Prostitute in Rivolta: la lotta per i diritti delle sex worker

Prostitute in Rivolta: la lotta per i diritti delle sex worker è un testo rivoluzionario che, ad oggi, chiunque dovrebbe leggere e conoscere. Il dibattito sul sex work e sulla prostituzione è al centro dell’opinione pubblica da secoli, eppure a parlare non sono mai le dirette interessate.

Poche sex worker hanno la possibilità di prendere la parola sul mondo che le riguarda. E questo testo vuole essere una risposta a tutto questo: chi vende sesso deve essere la fonte più attendibile sull’industria in questione.

La prostituta politica

In questo testo, edito in Italia da Tamu nel 2022, Molly Smith e Juno Mac, rivendicano l’appartenenza politica della prostituzione. La storia stessa permette di sostenere questa ipotesi. Le prime corporazioni a carattere femminile furono proprio quelle delle prostitute, fra il 1500 e il 1600, che si organizzavano per migliorare le loro condizioni lavorative.

Come spesso sottolineano le autrici, la prostituta è politica. Per questa ragione, Prostitute in Rivolta non può che essere un testo politico. Il lettore non deve aspettarsi un testo autobiografico, come viene immediatamente sottolineato nella prefazione, bensì un lavoro politico basato su storie vere e scritto da chi vive quest’esperienza.

Ma questo non basta. Il testo prende in esame un’enorme varietà di sex worker, andando così a stabilire i primi fondamentali principi dell’opera: la trans-nazionalità e l’intersezionalità del movimento. Quando si parla di prostitute, non si possono non considerare le differenti esperienze di ogni donna: l’appartenenza etnica, la clandestinità, la condizione economica o l’essere transgender sensibilmente cambiare le condizioni lavorative.

Nella prima parte del testo si va ad elaborare, immediatamente, una critica precisa e puntuale ai movimenti a partire dagli anni ’70. Il dibattito femminista ha spesso relegato le sex worker ai margini, non facendo riferimento alle loro esperienze e considerandole solo come dannose al movimento. Ma è veramente così? Come è possibile definire un femminismo autenticamente intersezionale se esso non include le sex worker?

La domanda è retorica, e la risposta è chiaramente negativa. Le prostitute devono essere incluse nella lotta femminista, poiché i loro diritti sono anche quelli di tutte le donne.

I diritti delle sex worker

Le autrici Juno Mac e Molly Smith sono entrambe femministe e sex worker, hanno militato nel gruppo SWARM (Sex Worker Advocacy and Resistance Movement), di base nel Regno Unito.

Non pensiamo che le sex worker non subiscano danni sul lavoro, o che questi danni siano minimi e debbano essere trascurati. Al contrario, i danni subìti esercitando il lavoro sessuale – sfruttamento, aggressioni, arresti, incarcerazioni, sfratti ed espulsioni sono il fulcro di questo libro.

Il punto focale del libro non è difendere il lavoro sessuale, o dipingerlo come la scelta migliore per le giovani donne. Il romanticizzare il sex work, per stessa ammissione delle autrici, è pericoloso in quanto ne minimizza i problemi. Sono quest’ultimi l’elemento centrale dell’opera.

Se sul lungo termine si auspica un’abolizione del lavoro sessuale, sul breve termine è necessario intervenire in maniera capillare per aiutare chi vende sesso attualmente. Non si può continuare ad andare avanti con gli stereotipi della “puttana felice” o della “donna vittima salvata dalla prostituzione”:

Le voci delle non prostitute e delle ex prostitute non possono prevalere su quelle di chi vende sesso attualmente.

Il lavoro sessuale è da intendersi come una forma di lavoro riproduttivo in un sistema materialistico, patriarcale e coloniale. Ma questo non vuol dire che chi è dentro questo mondo non abbia diritto ad alcuna tutela o, peggio, meriti qualsiasi forma di abuso.

L’obiettivo deve essere cercare di rendere il più sicura possibile la vita di chi vende sesso, partendo da un presupposto fondamentale: si vende sesso per necessità. Molte delle donne intervistate si sono trovate a dover diventare sex worker per una miriade di ragioni, non solo economiche: nonostante la prevalenza rientri in questa precedente categoria, non sono da sottovalutare le casistiche relative ad eventuali disabilità, condizione di clandestinità o necessità particolari.

