Psycho di Robert Bloch

Nato dalla penna di Robert Bloch, Psycho fu pubblicato per la prima volta nel 1959 e, nella prima edizione italiana, esce con il titolo Il passato che urla.

La notorietà di questo geniale thriller psicologico si deve, infatti, ad Alfred Hitchcock che nel 1960 portò sul grande schermo una storia che ci ha regalato immagini iconiche, rimaste impresse nella storia del cinema, come l’agghiacciante urlo di Janet Leigh nella doccia (Mary Crane). Il suo volto, disperato e impaurito, è stato scelto come copertina per diverse edizioni di Psycho, e forse è proprio per questo che ci viene difficile discernere il romanzo dalla pellicola.

Psycho

“Poi la vide: una faccia che la spiava, sospesa a mezz’aria come una maschera. Mary fece per gridare, e allora la tenda della doccia si aprì e comparve una mano che stringeva un coltello da cucina”

Trama

Mary Crane è una donna che conduce una vita normale. Ha una casa, che condivide con la sorella, un lavoro da impiegata ed è fidanzata con Sam Loomis, un uomo pieno di debiti con il quale vorrebbe sposarsi. Quando si ritrova tra le mani quaranta mila dollari da depositare in banca, Mary prende una decisione drastica. E se fuggisse? potrebbe finalmente saldare i debiti di Sam e avere una vita migliore.

La decisione è presa e Mary scappa, cambia la sua auto più volte per non essere rintracciata e durante la fuga si imbatte nella logora insegna del Bates Motel, un luogo di sosta lungo la strada, poco frequentato, con stanze vecchie e marce e le pareti ornate da inquietanti uccelli impagliati. Accanto alla struttura maestosa e tetra si erge una casa. Da quelle finestre illuminate Mary può scorgere una donna, che sembra guardarla, è la madre di Norman Bates, ora proprietario del motel. Norman è ossessionato dalla madre, reso folle dai continui rimproveri di lei. Il viaggio di Mary però è destinato a esaurirsi nella doccia di quel motel, quando Norman si introduce nella sua stanza…

Mary

Nella prefazione a cura di Carlo Bordoni in Gotico Americano (edito da Fabbri Editori, 1994), leggiamo:

Per sua stessa ammissione, Robert Bloch è sempre stato affascinato dalle grandi personalità alienate, dalla curiosità di conoscere i complessi meccanismi psicologici che scatenano la violenza in uno psicopatico. Quando lesse di un fatto di cronaca nera, capitato in una città vicina, il cui protagonista veniva descritto come apparentemente normale, la sua curiosità lo spinse a chiedersi “che cosa accadrebbe se mi trovassi in una situazione del genere?”

Ed è così che nasce il profilo di Norman Bates. All’inizio vi affezionerete a Mary, sarete curiosi di scorrere le pagine e scoprire dove la porterà la sua fuga. Eppure, Mary non è mai stata nei piani di Bloch la protagonista di questa storia, ma solo l’anello mancante che ci aggancia alla follia di Norman.

Nella mente di Norman Bates

Il personaggio di Norman Bates è disegnato alla perfezione da Bloch come un moderno Dottor Jekyll e Mr Hyde. Quello che ne viene fuori è un uomo apparentemente ordinario, che conduce una vita normale, con la passione per la tassidermia e conosciuto in città come un ragazzo tranquillo. Eppure dentro di sè Norman cova rabbia, rancore e gelosia.

Ossessionato e reso folle dalla possessività della madre e incapace di svincolarsi da essa, inchiodato a una vita dalla quale non riesce a fuggire e che conduce solitario nella grande casa sulla collina che sovrasta il motel.

Quella casa che fin da bambino è stata il suo porto sicuro, il suo fortino, tra le braccia amorevoli della madre, si presenta a noi come un profilo illuminato dalla tenue luce di una finestra, così la vede Mary e così la vedrà lo sceriffo, o attraverso i racconti di Norman.

Psycho è un romanzo psicologico che vi trascinerà con forza nella mente di Norman Bates, un vero e proprio stream of consciousness dei suoi pensieri, in cui faticherete a distinguere la realtà dalla finzione.

L'iconico frame di Psycho di Hitchcock