il padre, Genitore 2 appunto.

Quando muori resta a me

Tutto prende avvio da un viaggio in macchina che Zerocalcare fa con suo padre per andare a sistemare una vecchia casa di famiglia sulle Dolomiti. Lo spunto perfetto per ripercorrere il rapporto tra i due fin dall’infanzia, il divorzio dei genitori che ha scombussolato gli equilibri, ma anche un passato familiare impregnato di colpa.

Silenzio

Quando muori resta a me è quasi un diario che si muove avanti e indietro nel tempo e che usa i ricordi del passato per cercare di dare risposte al presente, per spiegare quella catena di silenzio che sembra impossibile da spezzare.

E infatti l’incomunicabilità è forse il tema più forte del libro, quello che richiede più spazio e, paradossalmente, più parole per essere compreso. Padre e figlio non parlano mai davvero, limitandosi a un rapporto superficiale giustificato da una sorta di analfabetismo emotivo tutto maschile, che impedisce loro di andare a fondo nei sentimenti. Da qui le tante domande che Zerocalcare rivolge a tutti meno che a suo padre, incapace di accettare che quel muro di silenzio ormai può abbatterlo solo lui.

Giù la maschera

In questo libro, però, c’è anche una riflessione molto più personale che riguarda le maschere con cui ci mostriamo agli altri, i ruoli in cui ci imbrigliamo e da cui poi diventa faticoso uscire.

In una pagina vediamo Zerocalcare, l’inimitabile con la sua maglietta nera con il teschio, stempiato e gli occhi enormi, che allo specchio si confronta con l’altro suo volto: Michele Rech. Nella stanza aleggia una domanda: Ma questo sono davvero io?

Zerocalcare è più tormentato del solito, i suoi demoni sono diversi, riguardano più sé stesso che il rapporto con gli altri. Il suo sguardo, che siamo abituati a sapere rivolto verso i problemi sociali, questa volta è costretto a puntare in tutt’altra direzione. 

La montagna non dimentica

Lontano chilometri e chilometri dallo spazio sicuro di Rebibbia, Zerocalcare si ritrova alle prese con l’asciuttezza della montagna, i grugni imbronciati, i bianchi fin dal mattino, le poche parole (di nuovo) e la presa salda sul passato.

Di questo cambio di scenario ne risente anche lo stile di Quando muori resta a me, più ruvido del solito, meno incline all’umorismo e al “cazzeggio”. Anche l’immancabile Armadillo si fa silenzioso, come a lasciare spazio alla sola realtà.

Da leggere se…

Zerocalcare è un antidoto contro la solitudine che ti fa ridere e piangere nel giro di poche pagine, da leggere se ti sembra di essere sopraffatto e cerchi un volto amico. Ma Quando muori resta a me contiene anche la giusta dose di umorismo e riferimenti pop che tanto ci rendono nostalgici.

Che il tuo umore sia felice o triste, con questo libro sarà impossibile non soffermarsi almeno una volta su una domanda scomoda che rischia di incrinare tutte le certezze, ma ne vale la pena. Eccome se ne vale la pena.