Il modello legislativo USA: la criminalizzazione completa

Il corpo del saggio è un’analisi lucida e precisa di tutte quelle politiche che, in un modo o in un altro, vanno a criminalizzare le sex worker, ma che si trincerano dietro una maschera di perbenismo che le vorrebbe proteggere.

In polemica con le femministe carcerarie, che vorrebbero un aumento dei finanziamenti ai corpi di polizia che vedono come una forma di difesa contro la violenza di genere, le attiviste sex worker rilanciano con una critica feroce del corpo di polizia e del sistema della criminalizzazione completa.

Molto diffuso negli USA, questo sistema prevede la criminalizzazione sia di chi compra sesso sia di chi lo vende.

La criminalizzazione completa, in realtà, non fa altro che mettere la sex worker in una situazione di pericolo, in quanto sarà costretta ad operare in zone non sicure, scarsamente illuminate, e probabilmente senza il sostegno e l’aiuto di una collega.

In questo modo, si è costrette a nascondersi per evitare repressioni varie ed eventuali da parte delle forze dell’ordine, che sono l’incarnazione della società repressiva e patriarcale. Chiunque venda sesso diffida del sistema carcerario e delle forze dell’ordine, con cui ha un rapporto basato su distorte dinamiche di potere e repressione. Molte sono le sex worker che hanno ammesso, apertamente, di non fidarsi del sistema della giustizia nel caso di violenze. Le aule di tribunale, spesso, non sono luoghi dove aiutare le vittime, piuttosto sono per loro fonte di altre esperienze traumatiche.

Il modello svedese: la criminalizzazione parziale

Nel dibattito sul lavoro sessuale, il modello svedese viene considerato come il modello ideale. Sostenuto da moltissime femministe, esso mira a criminalizzare solo chi acquista sesso e chi sfrutta le lavoratrici. Accanto a tutto questo, vengono utilizzati gli apparati polizieschi al fine di reprimere coloro che vendono sesso in una condizione di clandestinità – arrivando anche alla deportazione.

L’idea dell’eliminazione della domanda, che ha riscosso un enorme successo, non permette di comprendere i problemi a cui va incontro chi vende sesso in queste condizioni. Anche in questo caso, infatti, le sex worker devono nascondersi per evitare che i clienti vengano criminalizzati: la lavoratrice necessita di guadagnare per sopravvivere e nella situazione in cui i clienti temono delle ritorsioni di qualsiasi caso, si faranno molti più scrupoli a cercare una lavoratrice del sesso.

In questo modo, il rischio concreto è quello di trovare un maggior numero di clienti violenti, e di non poter fare nulla a riguardo per evitare qualsivoglia ritorsione.

Qual è la risposta? La depenalizzazione, che non coincide con la legalizzazione. Nel caso della prima, manca completamente quel monopolio statale che è presente nella seconda: per depenalizzazione si intende il non considerare più il lavoro sessuale reato, lasciando libere le lavoratrici del sesso di organizzarsi come più preferiscono e tutelando la loro sicurezza psico-fisica.

Un esempio della depenalizzazione è il caso della Nuova Zelanda, che ha tolto qualsiasi forma di sanzione nei confronti di chi vende o acquista sesso. A seguito di questa scelta, nel 2003, sono cambiati radicalmente anche i rapporti con le forze dell’ordine, che sono molto più inclini a parlare con chi vende sesso e ad ascoltare le loro testimonianze.

Conclusione

Prostitute in Rivolta è un testo necessario, al giorno d’oggi. Il dibattito sui diritti delle sex worker ci riguarda tutti indistintamente, poiché la comunità delle lavoratrici del sesso è uno zoccolo duro della nostra società, e necessita delle tutele contro la discriminazione e contro lo sfruttamento a cui molte sono sottoposte.

Questo testo analizza con lucidità e freddezza le complesse dinamiche di potere presenti in quest’industria, andando a rivendicare il diritto di una coscienza comune a tutti coloro che vendono sesso e il diritto di organizzarsi per richiedere il riconoscimento dei diritti minimi.

Un libro denso, che dovrebbe scuotere le coscienze di ognuno di noi.